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TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO (UN) - regia Lorenzo Salveti

Un tram che si chiama desiderio Un tram che si chiama desiderio Regia Lorenzo Salveti

di Tennessee Williams
traduzione Masolino d’Amico
regia Lorenzo Salveti
con Paola Quattrini, Enrico Lo Verso
Roma, Teatro Quirino, dal 23 gennaio all’11 febbraio 2007

Avvenire, 28 gennaio 2007
Quattrini diva nel dramma di Williams

È tornato a Roma Tennessee Williams. Dopo l'apertura di stagione all'Eliseo con Zoo di vetro, il Quirino ospita il gruppo Teatro e Società in tournée con Un tram che si chiama desiderio. Drammi tipici della dissociazione che ha contrassegnato molta opera dello scrittore americano fin da quando era ancora in vita: mentre, insieme al successo, gli piovevano addosso le accuse di tematiche morbose e artificiali verità, le interpretazioni, in scena e nella riduzione per lo schermo, estraevano dal testo bellurie originali grazie soprattutto a registi, attrici e attori straordinari. Per il Tram Kazan, Jessica Tandy, Vivian Leigh, Brando negli Usa; Visconti, Morelli e Stoppa in Italia. Si deve a loro il "realismo poetico" riconosciuto all'arte di Williams.
Lo spettacolo approdato a Roma poggia sulla regia di Lorenzo Salveti e sulla scena di Massimo Marafante, vivacizzata cromaticamente nella evocazione di New Orleans, dell'atmosfera intrisa di violenza contro cui si imbatte la soave figura di Blanche, dal tempestoso e aristocratico passato, tormentata e patetica nel suo ricercato candore, bisognosa di protezione, che la fa preda e vittima di un altro spostato, il brutale Stanley, marito della sorella, indimenticabile Brando cinematografico. Blanche in quest'edizione è Paola Quattrini, in una coraggiosa raffigurazione dell'ampia gamma di scatti e abbandoni attraverso cui passa tutta la discesa della donna all'inferno della alienazione mentale. In cui l'attrice accentua i momenti di fierezza e non rinunzia ad inserire l'alleggerimento di toni brillanti - della sua vena migliore - che strappano un sorriso al pubblico in tanto dramma. Ha di fronte, a sopraffarla, il deuteragonista, lo Stanley Kowalsky di Enrico Lo Verso, muscolarmente ben dotato, un po' meno nel cavar fuori il sottofondo di quella violenza fisica, la disperazione, una diversa fragilità.
Lo spettacolo si giova di un bell'amalgama raggiunto dalla compagnia nella lunga tenuta in giro per la Penisola. E sono pregnanti le azioni mimate che scandiscono i passaggi di scena. Anche se si sorvola sui simbolismi di cui il testo è intessuto, nella cristallina traduzione di Masolino d'Amico, non meno pregiata di quella storica del Guerrieri.

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 07:05
La Redazione

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