mercoledì, 30 settembre, 2020
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TEATRANTE (IL) - regia Franco Branciaroli

Il teatrante Il teatrante Regia Franco Branciaroli

di Thomas Bernhard
regia Franco Branciaroli
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi
con Franco Branciaroli
e con (in ordine alfabetico) Tommaso Cardarelli, Valentina Cardinali, Melania Giglio, Daniele Griggio, Cecilia Vecchio, Valentina Violo
produzione CTB Teatro Stabile di Brescia, Teatro De Gli Incamminati
Teatro Grassi, Milano dall'11 al 23 dicembre 2012
con Franco Branciaroli
e (in ordine alfabetico): Barbara Abbondanza, Tommaso Cardarelli, Melania Giglio, Daniele Griggio, Valentina Mandruzzato, Valentina Violo
Catania, Teatro Verga dal 14 al 19 gennaio 2014

www.Sipario.it, 17 gennaio 2014
www.Sipario.it, 23 dicembre 2012

CATANIA.- In genere i lavori teatrali di Thomas Bernhard, apprezzato scrittore drammaturgo austriaco scomparso nel 1989 due giorni dopo il suo 58˚ compleanno, sono dei lunghi monologhi i cui personaggi di contorno sono silenti o profferiscono brevi parole. Come nel caso de Il teatrante, diretto e interpretato con grande senso ironico da Franco Branciaroli, vera star dello spettacolo, che per cento minuti delizia il pubblico del Teatro Verga con i suoi ipocondriaci e pure comici sproloqui sullo scibile umano, iniettando velenose stille sul mondo teatrale. Al pari di quei capocomici tromboni sulla via del tramonto, verso i quali serba ancora una propria etica teatrale, Branciaroli nei panni di Bruscon, un guittesco teatrante di origini italiane trapiantato nell'alto Tirolo, deve rappresentare al Cervo Nero, una taverna tappezzata nella scena di Margherita Palli (suoi pure i costumi) da quadretti, corna di cervo, sanguinacci e maiali a vista, situata nel paesino montano Utzbach di sole 280 anime, un suo delirante dramma titolato La ruota della storia in cui Giulio Cesare incontra nientemeno che Churchill, Napoleone, Metternich, Hitler e altri. Al suo primo apparire Branciaroli con bastone, lobbia nera, sciarpa e soprabito bianco-crema, quasi un Aristide Bruant lautrecchiano, monologa con l'oste ( Daniele Griggio) spigolando qua e là anche sui suoi gusti culinari e sulla sua scalcagnata compagnia, composta da una moglie tossicchiante che dimentica le battute (Melania Giglio) e da due figli scemi e stonati (Tommaso Cardarelli e Valentina Violo). Nella sua megalomania Branciaroli-Bruscon si sente d'appartenere alla genia degli Shakespeare e dei Voltaire e per il resto il Teatro è una follia, gli attori si intestardiscono ad interpretare ruoli che non gli appartengono, cadendo nel dilettantismo con l'avanzare dell'età, l'ipocrisia regna sovrana e le donne in genere sono senza talento. Se la prende pure con l'Austria stracciona, subnormale e irresponsabile e con i suoi abitanti che non sanno cos'è l'arte e pure col popolo polacco cattolico e bigotto, addebitando ai proletari l'origine d'ogni male, dal lusso alle vacanze alle Seychelles, accusandoli pure d'aver distrutto il Teatro. Eccolo adesso Branciaroli nel finale vestirsi da Napoleone e truccare di nero la faccia della moglie nei panni di Madame Curie e di rosso quella del figlio, pronti ad andare in scena, ma un improvviso incendio nella vicina canonica farà dileguare tutti i possibili spettatori e salterà la rappresentare. Spettacolo grottesco, al pari dei personaggi, quasi dei fumetti, spesso ridicoli, in grado di suscitare nello spettatore un misto di rigetto e di ilarità, ma, dietro alle loro caricature si nasconde il pessimismo i Bernhard, convinto che questa "umanità" non si potrà riscattare. Vanno citati la moglie dell'oste (Barbara Abbondanza) la figlia (Valentina Mandruzzato) e le luci di Gigi Saccomandi. Applausi molto calorosi in chiusura e repliche sino a domenica 19 gennaio.

