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NIETZSCHE ECCE HOMO - regia Valter Malosti

Nietzsche Ecce Homo Nietzsche Ecce Homo Regia Valter Malosti

traduzione di Ecce Homo di Friedrich W. Nietzsche
di Roberto Calasso
Drammaturgia: Valter Malosti
un progetto di Valter Malosti in collaborazione con Michela Lucenti e Marzia Migliora
con Valter Malosti, Michela Lucenti, Massimo D’Amore, Francesco Gabrielli
Spoleto, Museo Civico, dal 3 al 6 luglio 2007

Corriere della Sera, 15 luglio 2007
Al 50° Spoleto Festival, «Ecce Homo», regista e interprete Walter Malosti

Il suono della follia di Nietzsche

Salendo le scale che portano al Caio Melisso si sente una musichetta svagata, come in un film di Bernardo Bertolucci. L' impressione è che qualcuno accordi gli strumenti con calma, prendendosi delle pause. Invece, girato l' angolo, si scopre che c' è un' orchestrina, e c' è un pubblico, benché esiguo. Penso che l' atmosfera del festival di Spoleto senza Giancarlo Menotti è questa, distaccata, quasi olimpica. Poi, a proposito di Olimpo, si prende una strada inconsueta - dagli aficionados del festival prima mai esperita: si entra nel Caio Melisso, ma non in platea. Piuttosto si scendono delle strette scale, si va nei sotterranei; e ad aspettarci, in fondo alla saletta, seduto dietro a un tavolo, c' è Valter Malosti. È il regista e l' interprete di Ecce Homo. Noi siamo in quattordici, siamo invitati ad accomodarci lungo due panche, allo stesso tavolo dell' autore della più mirabolante delle autobiografie. Federico Nietzsche la scrisse nel novembre del 1888. Il 3 gennaio del 1889 ebbe il primo attacco di demenza. Ma, a osservarlo, per chi lo conosca un poco, Malosti pazzo lo sembra già. Tace, ci guarda con un certo, spiritato cipiglio, ha i capelli dritti in testa e, benché disprezzi il vino (lo disprezzava Nietzsche), i suoi pomelli sono rubicondi. Prima di arrivare a Spoleto, a distanza di tanti anni, ho di nuovo letto Ecce Homo, le cui esclamative frasi, registrate, aleggiano sul nostro capo. A volte la registrazione s' interrompe. A dire ciò che Nietzsche dice è lo stesso Malosti, come un forsennato - un lucido, spietato forsennato. Pochi giorni fa, nelle Dionisiache di Barberio Corsetti, abbiamo visto il dio traversare monti e valli, nel pieno delle sue avventure terrene. Ora siamo di fronte al suo ebbro apostolo. Nelle Dionisiache, il dio prima che diventasse dio. In Ecce Homo, il dio oggetto di culto, d' interpretazione, di identificazione. La parola chiave è identificazione. Malosti si identifica con Nietzsche. Ma Nietzsche s' identificava con Dioniso, con il dio. Senza identificazione non c' è evento. L' evento è lo scuotimento cui assistiamo; e, prima dello scuotimento fisico, prima del gesto (là dove calmi e distaccati siamo noi, i quattordici), c' è la scrittura, verrebbe da dire la scrittura conclusiva, la scrittura estrema. Quando lessi Ecce Homo da ragazzo non mi accorsi di questa estremità. Non mi accorsi del tono della voce di Nietzsche, dello scandaloso tono della sua voce. Se il Crocifisso, come lo chiama il filosofo, era scandaloso per la sua carità, per la sua dolcezza e mitezza, il filosofo è scandaloso, o tale appare a noi, non già per l' arroganza, per la superbia (non di questo si tratta, non di psicologia), ma per la sonorità, per la pienezza, per la potenza. Da ragazzo mi colpiva ciò che Nietzsche affermava. Malosti sintetizza benissimo: l' aria delle cime, il satiro in luogo del santo, il suono alcionio, la gratitudine alla vita che demolisce gli idoli, la volgarità di somigliare ai genitori, l' unica redenzione è l' alimentazione, la castità è contro lo Spirito Santo della vita, Federico è una nuance, Bizet, Wagner... Ciò che ora mi piace è che questo suono, il suono della sua voce, così ben costruito, Nietzsche se l' è guadagnato. Nietzsche si guadagnò la sua follia. Davanti a noi, stesi sul tavolo, in piedi su di esso, o sotto, sfiorandoci le caviglie, ci sono le figure della sua vita, il Crocifisso, Dioniso, Isotta, Carmen. Esse, le allegorie, danzano. Sono Michela Lucenti, Massimo D' Amore e Francesco Gabrielli. Poi, quando ci alziamo, di là, nella stanza vicina, c' è, per chiudere l' identificazione, la gentile madre, la madre che cuce, che riannoda i fili, la signora Margherita De Virgilio Malosti - tra tutte le figure di Spoleto, la più toccante.

Franco Cordelli

Ultima modifica il Domenica, 06 Ottobre 2013 08:50

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