venerdì, 30 luglio, 2021
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NUOVA COLONIA (LA) - regia Simone Luglio

"La nuova colonia", regia Simone Luglio. Foto Antonio Parrinello "La nuova colonia", regia Simone Luglio. Foto Antonio Parrinello

di Luigi Pirandello
Adattamento e regia di Simone Luglio
Aiuto regia: Chiara Callegari
Dramaturg: Francesca Fichera
Scene e costumi: Claudia Gambadoro. Luci: Gaetano La Mela
Musiche originali: Salvatore Seminatore
Interpreti: Dario Aita, Antonio Alveario, Giovanni Arezzo, Lucia Cammalleri, Michele Carvello,
Roberta Catanese, Antonio Cicero Santalena, Giulio Della Monica, Federico Fiorenza, Simone Luglio, Claudio Zappalà
Foto di scena: Antonio Parrinello
Produzione: Teatro Stabile di Catania
Palazzo della Cultura (già Palazzo Platamone) dal 10 al 20 giugno 2021

www.Sipario.it, 12 giugno 2021

In una Catania sulle prime pagine dei giornali per avere un indice d’infezione da Covid 19 fra i più alti d’Italia, ri-nasce il Teatro Stabile Verga diretto da Laura Sicignano, proponendo al Palazzo Platamone (diventato Palazzo della Cultura) un testo poco rappresento di Pirandello, (io stesso è la prima volta che lo vedo) titolato La nuova colonia. Il testo scritto nel 1926 e dedicato a Marta Abba, dà l’avvio alla cosiddetta fase del Teatro dei Miti composta da una trilogia per cui il testo in questione rappresenta il mito sociale, Lazzaro quello religioso e i Giganti della montagna il mito dell’arte. Il plot, come si sa, è ripreso dall'opera teatrale di Silvia Roncella, la scrittrice personaggio del romanzo di Pirandello Suo marito, pubblicato nel 1911 ed è incentrato su un gruppo di poveri cristi, quasi degli scalognati sbucati fuori dai Giganti che vivono di pesca e di furti e che ad un tratto decidono di abbandonare la terra ferma per rifugiarsi in un’isola vulcanica poco distante e fondare una colonia, un nuovo gruppo sociale più giusto e più libero. Currao (Dario Aita) intanto e l’ex-prostituta La Spera (Lucia Cammalleri) sua compagna, diventata intanto madre, guideranno insieme il branco che sembra trovarsi bene in questa nuova realtà. Fino a quando Crocco (Antonino Cicero Santalena) litigando con i due lascerà l’isola e vi ritornerà con altri sventurati in compagnia d’un nugolo di donne che soddisferà i pruriti di coloro che erano già sull’isola. Fra di loro c’è il riccastro Padron Nocio (Simone Luglio), padre di Dorò (Michele Carvello) e di Mita (Roberta Catanese) che ha solo lo scopo di far fallire quel singolare esperimento (quasi un movimento hippy ante litteram, noto pure con il termine dei figli dei fiori degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso iniziato negli States e propagatosi poi in Europa e nel mondo) con l’intento di dimostrare che gli esseri umani sono attratti dal male e dai loro istinti egoistici. Tra questa masnada di disperati spicca la figura del vecchio pescatore Tobba, cui Antonio Alveario conferisce aure di saggezza e di spiritualità per i buoni consigli che riesce a dare a coloro che gli stanno accanto. Finirà che La Spera tornerà a fare la prostituta, che il suo uomo l’abbandonerà per sposare la più giovane Mita, pretendendo per giunta che quel pargolo possa vivere con loro. Naturalmente La Spera si oppone e pure la natura sarà dalla sua parte, scatenando un tremendo terremoto che inghiottirà l’isola, salvando lei e il suo figlioletto. Un esempio di alta umanità da parte di Pirandello che fa trionfare l’amore di madre sul male e sulle brutture del vivere, anticipando l’affermarsi del mondo femminile, in cui La Spera diventa un’eroina per via della sua dedizione materna. Il dramma si compone d’un prologo e tre atti, ridotti e adattati dal regista Simone Luglio in un solo tempo di 80 minuti, non riuscendo sempre a tenere a bada i suoi giovani attori che si muovono anarchicamente. L’inizio si svolge in una taverna sintetizzata nella scena di Claudia Gambadoro (suoi pure i costumi) da un solo tavolaccio e sedie attorno illuminate da luci fioche, su cui all’inizio danza al ritmo di rock Lucia Cammalleri in minigonna che ahimè non si capisce sempre ciò che dice per via della voce dai toni bassi e perché articola male le parole. Poi il dramma si snoda in un’isola molto approssimativa su cui è poggiata di lato una struttura grigio-cemento a forma di doppio cubo (dimora della La Spera e di Currao) lontano invero da quelle case stromboliane con un cannizzo all’esterno che poggia su colonne bianche.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Martedì, 15 Giugno 2021 20:32

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