lunedì, 23 settembre, 2019
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TITANS - regia Euripides Laskaridis

"Titans", ideazione, coreografia e set design Euripides Laskaridis "Titans", ideazione, coreografia e set design Euripides Laskaridis

di Euripides Laskaridis
regia Euripides Laskaridis
ideazione, coreografia e set design Euripides Laskaridis
performer Euripides Lascaridis e Dimitris Matsoukas,

costumi Angelos Mentis
musiche originali e sound design Giorgos Poulios,
assistente Themistocles Pandelopoulos
installazione sonora Nikos Kollias
luci Eliza Alexandropoulo
installazione luci Konstantinos Margkas e Giorgos Melissaropoulos
consulente alla drammaturgia Alexandros Mistriotis
teatro Sociale, Brescia, 28 giugno 2019

www.Sipario.it, 2 luglio 2019

Titans di Euripides Laskaridis ti rimane in mente, al chiudersi del sipario le situazioni che il coreografo e performer greco presenta ti si ripropongono davanti agli occi. Titans è il titolo della performance ospitata al teatro Sociale e portata a Brescia da Fondazione Nazionale della Danza e Aterballetto nell'ambito del progetto di cooperazione fra Italia e Grecia: Return Trip.
«Return Trip è un esperimento, che mira a superare le barriere strutturali di cui la nostra Europa contemporanea è permeata anche in campo artistico, per viaggiare sempre meno a due velocità e trovare un passo comune – spiega il direttore di FND e Aterballetto, Gigi Cristoforetti - . Il progetto si articola in spettacoli e riflessioni politico/sociali, incontri, formazione e sostegno a percorsi professionali. Cogliendo l'input che viene dalla scena contemporanea ellenica, così vitale nonostante gli strascichi di una crisi economica e sociale che ancora ne pregiudica lo sviluppo, Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto ha costruito una rete insieme a Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, il Festival di Atene ed Epidauro, MM Contemporary Dance Company, Centro Teatrale Bresciano e Les Halles de Schaerbeek costruendo un progetto che attraversa tre città italiane – Milano, Reggio Emilia e Brescia – e due europee – Atene e Bruxelles – alternando spettacoli a seminari, presentazioni a conferenze ted talks. Tre dei più interessanti artisti greci sono al centro del progetto: Patricia Apergi, Christos Papadopoulos e Euripides Laskaridis sono connotati da tre estetiche diverse, ma al tempo stesse davvero figlie di un tempo contemporaneo comune, così presente nei loro sguardi scenici».
Questo è il contesto all'interno del quale ha agito la narrazione dura, impietosa, ironica e crudele di Euripides Laskaridis. Dopo Relic con cui il performer greco faceva i conti con i resti di una civiltà greco/occidentale definitivamente tramontata, con Titans ci porta in una sorta di ambiente domestico in cui si muovono due figure: una donna evidentemente incinta indaffarata in mille faccende e una figura più scura, il maschile che è ombra e voyeur di un rito del quotidiano che si perpetua e si compie senza soluzione di continuità. A illuminare quel luogo domestico e astratto al tempo stesso sono luci al neon montate su pannelli di polistirolo che diventano pareti, che offrono pertugi da cui spiare chissà cosa, che sono materie da modellare. C'è una impellenza ad agire, a fare in Titans quasi fosse l'unico modo per coprire un senso di vuoto, una fame di amore, di contatto fisico, l'unico modo con cui sembra possibile tacitare una desolante solitudine.
Si assiste a Titans con la bulimia di chi vuole riempirsi gli occhi di bellezza. Le immagini e le azioni che Euripides Laskaridis compone e agisce affondano le loro radici semantiche nella grande arte del Rinascimento europeo, nella raffinatezza bizantina dei mosaici ravennati o nella seducente nostalgia orientale di Gustav Klimt. L'occhio dello spettatore guarda, si muove sulla scena, rincorre il leggero ondeggiare dell'altalena, piuttosto che i riflessi dello specchio concavo di certi pittori fiamminghi o del contemporaneo Anish Capoot. È come se il performer greco assemblasse relitti iconici della storia dell'arte, li mischiasse e ne facesse una sorta di frullato atto a distillare l'infelicità di un esistere che si compie nel suo stare, nel fare e nel portare in sé i racconti di un mondo.
Quella donna gravida è un essere in cerca d'amore, è un essere prigioniero forse del proprio ruolo e del proprio fare, è Prometeo al femminile, la sua rupe Tarpea è quello spazio/casa in cui stira e annaffia le piante, il supplizio è il fare e disfare tutti i giorni le stesse cose per tacitare la fame di amore e la solitudine che brucia. Titans sfugge a ogni logica narrativa, Euripides Lascaridis e Dimitris Matsoukas costruiscono uno stare, dicono di una condizione esistenziale, dicono di una grottesca e comica prigionia di genere e ne indagano le speranze, i sogni, la fabula, la voglia di spiccare il volo e la condanna alle catene di un vivere che non ha senso se non nella sua alienata ripetitività e condizione. Tutto questo suggerisce Titans, ma la persistenza del lavoro di Lascaridis sta nel suo interrogare lo spettatore chiedendogli di essere coautore della ricerca di felicità di quella donna che insegue e sogna un altro amore e un'altra vita possibili.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Martedì, 02 Luglio 2019 07:43

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