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TRADIMENTO DI GANO E MORTE DEL GIGANTE GATTAMUGLIERE - regia Mimmo Cuticchio

"Tradimento di Gano e morte del gigante Gattamugliere", regia Mimmo Cuticchio "Tradimento di Gano e morte del gigante Gattamugliere", regia Mimmo Cuticchio

di Mimmo Cuticchio
Regia: Mimmo Cuticchio
Interpreti: Mimmo Cuticchio
Produzione: Associazione Figli d'Arte
Genova, Museo Luzzati, 17 giugno 2016

www.Sipario.it, 22 giugno 2016

Mimmo Cuticchio, il maggiore esponente del cunto siciliano, è tornato a Genova in grande stile. L'attore e regista gelese, in occasione del Festival Suq, ha portato in scena un estratto del suo lungo lavoro di riscoperta e valorizzazione della tradizione del racconto orale di area siciliana. Insieme attore ed etno-antropologo, Cuticchio ha calamitato l'attenzione di un pubblico numeroso parlando prima del proprio lavoro, fatto di studio ed esperienza diretta, per poi darne esempio diretto. Nella data unica del 17 giugno ad aver affascinato gli spettatori è stato un brano della tradizione tipica dei pupi siciliani, di cui Cuticchio è maestro. Le vicende di Rinaldo, Orlando, Carlo Magno, il gigante Gattamugliere e l'infido Gano di Magonza, si svolgono di fronte agli occhi del pubblico grazie alla presenza statuaria, alla voce tonante e ai guizzi sul palco dell'attore che, secondo tradizione, ha quale unico elemento scenografico una spada. Con quella egli impersona un pupo mosso dai fili di una passione non comune. La spada è la bacchetta di un direttore d'orchestra che modula la storia raccontata e impersona i cavalieri che si battono in battaglie dal gusto epico. Alla semplicità della scena si contrappone una recitazione tesa, senza nessun calo di tono ma caratterizzata da continui salti di registri linguistici. Infatti l'azione, così come vuole il racconto, ha frequenti cambi di ritmo e guizzi di umorismo, per poi tornare nel cuore di un'azione cruenta, nella quale paladini e giganti incontrano un destino fatale. In quei momenti avviene una metamorfosi all'interno del cunto, che si fa rapido, cadenzato nel ritmo, drammatico e portato all'uditorio con l'utilizzo di un dialetto ancora più asciutto, quasi che le parole suonino come il fragore delle armi nel cuore della battaglia. È in quel momento che si realizza l'apice drammaturgico del racconto in scena. Il roteare della spada e il battito del piede, che marca l'affondo del colpo, fondono parola ed azione dando una sincope metrica al verso. Il risultato è stato eccezionale e il pubblico genovese ha tributato a Cuticchio un lungo e caloroso applauso.

Gabriele Benelli

Ultima modifica il Giovedì, 23 Giugno 2016 07:40

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