giovedì, 13 agosto, 2020
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OTHELLO SYNDROME (THE) - regia Roberto Mussapi

The Othello Syndrome The Othello Syndrome Regia Roberto Mussapi

con Massimo Popolizio
testi: Roberto Mussapi
musiche: Uri Caine
Roma, Auditorium, 5 giugno 2007

Corriere della Sera, 10 giugno 2007
Corriere della Sera, 14 giugno 2007
Un Otello musicale sul lettino di Freud

«The Othello Syndrome» di Uri Caine è un insolito faccia a faccia lirico-teatrale, ispirato all' omonima tragedia di Shakespeare, e che ha concluso la rassegna «Carta bianca» indetta dalla Fondazione Musica per Roma. Ma no a parte la comune radice della trama shakespeariana, lo spettacolo non si richiamava affatto all' omonimo dramma lirico in quattro atti di Verdi; infatti Verdi ha messo in musica i personaggi quali erano nel teatro cinquecentesco del grande William - gli uni crudeli, gli altri innocenti - mentre Caine ha legato il testo-pretesto (originale), alla doppiezza di una sola figura padrona del palco, l' attore Popolizio un p0' Jekyll e un pò Hyde, un po' Jago, e un po' Desdemona insomma un moderno Otello alla Freud, presentato come in una crudele messa-a-nudo psicoanalitica. Lo spettacolo si componeva quindi di una serie di confronti di eguale misura e importanza: dieci minuti circa di recitazione alternati e contrapposti a dieci di musica, a tratti mescolati nei generi, realizzati appunto da Caine al pianoforte, Jim Black batteria e percussioni, John Hebert contrabbasso, Chris Speed clarinetto, Bunny Sigler (tutto di rosa vestito) e Josephine Lindstrand, voci Lui assatanato, lei mugolante. Tutto ciò sapeva di predestinazione. Aveva il piglio dell' ineluttabilità. La recitazione di Popolizio era esasperata e coinvolgente come quella di un uomo farneticante sul lettino dell' analista. La musica non era «nuova» bensì eloquente; insomma persuasiva. Se Caine non avesse trasformato il palco nel lettino-confessionale dell' analista, mi sarei lamentata dell' ovvietà dell' assunto musicale Però l' aggancio psicologico ha poi assunto il significato di una promessa - o una premessa - Quo vadis signor Caine? URI CAINE al Parco della Musica. Spettacolo unico

Mya Tannenbaum

Shakespeare, Uri Caine e la furia di Popolizio

Quattro anni fa, nell' incontro tra Uri Caine e Marco Paolini, era il primo ad accompagnare il secondo: con la sua energia, che procede a strappi, in modo convulso e quasi arrogante, l' americano sospingeva l' italiano. Ma Paolini faceva tutto da solo. Ne «La sindrome di Otello», in scena alla sala Sinopoli dell' Auditorium, il narratore è strutturalmente più debole, è sdoppiato: Roberto Mussapi ha scritto e Massimo Popolizio legge, o declama. Nella coppia, musica-parola, dominante è la musica. Il testo la asseconda, è quella ma, chissà, potrebbe essere un' altra. Come dice lo stesso titolo, in questione non è Otello, ma la sua sindrome. Con una certa abilità, Mussapi riassume il racconto di Shakespeare. Lo riassume in forma critico-discorsiva con, in scena, due protagonisti, o tre. Il terzo, Desdemona, è la pietra di paragone. Otello e Jago sono, lo dice lo stesso autore, una coppia sul tipo Jekyll-Hyde. Si affrontano ad armi pari, riflettono l' uno sull' altro (si descrivono a vicenda), con docilità sorprendente cedono la parola, in modo inavvertito se la riprendono, si sostengono fino a indurre sospetto: chi è Otello? E chi è Jago? Questi due sintomi di una medesima sindrome acquistano risonanza e quasi clamore nella voce dei cantanti, Bunny Singler e Josefine Lindstrand, che al pari loro sembrano, ciascuno, cedere il passo all' altro; ma che, strano a dirsi, sono tra loro in evidente conflitto. Quali siano le aspettative di Uri Caine per questo suo work in progress non è chiaro (non è chiaro a me). Posso però dire che Popolizio non è in nulla dissimile dal Popolizio che avevamo visto qui all' Auditorium un mese fa: non tanto per l' elegante e quasi settecentesca camicia bianca, quanto per la sua furia, per la sua convinzione che si debba essere sempre espressivi, super-espressivi, a tutti i costi potenti, possenti anche nella remissione, nella debolezza, nell' abbandono. «LA SINDROME DI OTELLO» di Roberto Mussapi, voce Massimo Popolizio, musiche Uri Caine.

Franco Cordelli

Ultima modifica il Sabato, 21 Settembre 2013 07:37

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