venerdì, 21 giugno, 2024
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PESSOA - SINCE I'VE BEEN ME - regia Robert Wilson

"Pessoa - Since I’ve been me" regia Robert Wilson - Menci, de Medeiros. Foto Lucie Jansch "Pessoa - Since I’ve been me" regia Robert Wilson - Menci, de Medeiros. Foto Lucie Jansch

Regia, scene e luci di Robert Wilson
Testi di Fernando Pessoa
Drammaturgia di Darryl Pinckney
Costumi: Jacques Reynaud
Interpreti: Maria de Medeiros, Aline Belibi, Rodrigo Ferreira, Klaus Martini, Sofia Menci, Gianfranco Poddighe, Janaína Suaudeau
Co-regia: Charles Chemin
Collaboratrice alla scenografia: Annick Lavallée-Benny
Collaboratore alle luci: Marcello Lumaca
Sound design e consulente musicale: Nick Sagar
Trucco: Véronique Pfluger
Stage manager: Thaiz Bozano. Direttore tecnico: Enrico Maso
Collaboratrice ai costumi: Flavia Ruggeri. Consulente letterario: Bernardo Haumont
Assistente personale di Robert Wilson: Liam Krumstroh
Commissionato e prodotto da Teatro della Pergola - Firenze e Théâtre de la Ville – Parigi, coprodotto da Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Bolzano, São Luiz Teatro Municipal de Lisboa, Festival d’Automne à Paris in collaborazione con Les Théâtres de la Ville de Luxembourg
Teatro della Pergola, Firenze dal 2 al 12 maggio 2024
Prima Mondiale
Spettacolo in italiano, portoghese, francese, inglese con sovratitoli in italiano.

www.Sipario.it, 9 maggio 2024

Entri in sala e lo vedi lì Pessoa, sul bordo del proscenio, col suo abito nero in sintonia con l’immancabile lobbia in testa, occhialini rotondi e un piccolo baffo su un viso bianco, un ritratto molto veritiero che avrebbe potuto fare il suo amico poeta e pittore portoghese Almada Negreiros. Invece per Bob Wilson che titola il suo spettacolo Pessoa – Since I’ve been me (Pessoa-Da quando sono io) messo in scena in prima mondiale nel Teatro La Pergola di Firenze che lo produce assieme ad altri partner europei, lui non è un lui ma una lei, la minuta attrice portoghese Maria de Medeiros, nota per aver preso parte a quel Pulp fiction di Tarantino e che qui somiglia ad un Charlie Chaplin in miniatura che gesticola con le braccia e distribuisce lievi sorrisi a destra e a manca, avendo alle sue spalle una scena raffigurante un mare azzurro e un cielo biancastro. Un dipinto del pittore surrealista Santiago Ribeiro che si anima ad inizio di spettacolo, quando verrà occupato nella parte centrale da almeno sei bolle rosse e lateralmente, giusto per bilanciare l’immagine, da una struttura a forma di cono anch’essa rossa. Quando poi entrano in scena gli altri personaggi, (in tutto saranno sette con Pessoa) sgambettando e ballando al ritmo di charleston e  tra di essi c’è qualcuno, come Gianfranco Poddighe, truccato da Groucho Marx, si capisce meglio l’idea registica di Wilson, che è quella di realizzare uno spettacolo leggero, rendere il più gradevole possibile la weltanschauung poetica e letteraria di Pessoa, ampiamente descritta ne Il libro dell'inquietudine (Livro do Desassossego). Un’opera postuma, cui va dato grande merito a Antonio Tabucchi per la traduzione in italiano assieme a Maria Josè de Lancastre, un libro incompiuto e labirintico, composto da 252 frammenti a firma di Bernardo Soares, personaggio inesistente come tanti altri appellati eteronimi, (Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro etc..) dove lui è un semieteronimo con una personalità molto simile alla sua, insomma un Fernando Pessoa con qualcosa in meno. La vita era troppo pesante per Pessoa, meglio fargliela scrivere a degli eteronimi, a degli alter-ego che possano sognare viaggi ipotetici e/o impossibili. Uno scrittore fantastico Pessoa in grado di farci assaporare la sua Lisbona come avevano fatto Kafka per Praga, Joyce per Dublino. Borges per Buenos Aires. Scompare a soli 47 anni Pessoa, non voleva la morte e neanche la vita, ma qualcosa che brillava nel fondo dell’inquietudine “come un diamante possibile nel fondo di un pozzo in cui non si può scendere”. “La vita – diceva -  è un viaggio sperimentale fatto involontariamente”. Forse come quello di Wilson che nel suo immaginario viaggia su una barchetta che veleggia lentamente in mezzo ad una scena bianchissima che più bianco non si può. Certamente distraggono non poco le traduzioni delle lingue dei vari protagonisti che s’infrangono nel punto più alto del palcoscenico. E a questo punto hai due possibilità: o leggi i sovratitoli recitati dai protagonisti oppure, come ho fatto io, vedi ciò che ha reso unico il lavoro di Bob Wilson: ovvero quello di dipingere la scena con i suoi caratteristici colori, illuminare di verde il viso di Aline Belibe, d’origine africana che recita in francese, vedere la scena animarsi con degli animali giocattolo raffiguranti un uccello trampoliere dal becco rosso, una grossa iguana e un istrice in mezzo a dei cipressi, alberi invero che avevamo visto in una sua Lulu di Wedekind al Festival di Spoleto di dodici anni fa con una splendida Angela Winkler. A tratti si ha l’impressione di assistere a qualcosa che somiglia ad un avanspettacolo o un varieté con musichette ammiccanti e ruffiane che lasciano poi il posto a suoni fragorosi misti a lampi e a forti scrosci di pioggia e diventare la scena agghindata con i sette impeccabili protagonisti seduti dietro sette tavolini quadrati che per incanto diventeranno tutti rossi come la scena che si colora d’un rosso abbagliante e scendono dall’alto una sfilza di lampade che riflettono i colori del giallo. “Non ho fatto altro che sognare – scriveva Pessoa – . Questo e questo soltanto, è sempre stato il senso della mia vita… e la vita degli altri mi serve solo per vivere nel mio sogno”.  E sempre in accordo con la leggerezza, Wilson chiude lo spettacolo di 75 minuti vestendo Pessoa con una giacca tutta luccicori e gli altri interpreti con gli abiti bianchi da marinai americani con il caratteristico cappellino. Se qualcuno degli spettatori che si è arrossato le mani per aver applaudito a lungo questo spettacolo dovesse recarsi a Lisbona si ricordi di sedersi, come ho fatto io, accanto alla sua statua in bronzo ad opera dello scultore Henriques Lagoa posta fuori dal Café A Brasileira. 

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 11 Maggio 2024 08:38

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