martedì, 15 ottobre, 2019
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RE LEAR - regia Riccardo Magherini

Re Lear Re Lear Regia Riccardo Magherini

di William Shakespeare
Regia Riccardo Magherini
Con Francesco Paolo Cosenza, Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini, Annig Raimondi, Antonio Rosti
Disegno luci e montaggio audio Giuliano Almerighi, Voci e sonorizzazioni QuindiQuando, Scene e costumi Alessandro Aresu, Mirella Salvischiani, Assistenti alla regia Marzia Laini, Federico Lotteri, Mattia Maffezzoli
Produzione PACTA . dei Teatri
Teatro Oscar, Milano dal 5 al 21 aprile 2013

www.Sipario.it, 19 aprile 2013

Il Teatro Oscar di Milano, accoglie nella sua sala, intima quasi quanto un 'confessionale' il Re Lear di Riccardo Magherini; ideatore ed insieme interprete in scena, con Francesco Paolo Cosenza, Maria Eugenia d' Aquino, Annig Raimondi e Antonio Rosti.

C' è attesa nell'aria e prima che le luci scemino nel buio del palcoscenico, certuni spettatori sembra si concedano ancora qualche minuto di svago, per poi ritirarsi in un silenzio carico di sospensione.
Sulla scena cinque figure anonime, in nero, che incitano il pubblico a prestare attenzione al succedersi delle vicende dei protagonisti della storia.
I narratori, quivi, a sopresa si vestono degli abiti, appesi alle loro spalle, dalle ricche e sgargianti stoffe orientali; eleganti, solidi e autoritari nel dominare la scena e poveri e miseri al servizio dell' uomo che li indosserà.
Soltanto il drappo color turchese, di Cordelia la figlia che verrà diseredata per essersi rifiutata di accondiscendere alla dichiarazione d' amore verso il padre, rimarrà puro e indenne alle contaminazioni dei protagonisti.

Re Lear, spudorato e malvagio ride dei suoi sudditi, impartisce ordini senza averne piena coscienza, nella quale invecie sembra riconoscersi il Matto; fedele e spregiudicato che a tratti preannuncia la fine dei "nudi animali bipedi" che verrà.
Le impertinenti figlie Goneril e Regan che si profilano come figure traditrici nei confronti del padre e dei propri mariti, si contendono Edmund; figlio illegittimo del povero e inconsapevole Gloucester, il quale, accecato dalla moglie del duca di Albany, vaga nudo e solo, insieme al figlio Edgar, nello spazio teatrale buio e famelico che a tratti, spaventa anche lo spettatore.

E poi ci sono le voci che in sussurri, cantilene incomprensibili, sibili lontani e poi vicini, accompagnano gli eventi dell' uomo/personaggio, che si intrecciano e si soffocano vicendevolmente, nel crudele cammino verso il proprio centro.
Nella solitudine e nudità dei corpi, privi oramai di qualsiasi orpello, la realtà agghiacciante della tragedia dell' uomo, difronte al vuoto e all' inquietudine, si trasforma in beffa; ' l'occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l'assurdo, il vano dell'esistenza'.

Angelica Greppi

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 11:29

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