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SID FIN QUI TUTTO BENE - regia Girolamo Lucania

"Sid Fin qui tutto bene", regia Girolamo Lucania "Sid Fin qui tutto bene", regia Girolamo Lucania

scritto e diretto da Girolamo Lucania
con Alberto Boubakar Malanchino
musica live e sound design Ivan Bert e Max Magaldi
concept scenografico Ivan Bert
direzione Tecnica Alessandro Vendrame
videoproiezioni Niccolò Borgia, da un’idea di Ivan Bert e Girolamo Lucania
produzione CUBO TEATRO
al teatro Comunale, Casalmaggiore, 7 marzo 2024

www.Sipario.it, 9 marzo 2024

«Voi non vi rendete conto di come ci guardate. Se noi vi guardassimo come voi guardate noi, non vi piacerebbe». Sguardo fisso alla platea buia, Sid è figlio di immigrati, la sua storia è quella di molti ragazzi come lui che si sentono italiani, ma così non sono percepiti, che vivono ai margini e rincorrono le griffe della moda per essere accettati, per dimostrare che ci sono e sono arrivati. Questo è un passaggio di ‘Sid Fin qui tutto bene’, un potente pugno allo stomaco ben assestato alla nostra coscienza da un talentuoso Alberto Boubakar Malanchino  — Premio Ubu come miglior attore under 35 — in dialogo con i musicisti Ivan Bert e Max Magaldi. Scena vuota, uno schermo che duplica il volto di Sid, in una sorta di stories sceniche che riecheggiano ciò che il ragazzo dice di sé, in un flusso di coscienza che toglie il respiro.  Le periferie, la noia, la voglia di essere notati, di fare successo, nella società del tutto e subito: questo è il contesto. E allora è un tutt’uno collezionare sacchetti griffati e usarli per sfogare la propria rabbia, per godere e ammazzare coloro gli ricordano che non è  come deve essere, che non è accettato. È un tutt’uno ammazzare la prof., quella che gli ha svelato la bellezza della letteratura e dell’arte, ma che alla fine lo rifiuta, quando si presenta a casa. Così come è un tutt’uno ammazzare il cliente grassoccio  col Rolex in cerca di sesso a pagamento o a un rave scegliere le vittime e soffocarle, oppure farlo al centro commerciale. Fare tutto questo mentre i tg parlano di te, ti regalano un’inattesa popolarità, farlo e raccontarlo alla psichiatra. Ciò che il testo di Girolamo Lucania produce è un continuo cortocircuito fra il realismo del racconto e la capacità recitativa e fisica di Alberto Boubakar Malanchino di essere dentro e fuori la narrazione e il personaggio. Sid, pelle e riccioli nero, tuta bianca della Kappa incarna la voglia di far sentire chi è e quanto vale, in un continuo bisogno di accettazione che finisce col portarlo all’autoannientamento narcisistico. Ciò che fa Boubakar Malanchino è costruire una partitura fisico/vocale che dialoga con la musica, vi si accosta o vi s’intreccia in un rap-citato tanto intenso, quanto ficcante che non concede tregua. Dentro e fuori, verità e menzogna, piani temporali mischiati e l’invito al pubblico: «Lascio a voi il compito di riempire i vuoti». In vuoti sono quelli narrativi, ma è anche il vuoto che opprime i figli di seconda generazione di immigrati. Il corpo è parola gettata nella vita. è urlo che si strozza in gola come quel ‘cut’, ripetuto anaforicamente con la forza di quel soffocamento da sacchettini griffati, l’arma del delitto e dell’asfissia esistenziale di una generazione. I fatti raccontati sono potenti e concreti — frutto anche di un lavoro nelle periferie condotto da CuboTeatro — e trovano nella performance solistico-attoriale di Malanchino un’intensità che lascia a bocca aperta e che ci fa guardare con bruciante poetica efficacia il vuoto di una generazione, soffocata dall’effimero e dal non sentirsi di nessun luogo sempre.  Spettacolo da vedere e rivedere, spettacolo che ogni teatro pubblico dovrebbe fare per assolvere al proprio ruolo di istituzione.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2024 07:48

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