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TUTTI NON CI SONO - di e con Dario D'Ambrosi

"Tutti non ci sono", di e con Dario D'Ambrosi "Tutti non ci sono", di e con Dario D'Ambrosi

di e con Dario D'Ambrosi
produzione Teatro patologico
Teatro Franco Parenti, Milano, dall'11 al 16 dicembre 2018

www.Sipario.it, 19 dicembre 2018

Normalità e follia a confronto a 40 anni dalla legge Basaglia

Lo spettacolo inizia con la proiezione di un video in cui un uomo possente, vestito con un camice bianco, dall' aria stranita intrisa di follia, con in mano una gabbia per uccellini vuota, si aggira per le vie di una città incontrando le persone ed entrando nei bar. Poi, vediamo l'uomo entrare in scena e avvicinarsi al pubblico. In mano ha sempre la gabbia vuota e, ora, presentandosi alle persone sedute in platea chiede una sigaretta. È questo il prologo intimistico di "Tutti non ci sono", spettacolo prodotto dal Teatro Patologico, un teatro che lavora con i disabili fisici e psichici sotto la direzione di Dario D'Ambrosi, autore e interprete di questa pièce.
Lo spiazzamento emotivo è l'obiettivo di questo lavoro sin dalle prime note iniziali in cui domina il dialogo tra il protagonista e il pubblico. È uno spiazzamento "fastidioso" in un senso positivo perché rappresenta pienamente e autenticamente l'incontro tra la normalità e la follia. Il folle disegnato da D'Ambrosi sente tante voci nella sua testa e ce lo fa vedere. Quello che segue è un crescere di questa follia che trova il punto più alto quando un frutto di mango o simile diventa la testa spaccata di un suo amico nelle corsie di un ospedale psichiatrico. Le sbarre di ferro sbattute su una pentola, accompagnate da urla di disperazione, anticipano il momento finale in cui il matto viene bloccato e legato a un letto. Chiude la proiezione di un video che pubblicizza alcuni frammenti teatrali degli spettacoli prodotti dal Teatro Patologico. Sono frammenti suggestivi, segni importanti di quello che è avvenuto dopo la legge Basaglia del 1978 con la chiusura dei manicomi e che abbiamo visto rappresentati sinceramente, spingendoci a una riflessione sul rapporto tra la nostra presunta normalità e quello che chiamiamo follia.

Andrea Pietrantoni

Ultima modifica il Giovedì, 20 Dicembre 2018 00:31

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