Gigi Giacobbe

Pur non avendo ricevuto alcun invito da parte di chi era preposto a farlo per assistere a una delle prime repliche, ci siamo fatti accreditare almeno per una delle ultime rappresentazioni dello spettacolo "Il teatrante" di Thomas Bernhard, protagonista assoluto Franco Branciaroli, a cui non poteva mancare il contributo, pur modesto, di Sipario.
In scena al Piccolo Teatro Paolo Grassi fino al 23 dicembre e poi in tournèe. Branciaroli, come si sa, è un attore che da anni offre al pubblico spettacoli eccellenti con la sua compagnia "Gli Incamminati", mostrando la sua bravura istrionica, eclettica, gigionesca in senso positivo, e le sue capacità nell'uso dei vari registri di voce.
Il testo che ha scelto è un testo appetibile che fa gola al quel tipo di attore che a una certa età vuole mostrare il meglio di se stesso, offrirsi al suo pubblico in tutte le sue sfaccettature, ma anche perché racconta le peripezie di un attore e la sua compagnia. E Branciaroli, di fronte ad una bella platea, un po' attempata e molto al femminile, lo ha dimostrato a pieno titolo. Non sono mancati i "Bravo!, Beavo!" Un grande prova d'attore che meriterebbe anche un pubblico di giovani, poiché, oltre a mostrare le fatiche di memoria e fisiche che l'attore compie in scena, mostra anche uno spaccato di storia di vita teatrale, di una compagnia un po' sgangherata, composta da attori che sono i familiari stessi del protagonista.

La storia: la compagnia diretta dal protagonista, che si auto definisce e pretende di essere definito dai figli un grande attore, applaudito nei grandi teatri europei, deve rappresentare lo spettacolo che tiene in repertorio come cavallo di battaglia sulla pedana di una piccola trattoria di provincia, dove in un angolo è stato allestito lo spazio su cui agire con uno sfondo di animali squartati e messi in bella vista, alcune piccole finestre che danno sulla piazza tanti
quadri e trofei di caccia e dove non mancano, ogni tanto i grugniti di maiali che fuori campo fanno da sottofondo. In attesa della rappresentazione, l'attore, in preda ad un effluvio di parole, snocciola fatti e fatterelli, commenti e rimproveri, critiche e lamenti riguardanti il mestiere dell'attore che lui ama più dei suoi familiari, tanto da sottoporli da vero despota e accanito maschilista (ma si sa il mestiere dell'attore è un mestiere che porta al totale
individualismo, ad amare più se stesso che gli altri, al riconoscimento della sua scelta, al consenso) a prove e controprove in maniera sadica e disumana. Un personaggio che Branciaroli affronta e disegna con lucida ironia, interpretandolo in maniera epica (cioè
l'attore non si identifica nell'Io del personaggio ma lo porge in maniera distanziata), affidandolo a moduli recitativi appartenenti al modo di recitare di un tempo dei vecchi attori, quali Benassi, Tumiati, Ruggeri e altri ancora, giocando sui ritmi e contro ritmi,
dai tempi comici perfetti, da una mimica incisiva. Anche se la realtà che vive nell'Io del personaggio è tragica, ricca di sofferenza, di urlata disperazione, l'impostazione di Branciaroli ce la offre ricorrendo a giochi ludici, ripetivi, tipici tormentoni di chi fa teatro per anni e anni. L'aspetto ironico, grottesco, ilare delle situazioni prende il pubblico che partecipa con piacevoli risate, mentre assiste all'affabulazione del protagonista e alla trasformazione dello spazio, a cura degli attori stessi, da trattoria a piccolo teatro che da lì a poco accoglierà il pubblico che da numeroso in attesa di entrare alla fine rinuncerà perché l'incendio della parrocchia del piccolo paese è a fuoco e i fedeli, altrimenti che fedeli sarebbero, preferiscono riversarsi verso quell'incendio: la metafora è chiara e mette tristezza in chi fa teatro. E forse anche nel pubblico. Per presa di coscienza, si spera.
In scena, con Branciaroli s'incontrano vari personaggi di varia umanità, un oste e relativa moglie, una cameriera dispettosa che ama far polvere per gli ospiti, la moglie del protagonista e due figli, un lui e una lei. La regia ha spinto gli attori a rendere i loro personaggi un po' naif, ma funzionali per la resa del protagonista.
Erano Valentina Violo nel ruolo della figlia, carina e ubbediente; Tommaso Cardarelli nella parte del figlio, un po' lento di comprendonio ma utile tecnico di scena; Melania Giglio nelle vesti della moglie, che non smette di sbadigliare e si muove come una un po' fatta dall'alcol; Daniele Griggio nel ruolo dell'oste che agisce come automa insieme alla moglie e infine Cecilia Vecchio nella parte della servetta e Valentina Cardinali figlia dei locandieri. La scena, unica, era di Margherita Palli funzionale ed giusta all'uopo.

MMG

Ultima modifica il Venerdì, 17 Gennaio 2014 11:26

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