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PROCESSO (IL) - regia Ciro Masella

Il processo Il processo Regia Ciro Masella

di Frank Kafka
adattamento e drammaturgia Francesco Niccolini
regia Ciro Masella
con Gabriele Giaffreda, Simone Martini, Ciro Masella, Elena Miranda, Eugenio Nocciolini, Giacomo Rosa, Tazio Torrini
scena Eva Sgro'
luci Marco Santambrogio
produzione KanterStrasse Teatro
Centro Artistico Il Grattacielo di Livorno, sabato 3 novembre 2012

www.Sipario.it, 5 novembre 2012

Mettere in scena Il processo di Franz Kafka non significa solo appropriarsi di un classico, beneficiando della sua notorietà e inesauribile fondatezza; vuol dire anche fare i conti con l'idea teatrale che esso contiene, frutto di una conoscenza non superficiale dell'ambiente delle scene, come dimostrano i Diari dello scrittore. In effetti l'intera narrazione ha i contorni di una recita, di una crudele messinscena; e il contegno del protagonista, l'agente di banca Josef K., accusato, condannato e infine giustiziato per una colpa mai resa esplicita (come ha notato Marthe Robert, Il processo potrebbe dirsi un poliziesco a rovescio, in cui si cerca il crimine anziché il criminale), somiglia talora a quello di uno spettatore che osservi le vicende altrui. Al punto da arrivare a sospettare che i due signori che devono scortarlo al supplizio siano "vecchi attori di infimo ordine". Emblema della sinistra teatralità dell'opera è la città: mai nominata nel romanzo, Praga emerge dalla prosa disadorna di Kafka con l'esattezza trascendentale di un sogno, metropoli metafisica da cui non si esce incolumi.
I labirintici interni in cui si muove K. si riducono nell'allestimento di Masella a una sola scena fissa, a cui la temperatura fredda della luce e il piano inclinato sospeso a far da soffitto conferiscono un inevitabile aspetto ansiogeno. È una semplice stanza, arredata da un letto e da un paravento, come quella di un nosocomio. Le prime parole, recitate da una voce fuori campo, vengono dal breve e funereo racconto di Kafka intitolato Un sogno, enigmatica condensazione di un contenuto inconscio. La sovrapposizione funziona, poiché l'azione ha inizio con il protagonista che giace sul letto, ed è facile pensare che da lì in avanti lo svolgimento avrà la sostanza di un incubo, a cominciare dalle figure in tuta protettiva che ispezionano "al rallentatore" la camera di K. come fosse una scena del crimine. L'arresto, la prima deposizione, l'incontro con il diabolico avvocato Huld ("grazia", in ebraico...) e con la sua seducente infermiera-amante, l'appuntamento con l'ambiguo pittore Titorelli, infine la brutale e quasi improvvisa esecuzione; sono scene indimenticabili, a cui la rielaborazione drammaturgica (peraltro frutto di un lungo percorso laboratoriale) sottrae parte della loro febbre paranoica, scambiandola con humour nero, con grottesca comicità. Una deviazione che gli "integralisti" del testo potrebbero ricusare, giacché pare sminuire l'essenziale conflitto kafkiano, tra l'umanità sempre colpevole e la verità inaccessibile, ma implacabile, del reale.
Quanto ai personaggi, se il piglio baldanzoso di K. resiste coerentemente, interpretato da Masella con un tono reso acuto e isterico dall'incredulità, l'acerbità vocale dei comprimari non imprime la giusta forza a certi passaggi (ma è interessante l'esito raggiunto da Simone Martini nel doppio ruolo dell'affittacamere Grubach e del commerciante Block, uno dei clienti difesi, o meglio sottomessi, dall'avvocato).

Carlo Titomanlio

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 18:43

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