lunedì, 09 dicembre, 2019
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SOCRATE IL SOPRAVVISSUTO/COME LE FOGLIE - regia Simone Derai

"Socrate il sopravvissuto/come le foglie", regia Simone Derai. Foto Giulio Favotto "Socrate il sopravvissuto/come le foglie", regia Simone Derai. Foto Giulio Favotto

dal romanzo Il Sopravvissuto di Antonio Scurati
con innesti liberamente ispirati a Platone e a Cees Nooteboom e Georges I. Gurdjieff
con Marco Menegoni, Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D'Amore,
Piero Ramella, Margherita Sartor, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi,
Francesca Scapinello /Viviana Callegari /Eliza Oanca
maschere di Silvia Bragagnolo e Simone Derai
costumi di Serena Bussolaro e Simone Derai
musiche e sound design di Mauro Martinuz
Video di Simone Derai e Giulio Favotto
con Domenico Santonicola (Socrate), Piero Ramella (Alcibiade),
Francesco Berton, Marco Ciccullo, Saikou Fofana, Giovanni Genovese,
Elvis Ljede, Jacopo Molinari, Piermaria Muraro, Massimo Simonetto
riprese aeree di Tommy ilai e Camilla Marcon
concept ed editing di Simone Derai e Giulio Favotto
direzione della fotografia e post produzione di Giulio Favotto / Otium
regia di Simone Derai
drammaturgia di Simone Derai e Patrizia Vercesi
produzione Anagoor 2016, coproduzione con Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies
realizzato con il sostegno del Bando ORA! della Compagnia di San Paolo
al teatro Comunale di Casalmaggiore, 15 marzo 2018

www.Sipario.it, 19 marzo 2018

Il teatro della compagnia Anagoor è un rito del pensiero, realizza ad ogni spettacolo l'urgenza di mettere in azione un concetto, di affrontare e trasformare in gesto condiviso una posizione nel mondo. Tutto ciò si muove nel contesto della contemporaneità propria del teatro, ma con inevitabili e necessarie per Simone Derai e Marco Menegoni derive nel passato, nel confronto diretto e scottante o a tratti rassicurante con i maestri della classicità. Noi siamo dei nani sulle spalle dei giganti. Questo fanno gli Anagoor: 'approfittare' delle spalle dei giganti per cercare di guardare oltre il contingente. Questo è accaduto con Virgilio Brucia, questo accade in Socrate il sopravvissuto/come le foglie. Il contesto è scolastico: una serie di banchi e un professore che si racconta. E' il professore di storia e filosofia che Antonio Scurati narra essere Il sopravvissuto della strage compiuta dallo studente Vitaliano Caccia durante l'esame di maturità. Il prof di storia e filosofia denuncia l'insostenibile peso della storia del '900 e la corsa a fine anno scolastico per terminare il programma sul XX secolo che alla fine si riduce a un elenco di genocidi. E ciò che dovrebbe fungere come pungolo per sviluppare una coscienza di appartenenza collettiva e interrogativo morale finisce drammaticamente con l'appiattirsi nella proposta allo studente Vitaliano Caccia di fare la tesina di fine anno sui genocidi del XX secolo. In ciò sembra esplicarsi il senso di impotenza e anche di incoerenza non voluta della funzione docente a cui sono tarpate le ali del coraggio, della responsabilità e credibilità etico-civili. Il docente di filosofia e storia, protagonista del romanzo di Scurati e proposto al pubblico da Marco Menegoni incarna un senso di anaffettiva pusillanimità che stride di fronte  al forte desiderare degli studenti. Il corpo fremente del desiderio e dello stare in scuola è affidato al gruppo di ragazzi del liceo in cui Anagoor tiene i laboratori. Iohanna Benvegna, Marco Ciuccullo, Matteo D'Amore, Piero Ramella, Margherita Sartor, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi, Francesca Scapinelo, Viaviana Callegari e Eliza Oanca fanno da cornice al racconto, stanno nei banchi e vi scivolano sotto come liquefatti dal non senso delle lezioni, gettano i libri in un 'rogo' ipotetico di carte polverose che non dicono ma soffocano. Quei ragazzi strizzano libri impregnati d'acqua quasi a distillarne il succo per berne il contenuto, a che pro sfugge. Quel professore — risparmiato dal suo studente — si interroga sul senso del suo educare, sull'amore romantico come cupio dissolvi e non rappacificante categoria letteraria, quel professore ha consapevolezza di invecchiare e inaridire emotivamente, mentre i suoi studenti vivono l'eterno presente di essere corpi sempre giovani e appassionati. La figura del docente si contrappone o semplicemente rievoca quella di Socrate nel Fedone di Platone, il Socrate dei suoi ultimi istanti di vita, il Socrate che chiede ai suoi studenti di superarlo, di fare domande, di mettere in dubbio il pensiero del maestro. Tutto ciò vive – per Anagoor – nella ricostruzione video di una classicità inquietante e diafana, un video che viene 'doppiato dal vivo' non solo da Marco Menegoni/Socrate ma anche dagli studenti/attori. Tutto ciò si compie come una sorta di cerimonia in cui l'atto sacrificale è quello di Socrate nel video, ma anche quello finale della strage di Vitaliano Caccia che Simone Derai affida alla recitazione dei ragazzi che – con le parole di Scurati – raccontano il massacro in toni che possono rammentare Elephant di Gus Van Sant nella imperturbabile freddezza dell'atto sacrificale: l'uccisione di quei professori che non sanno educare, che non sanno fare anima, e la decisione di mantenere in vita solo il docente di filosofia, perché l'unico capace di chiedersi il senso del suo essere in relazione con i ragazzi. Anagoor presenta tutto ciò con una macchina scenica algida e rituale che incalza lo sguardo dello spettatore, che muove  i corpi di quei ragazzi trasformandoli in segni di un desiderio che brucia. Il pubblico un po' sconcertato, ma attento applaude a uno spettacolo che pone domande, dà poche risposte, anzi chiede allo spettatore di andare in cerca delle risposte di cosa voglia dire educare oggi.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 19 Marzo 2018 11:17

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