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TRENI STRETTAMENTE SORVEGLIATI - regia Massimiliano Rossi

"Treni strettamente sorvegliati", regia Massimiliano Rossi. Foto Alessandro Palumbo "Treni strettamente sorvegliati", regia Massimiliano Rossi. Foto Alessandro Palumbo

da Bohumil Hrabal

adattamento e regia Massimiliano Rossi

con Giovanni Buselli, Angela Rosa D'Auria, Pietro Juliano/Massimiliano Rossi,
Giuseppe Villa, Giuseppe Fiscariello, Adele Vitale, Antonio Clemente,
Noemi Giulia Fabiano, Sara Lupoli, Marco Aspride, Michele Capone, Valerio Lombardi

produzione TaRatatà

Napoli, Teatro La Giostra/Speranzella 81 dal 19 al 28 gennaio 2018

www.Sipario.it, 26 gennaio 2018

Il gruppo è per lo più composto di attori molto giovani, che si muovono sinuosi come seguendo una coreografia; mentre i tre colleghi adulti li accompagnano in scena, li sorvegliano, recitando rispettosamente da comprimari, ma ritagliandosi anche parentesi da protagonisti. Inizia con una sorta di abbraccio tra i membri tutti della compagnia Treni strettamente sorvegliati, dal romanzo di Bohumil Hrabal, adattamento e regia di Massimiliano Rossi. Quella del protagonista è anche voce narrante e introduttiva nell'atmosfera di neve e di guerra, all'interno di una cornice composta dagli altri attori che si muovono aggraziati come mimi.
Lo spettacolo, che ha preso forma prima sul grande schermo (diretto da Jiri Menzel e vincitore dell'Oscar al miglior film straniero nel 1967), è in scena al Teatro La Giostra/Speranzella 81, uno spazio off nato in un'ex officina ENEL nei quartieri spagnoli, cuore pulsante di Napoli.
La storia è ambientata nel 1945, quando i tedeschi (alle battute finali della seconda guerra mondiale) perdono il controllo dello spazio aereo sulle regioni della Boemia e Moravia, occupate comunque dal Reich. La trama si dipana attraverso gli occhi di Milosh, apprendista ferroviere ma soprattutto adolescente alle prese con le prime esperienze amorose.
Il regime di controllo e di terrore instaurato dai tedeschi, che diventano più severi e pericolosi sentendosi mancare il terreno sotto i piedi; la lotta dei partigiani, eroi coraggiosi che chiedono aiuto, ma non si esimono dal rischiare la propria vita; le aspettative genitoriali, dei colleghi, della fidanzata. Tutto questo è il mondo secondo Milosh, timido e combattuto, ingenuo al punto da chiedere consiglio a donne più adulte (come la moglie del suo capo stazione) su come vincere il blocco che gli impedisce di fare l'amore con la sua ragazza Masha. Discreto e ben educato, rispettoso della mamma che ogni giorno aspetta alla finestra il suo ritorno dal lavoro; gentile verso i colleghi, come il capo manovra Hubicka (inguaribile sciupa femmine).
Milosh è costretto a diventare uomo tra le violenze della guerra e perciò compie azioni che egli stesso non si sarebbe mai immaginato, ma che erano scritte nel destino della sua famiglia. Fino a comprendere che abbiamo tutti una mamma o una moglie ad aspettarci, prima ancora di diventare nemici e imbracciare le armi. Massimiliano Rossi, nell'adattare il testo di Hrabal al teatro, punta molto sul contrasto tra la vita e la morte – all'interno del quale il protagonista Milosh sembra dibattersi – e vince l'ambiziosa sfida della messinscena.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Sabato, 27 Gennaio 2018 09:31

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