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SUTTA SCUPA - regia Massa, Ferracane e Provinzano

Sutta scupa Sutta scupa Regia Massa, Ferracane e Provinzano

regia: Massa, Ferracane e Provinzano
con Massa, Ferracane, Scandicci
Teatro Garibaldi di Palermo, 16-20 novembre 2007

Corriere della Sera, 30 novembre 2007
La Repubblica, 10 aprile 2007
Schegge beckettiane con due bravi palermitani

Il rigore e l' asciuttezza di linguaggio e di forma si esplicitano nell' assenza di scene - due sedie e un cubo di ferro, niente costumi ma abiti di un quotidiano consunto - e soprattutto nella scelta del dialetto, un siciliano rubato dalla strada, significante per densità, crudezza e ferocia. Questi sono i segni forti dell' intenso spettacolo «Sutta scupa», ossia «sotto pressione», ma che può anche alludere al gioco delle carte, dell' omonima giovane compagnia palermitana, espressione della ricchezza di un Sud da anni importante serbatoio di nuova drammaturgia. L' autore del testo Giuseppe Massa, anche interprete con Giuseppe Provinzano (la regia è firmata dai due e da Fabrizio Ferracane), cala nella realtà la beckettiana metafora della vita di «Aspettando Godot». I protagonisti, immobili nell' affannarsi, sono in una stanza in attesa di una chiamata di lavoro e per avere l' impressione d' esistere riempiono il tempo di parole e di gesti, di speranze e di illusioni, di giochi e racconti. Dall' alto una voce femminile detta incomprensibili, assurde regole di comportamento per ottenere il posto. Il ricordo di un amore, il gioco del calcio con un pallone rotto, la partita a carte, lacerti di vita vissuta alla catena di montaggio o di rapporti con una madre luttuosa e piangente si illuminano di schegge beckettiane per disegnare un universo vero e inventato di cruda realtà. Bravissimi i due protagonisti impegnati in un gioco ritmato da ritualità rabbiosa e da una sofferenza di vivere che aspetta solo un' improbabile rivolta.

Magda Poli

Lunghe ore in attesa con domanda d'assunzione

Affrontano un tema da analisti aziendali alla Georges Perec gli ultimi alfieri della nuova ondata palermitana, cioè i ragazzi di Sutta Scupa, titolo del fortunato spettacolo che li ha lanciati e del loro gruppo, che significa "sotto pressione" ma allude anche al gioco delle carte, utilizzato assieme a un pallone bucato per mettere in scena una richiesta di assunzione. A dirla verità si tratta di un tentativo di essere ammessi alla richiesta, praticamente di uno spasmodico rituale dell'attesa che si modella su quello del Godot, perché i giovanotti sono devoti di Beckett come Franco Scaldati, il poeta di cui qui si rispolvera la lingua fascinosa, un palermitano conciso e musicale che serba i ritmi musicali e la potenza espressiva del parlato popolare.

Tema mitico dunque è il colloquio d'accesso all'assunzione in un ufficio spersonalizzato dove al contatto umano subentra una modulistica dettata da voci registrate. Quando entra il pubblico sono già in scena l'autore Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano, che condivide la regia con lui e con Fabrizio Ferracane, incalzati dalla voce di una fata sui generis che detta le regole di comportamento: ai due sottoproletari tocca riempire il vuoto che precede l'utopica chiamata al colloquio e lo fanno mischiando fantasie oniriche e piccole storie personali, le mamme e le ragazze, momenti di lavoro, un tentativo di rapina, colorando ricordi e gonfiando citazioni, con una freschezza immediata che coniugandosi con una nervosa energia ci trasferisce in una realtà inventata e vera, e ci cattura.

Franco Quadri

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Settembre 2013 09:06

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