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NON SI UCCIDONO COSI' ANCHE I CAVALLI? - regia Gigi Dall'Aglio

Non si uccidono così anche i cavalli? Non si uccidono così anche i cavalli? Regia Gigi Dall'Aglio

Prod. Fondazione Teatro Due in collaborazione con Balletto Civile
regia Gigi Dall'Aglio, traduzione e adattamento Giorgio Mariuzzo
con Roberto Abbati, Alessandro Averone, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Cristina Cattellani, Ambra Chiarello, Laura Cleri, Andrea Coppone, Paola De Crescenzo, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Filippo Gessi, Luchino Giordana, Francesca Lombardo, Michela Lucenti, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani, Nanni Tormen, Marcello Vazzoler, Chantal Viola
Adattamento musicale/pianoforte Gianluca Pezzino, clarinetto/sax Paolo Panigari, contrabbasso Francesca Li Causi, batteria Gabriele Anversa, voce Carlo Massari, scrittura fisica Michela Lucenti, adattamento musicale Gianluca Pezzino, costumi Marzia Paparini, luci Luca Bronzo
Teatro Argentina, Roma dal 6 al 13 gennaio 2013

www.Sipario.it, 30 gennaio 2013

Emana tremende similitudini con l'empietà del nostro tempo occidentale "Non si uccidono così anche i cavalli?", regia di Gigi Dell'Aglio, prodotto dal Teatro Due di Parma, tratto dal romanzo breve "Ai cavalli si spara" (1935) di Horace McCoy, in cartellone all'Argentina da Roma. La coralità del tessuto narrativo fu ampiamente decantata (qualcuno lo ricorderà) dal celebre –omonimo- film di Sidney Pollock (1969), che ebbe sei nomination all'Oscar ma solo un riconoscimento al migliore attore non protagonista. E la cui simbiotica iconografia ambientale rimandava al doloroso inizio degli anni trenta in California, ed al tempo di quella 'grande depressione' di cui oggi si rinnovano sintomi e cause strutturali (endemiche al liberismo capitalista). Tanto il film quanto la robusta trasfigurazione teatrale altri non sono che una cupa allegoria di indigenza, sfinimento, morte della speranza- enucleati in una maratona di danza dov'è in palio primo premio da mille dollari, quando (in verità) a simili performance si partecipava anche per rimediare cibo e giovanile stordimento.
Nube tossica (premonitoria) di una 'guerra tra poveri' che slarga il suo american- dream in un incubo di diffusa indigenza, il film di Pollock è tutt'ora un piccolo capolavoro di claustrofobia, esaltazione, darwinismo sociale in cui chi soccombe deve fare i conti con il sapore 'addizionale' del sadomasochismo elevato lugubre prassi di sopravvivenza e horror vacui. Così come lo spettacolo di De Aglio accentua il suo acre sapore di contemporaneità consumando sulla scena il dramma di una generazione che sembra non avere più nulla da perdere o rischiare, sfruttata (nel corpo e nella mente) da una società dello spettacolo in cui l'amore, la vita e la morte ('vissute in diretta') sono date in pasto allo sguardo avido di un pubblico (ieri come oggi) alieno allo scrupolo ed al sentimento di pietas.
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Smontate le poltrone di platea in favore di una scena 'in braccio agli astanti', lo spazio dell'Argentina diventa una sorta di specchio voyeuristico fra chi sta in panciolle e chi è chiamato a raccolta come animale in pista circense, non avendo altro da esibire se non il calvario di una giovinezza che (rapinata dall'ignoranza) adatta i propri modelli di emancipazione a quelli (molto perniciosi) di uno star system che ingurgita e spazza via gli aspiranti ad un 'posto al sole': in un gioco al massacro che porta i concorrenti fino ai loro estremi limiti fisici e psicologici. Affinchè si seguiti a ballare in uno stato di semi-incoscienza (ciascun corpo di puntello all'altro), e consumando le brevi pause in uno squallido dormitorio a pancia vuota. "Ecco come la salutiamo la depressione! Dateci sotto gente, diamo il via alle danze!" annuncia con incalzante cinismo il presentatore della serata. E l'assonanza con il presente si fa macabra, 'videocratica' potendo ciascun di noi testimoniare frettolose sequenze della tante 'factory' e 'isole dei famosi' marcate biscione o bassa-rai che tanto è uguale.
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Dal punto di vista strettamente figurativo, lo spettacolo di De Aglio (qualificato dalle 'impietose' coreografie di Michela Lucenti) sembra evocare la violata intimità di una remota balera attraverso l'utilizzo di pochi elementi esornativi : una serie di lampioni tondi posti lungo il palco, degli striscioni con su scritti slogan incoraggianti, rudimentali lettini da campo e la postazione sopraelevata dei musicisti, con tanto di batteria e pianoforte. In netta alternanza tra l'ebbrezza iniziale ed il sadismo 'sorridente' della gara di resistenza, tra movimenti danzati nei quali la musica prevale sulle parole (scegliendo cosa di esse far sentire), e pause che lasciano affiorare la 'vita reale'delle undici coppie di concorrenti. Mentre tutto ha inizio e si conclude al sinistro fischio di una sirena non diversa da quella in uso nei campi di concentramento nazisti.
Serata memorabile.

Angelo Pizzuto

Ultima modifica il Sabato, 05 Ottobre 2013 23:46

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