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PLATONOV - regia Nanni Garella

Platonov Platonov Regia Nanni Garella

di Anton Cechov
versione italiana: Nanni Garella, Nina Tchechovskaja
regia: Nanni Garella
costumi: Claudia Pernigotti, scene: Antonio Fiorentino, luci: Gigi Saccomandi
con Alessandro Haber, Susanna Marcomeni, Nanni Garella, Franco Sangermano, Marco Cavicchioli, Claudio Saponi, Silvia Giulia Mendola, Rosario Lisma, Linda Gennari, Pamela Giannasi, Gianluca Balducci, Vladimiro Cantalupi
Bologna, Arena del Sole, dal 28 ottobre 2008
Milano, Teatro Carcano, dal 9 al 20 dicembre 2009

Corriere della Sera, 12 dicembre 2009
Corriere della Sera, 9 novembre 2008
Haber bravo ma la regia un po' meno

È un bravissimo Alessandro Haber, con la sua intelligente recitazione indolente ma profonda, capace di creare risonanze sconcertanti e di dare profondità abissali al protagonista, il cuore cechoviano di «Platonov» che Nanni Garella porta in scena sfrondando, trasformando il testo, giovanile, incompiuto, farraginoso ma che ha in nuce i caratteri dei grandi personaggi futuri di Cechov. Nella Russia della perestrojka, un' umanità povera di sentimenti e sogni, Platonov passa da una donna all' altra con la disperazione autodistruttiva di chi vive un presente angusto e non si aspetta nemmeno «un dopo». Tutti bevono molto, lui per vuoto esistenziale, per disillusione gli altri per noia o abitudine. In lui e per lui tutto è squallido e meschino e non c' è prospettiva liberatoria se non quella della fine. Intorno ruotano arricchiti, vecchi generali, piccoli uomini senza ambizioni, piccole donne alla ricerca d' amore. Nella riscrittura di Garella tutto si risolve in un susseguirsi di tradimenti e scoperte di tradimento, tra gelidi tavolini di un bar e vecchi banchi di scuola. In una compagnia disomogenea dal punto di vista dei mezzi recitativi, Platonov è un uomo, gli altri personaggi dei caratteri, alcuni ben interpretati secondo il disegno registico come è il caso di Susanna Marcomeni, Lidia Gennari e Silvia Giulia Mendola.

Magda Poli

Haber, un Cechov luminoso

L' allestimento di Garella a Bologna supera quello di Mikhalkov

Cruciali sono le condizioni produttive; cruciale è la continuità, almeno quanto il suo opposto, il rinnovamento; cruciale è l' obiettivo che ci si prefigge. Sono condizioni che ritrovo nel teatro Stabile di Bologna. È evidente che i suoi amministratori credono in un artista con fermezza, in Nanni Garella, e così vincono la scommessa. Il suo precedente Cechov, uno Zio Vanja, sempre con Alessandro Haber, aveva deluso: soprattutto a causa di Haber, lasciato a briglia sciolta in un ruolo che avrebbe richiesto una maggiore intimità. Ma quanto diverso lo Haber di Platonov! Che corroborante attore, egli è, quando vuole e può! Platonov è una commedia misteriosa, più simile a un romanzo che a un dramma. Cechov la scrisse da ragazzo, appena ventenne. Venne alla luce mezzo secolo dopo. Il primo a metterla in scena in Italia fu Strehler, in un' edizione integrale del testo, quasi uno scartafaccio di trecento pagine (nel volume Einaudi del 1959). Noi questa commedia la conosciamo per l' edizione del 1987 di Nikita Mikhalkov, con Marcello Mastroianni. Lo ricordo come uno spettacolo caotico, rumoroso, privo di una vera e propria «lettura». Platonov è un titolo arbitrario, ma il più semplice e diffuso. Cechov lasciò lì il dramma, senza sfrondare, dando del suo personaggio troppe spiegazioni. Ecco, il personaggio-protagonista è il succo della faccenda. Nelle dichiarazioni, lo stesso Garella è, in proposito, riduttivo rispetto allo spettacolo. Tutto finisce in un luogo comune. Chi è Platonov? È un Don Giovanni di provincia, lui dice. Ma i fatti, ciò che vediamo e ascoltiamo, smentiscono quel luogo comune. Platonov non ha in sé un' ombra di metafisica. Non ha, al contrario di Don Giovanni, alcun progetto. Non gira per il mondo. Va alla ventura, si lascia andare, vive in un paese, in campagna. I suoi interlocutori, e quindi le sue interlocutrici, sono sempre gli stessi, o le stesse. In più, è irascibile, è un attaccabrighe, è un parassita, un istrione, un chiacchierone, un insolente, un moralista, uno smorfioso. È, soprattutto, un uomo dedito alla vodka. Mille sfaccettature. Cambia di continuo posizione. Sembra un fuscello travolto da una troppo forte corrente. Di fatto, l' eccezionale lavoro di Garella, che comincia dal testo, sfrondatura e sua traduzione (meno rilevante l' aggiornamento agli anni della perestrojka), chiarisce in modo indiscutibile un personaggio finora rimasto oscuro, indecifrato. La verità, ci dice Garella nello spettacolo, è che Platonov è così, schiacciato dagli eventi. Appare diviso tra quattro donne, schizza dall' una all' altra come la pallina di un videogame. Ma ciò che davvero si sente è la sua disperazione: «Finiscono bene soltanto i romanzi in cui non ci sono io». Non ci sembra un mascalzone, in lui ci identifichiamo non meno che nelle sue vittime, per così chiamarle. Diviso in quattro parti uguali, lo spettacolo ha due scene: una frontale, una serie di tavolini e sedie da caffè; e una verticale, i banchi della scuola dove Platonov insegna. Vi è, in questo processo, un che di geometrico, di luminoso che noi percepiamo come la recondita figura di una lancinante croce. Non dimenticherò come Haber di continuo si accende una sigaretta. Ma neppure le maiuscole prove della sfacciata Susanna Marcomeni, della umbratile Linda Gennari, della materna Pamela Ginnasi, della vibrante Silvia Mendola. Gli altri, anch' essi bravissimi, sono lo stesso regista, Rosario Lisma, Claudio Saponi, Marco Cavicchioli, Franco Sangermano, Gianluca Balducci.

Franco Cordelli

Ultima modifica il Martedì, 24 Settembre 2013 15:09

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