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SINDACO DI RIONE SANITÀ (IL) - regia Marco Sciaccaluga

Il sindaco del Rione Sanità Il sindaco del Rione Sanità Regia Marco Sciaccaluga


di Eduardo De Filippo
regia Marco Sciaccaluga
con Eros Pagni, Maria Basile Scarpetta, Angela Ciaburri, Marco Montecatino, Lucia Iervolino, Federico Vanni, Massimo Cagnina, Orlando Cinque, Francesca De Nicolais, Dely De Majo, Rosario Giglio, Pietro Tammaro, Gennaro Apicella, Gino De Luca, Gennaro Piccirillo
Scene Guido Fiorato, Costumi Zaira De Vincentiis, Luci Sandro Sussi, Musiche Andrea Nicolini
Coproduzione Teatro Stabile di Napoli, Teatro Stabile di Genova

Napoli, Teatro San Ferdinando per la VII Edizione del Napoli Teatro Festival 2014- Prima mondiale 7-8 giugno 2014

www.Sipario.it, 13 giugno 2014

In genere un sindaco è il capo d'una amministrazione comunale eletto direttamente e democraticamente con i voti dei suoi cittadini. Il contrario de Il sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo cui viene riconosciuta una leadership incondizionata in quanto è in grado di risolvere tutti i problemi della povera gente ignorante di quell'agglomerato. Lo spettacolo andato in scena in prima mondiale al Teatro San Ferdinando per la VII Edizione del Napoli Teatro festival con l'ottima regia di Marco Sciaccaluga in grado di scovare e mettere il luce tutti i lati più grotteschi del lavoro è stato salutato alla fine da applausi lunghissimi e da ovazioni sentite e meritate. Significative erano le scene di Guido Fiorato che si restringevano ad ogni inizio dei tre atti, mentre i costumi erano di Zaira De Vincentis, le luci di Sandro Sussi e le musiche di Andrea Nicolini. Si chiama Antonio Barracano questo singolare personaggio, un uomo, adesso 75enne, che ha capito sin da giovane che la scoperta più importante non è la Radio, la Televisione, l'atomica, lo Sputnick..ma un pezzo quadrato di carta che miracolosamente, incollando tre angoli lasciandone uno aperto, diventa una "busta" per mettervi dentro denaro contante che è pure di carta, per corrompere politici, avvocati, giudici e magistrati. Da quando Eduardo scrisse nel 1960 questo capolavoro di drammaturgia ad oggi, le cose non è che siano cambiate. Tutt'altro. Sono peggiorate. Lo vediamo, lo leggiamo e lo incassiamo ogni giorno dal mondo dei mass-media. Tuttavia il Barracano, anche se ha l'aplomb d'un camorrista, ha nel cuore e nella mente un senso di giustizia umana che travalica qualunque Codice Penale, in bella vista nel suo salone, utilizzato spesso o per mettere in galera dei poveracci che non hanno i mezzi economici per difendersi o per non riuscire a condannare chi veramente ha commesso i reati più gravi, spulciando i più reconditi cavilli oppure utilizzando dei testimoni, naturalmente falsi e ben ricompensati. Quello che è successo del resto allo stesso Barracano 18enne, quando lavorando come capraio le sue bestie sono andate a pascolare in un terreno proibito da tale Giacchino d''a Tenuta Marvizzo che gli ruppe due costole e la mascella inferiore e che lui (il Barracano) si vendicò uccidendolo a coltellate. Seguirà una condanna in contumacia, un imbarco clandestino per l'America dove vi resterà 17 anni, un ritorno a Napoli con un gruzzolo di dollari che gli permetterà di costruire (abusivamente) una sfilza di case e villette, la riapertura del processo e la sua totale assoluzione grazie a otto falsi testimoni, un matrimonio con donna Armida (Maria Basile Scarpetta) e tre figli, Geraldina, Gennarino e Amedeo, rispettivamente Angela Ciamburri, Marco Montecatino e Luca Iervolino. Eccolo adesso Antonio Barracano, diventato sindaco del suo rione, accanto alla sua fida e servizievole Immacolata della bravissima Dely De Majo, ricevere a casa come un guaritore coloro che hanno dei problemi, spesso finanziari, con la presenza fissa del fido collaboratore, il dottor Fabio della Ragione, vestito autorevolmente da Federico Vanni, utile a sbrogliare problemi di piombo, intesi come pallottole che toglie ad inizio spettacolo dalla gamba di Palummiello ( Pietro Tammaro) sparato per occupazione di territorio da 'O Nait (Gennaro Apicella) alla presenza di Catiello Gino De Luca) portinaio fedele della tenuta Barracano. Da antologia teatrale il dialogo-mimico d'un prestito elargito da Pascale 'O Nasone (Gennaro Piccirillo) a Vicienzo 'O Cuozzo (Rosario Giglio) con strozzanti tassi d'interesse, saldato da Barracano solo contando soldi inesistenti, solo mimati, e da feuilleton la storia di Rafiluccio Santaniello ( Orlando Cinque) e della sua fidanzata Rita ( Francesca De Nicolais) pure in cinta, perché il padre l'ha licenziato e non vuole più dargli una lira. Quel padre benestante con due botteghe di pane, vedovo e convivente con una donna svizzera che di nome fa Arturo Santaniello, che crede nella giustizia e che sembra venir fuori da un dipinto di Grosz o di Otto Dix quello di Massimo Cagnina, che sarà alla fine l'angelo sterminatore di Antonio Barracano mandandolo con una coltellata al creatore. Ma non finisce qui perché il dottore Della Ragione, detto 'U Professo', in chiusura con una botta di coraggio scriverà sul certificato di morte come sono andati realmente i fatti, sperando in una legge più giusta e uguale per tutti. Ci siamo volutamente lasciare per ultimo il nostro giudizio su Eros Pagni che in uno stato di grazia è stato davvero grandissimo nel ruolo di Antonio Barracano, un personaggio che veste come un guanto facendolo suo, restituendocelo a tutto tondo, calibrando le posture, misurando il movimento degli arti, delle mani in particolare, entrando quasi in competizione con Il padrino di Marlon Brando, esprimendosi – lui ligure di La Spezia – in una lingua napoletana che puoi sentire al Pallonetto, nei Quartieri Spagnoli e chiaramente nel rione Sanità, con la saggezza di uomo navigato che utilizza il verbo come un'arma ora soft ora letale, diventare il paciere, il sensale, il giudice, il sindaco del Rione Sanità.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 14 Giugno 2014 17:47

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