martedì, 15 ottobre, 2019
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PETER PAN - regia Robert Wilson

"Peter Pan" - regia, ideazione scene e luci Robert Wilson "Peter Pan" - regia, ideazione scene e luci Robert Wilson

di James Matthew Barrie
traduzione in tedesco di Erich Kästner
regia, ideazione scene e luci Robert Wilson
musiche e canzoni CocoRosie, costumi Jacques Reynaud
co-regia Ann-Christin Rommen, drammaturgia Jutta Ferbers, Dietmar Böck
collaboratore alle scene Serge von Arx, collaboratore ai costumi Yashi Tabassomi
direzione musicale Stefan Rager, Hans-Jörn Brandenburg, arrangiamenti Doug Wieselman
luci Ulrich Eh
traduzione in tedesco delle canzoni Arezu Weitholz
traduzione in tedesco di Erich Kästner
con Antonia Bill, Claudia Burckhardt, Anke Engelsmann, Johanna Griebel, Winfried Goos, Traute Hoess, Boris Jacoby, Nadine Kiesewalter, Andy Klinger, Stefan Kurt, Christopher Nell, Stephan Schäfer, Luca Schaub, Marko Schmidt, Martin Schneider, Sabin Tambrea, Jörg Thieme, Felix Tittel, Georgios Tsivanoglou, Axel Werner e Lisa Genze
musicisti Joe Bauer, Florian Bergmann, Hans-Jörn Brandenburg, Cristian Carvacho, Dieter Fischer, Jihye Han, Andreas Henze, Stefan Rager, Ernesto Villalobos
una produzione del Berliner Ensemble
in collaborazione con Change Performing Arts
Teatro Nuovo Giancarlo Menotti 4,5,6 luglio 2014

www.Sipario.it, 10 luglio 2014

Non ci sono più aggettivi per descrivere i bellissimi spettacoli di Bob Wilson. Ne sono sufficienti due: "geniali" e "fascinosi", declinati in tutti loro sinonimi. Come nel caso del Peter Pan di James Matthew Barrie rappresentato la prima volta nell'aprile dell'anno scorso a Berlino e adesso per il 57° Festival dei due Mondi di Spoleto andato in scena con successo e ovazioni finali al Teatro Giancarlo Menotti. Un successo che Wilson condivide con il duo musicale statunitense CocoRosie formato dalle sorelle Bianca Leilani Casady ("Coco") e Sierra Rose Casady ("Rosie") e con i formidabili attori tedeschi del Berliner Ensemble, diretti da Wilson in altri affascinanti spettacoli come L'opera da tre soldi di Brecht, la Lulu di Wedekind, I Sonetti shakespeariani. Prima che inizi lo spettacolo sulla scena c'è un manichino d'un ragazzino che tiene in mano un bastoncino con una lampadina accesa sulla punta e la sua ombra oltremodo ingrandita va a stamparsi su un fondale pieno zeppo di piccole barchette a vela: quell'ombra evidentemente di Peter Pan che qualcuno staccherà per riporla in un cassetto. Non s'aspettino i cultori della fiaba di ri-vedere quelle immagini che il film di Walt Disney ha impresso in modo indelebile nella mente di piccoli e grandi, riprodotte poi serialmente in album colorati, almanacchi e libri con copertine raffiguranti i beniamini dell'opera. Infatti qui il Peter Pan in stile dark di Sabin Tambrea ha capelli neri lucidi e stirati, non ha il cappellino verde alla Robin Hood, ma solo un giubbino di pelle verde scuro, come gli attillati pantaloni ( i costumi sono di Jacques Reynaud) e solo nel secondo tempo avrà sulle spalle due piccole ali da cherubino. Dal canto suo il Capitano Uncino di Stefan Kurt, pur conservando questa protesi, è diverso dall'oleografia corrente, muovendosi senza redingote e tricorno e al posto dei sottili baffetti alla Salvador Dalì si mostrerà con lunghi capelli e avrà sempre in odio l'eroe del titolo, nei confronti del quale confesserà che l'unico suo amico è pure il suo vero nemico. Anche se invero sarà sempre perseguitato dal mitico coccodrillo, qui con gli occhietti luminosi, che alla fine lo fagociterà sotto il suo lungo costume. Tuttavia risaltano in questa pop-opera, con scene e luci multicolori/psichedeliche che hanno reso grande Wilson, le musiche rock echeggianti in alcuni momenti motivi kurtweilliani e la figura di Christopher Nell, nei panni d'un cresciuto Campanellino dai capelli biondi plissettati, bruttarello ma simpatico, agghindato con un tutù e con una bacchettina magica in mano. La storia dell'eterno fanciullo è trattata da Wilson senza dover ricorrere al noto "complesso" di Peter Pan, l'eterno fanciullo che vuole restare tale, moltiplicando piuttosto il numero di alcuni personaggi, come quelle dei cagnolini che qui diventano tre cameriere dalle lunghe orecchie, facendo viaggiare su grosse nuvole (a rotelle) i personaggi dei tre fratelli, Wendy (Anna Graenzer), Michael (Andy Klinger) e John (Stephan Schäfer), mostrando con i visi illuminati di verde tre sirene sopra dei puntuti scogli e poi gli indiani, i pirati e tutto il mondo dell'Isola-che-non-c'è sopra la tolda d'una nave. A volte sembra d'assistere ad una performance di avanspettacolo con una sestina di donnine dai capelli rossi che si esibisce in frenetici balletti o ad un numero di prestidigitazione con una mega-lampada che cala dall'alto al centro della scena il cui filo interno diventa incandescente e Campanellino sembra entrarci dentro con movimenti di danza. In evidenza i genitori dei tre fratellini signora e signor Darling (rispettivamente Traute Hoess e Martin Schneider, quest'ultimo pure nei panni del vorace coccodrillo) e i nove musicisti (che andrebbero tutti citati) che eseguono dal vivo le musiche del duo CocoRosie e tutti i tecnici dietro le quinte (davvero tanti) e giustamente alla fine anche loro a ricevere i meritati applausi. Uno spettacolo che fa gioire gli occhi e fa pensare pure con quel finale in cui viene ribadito che "la morte è forse solo l'avventura più grande".

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Giovedì, 10 Luglio 2014 23:12

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