mercoledì, 12 agosto, 2020
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MALATO IMMAGINARIO (IL) - regia Marco Bernardi

Il malato immaginario Il malato immaginario Regia Marco Bernardi

di Molière
regia Marco Bernardi
traduzione Angelo Dallagiacoma
con Paolo Bonacelli, Patrizia Milani, Carlo Simoni
con Gaia Insenga, Fabrizio Martorelli, Massimo Nicolini, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Libero Sansavini, Roberto Tesconi, Riccardo Zini
scene Gisbert Jaekel, costumi Roberto Banci, luci Giovancosimo De Vittorio
produzione Teatro Stabile di Bolzano
Roma, Teatro Eliseo dal 6 al 25 maggio 2014

www.Sipario.it, 20 maggio 2014

Un "Malato immaginario" in versione comica
con Paolo Bonacelli, regia di Marco Bernardi

Un pomeriggio di domenica, ad una ennesima replica del "Malato immaginario" di Molière, messo in scena dal Teatro Stabile di Bolzano, regia Marco Bernardi, protagonista assoluto Paolo Bonacelli.
La platea dell'Eliseo di Roma è affollata da gruppi di donne un po' in là con gli anni, copie di anziani, qualche uomo isolato, pochi i giovani. Anzi quasi invisibili.
Lo spettacolo si apre con il malato Argante solo in scena, seduto in una poltrona centrale (che dominerà sempre per tutto lo spettacolo) appisolato sulla scrivania, che momentaneamente si trova davanti alla poltrona. Argante sogna: sul fondo, dietro un fondale a doppio uso, (trasparente e al momento opportuno parete solida per determinare lo spazio che lo scenografo Gisbert Jaekel ha immaginato: astratto, simbolico, popolato da pochi elementi: un paravento, un mobile, e alcuni puff) in trasparenza avanzano sfocati i personaggi, alcuni in maschera, dell'universo di Argante. Fino a farsi folla riconoscibile: la servetta, la figlia, la seconda moglie, il di lui fratello i dottori e altri comprimari.
Prima che questi personaggi si materializzino sulla scena, Argante al risveglio comincia a fare la conta delle eventuali spese per le medicine di cui ha bisogno per la lunga serie dei suoi malanni. In questo soliloquio, l'Argante di Bonacelli, si caratterizza subito, richiamando alla memoria un altro personaggio molierano, Arpagone.
Argante, in questo gioco matematico di conti, fa già emergere la sua natura di ricco padrone, avaro, cinico con la servitù, infantile con la moglie, sospettoso con gli altri, arrogante con la figlia. Già nel volto, vera maschera mobile di Bonacelli, si leggono queste espressioni, accompagnate da una voce inconfondibile, ricca di grumi, d'ingenuità, carica di libido, impastata di umori, di vissuto. Una voce che prende piano piano fino a trasportarti nelle sfaccettature del personaggio. Una voce che ti invita a drizzare le orecchie per entrare nei ritmi a volte chiari, a volte ombrosi, a volte naïf, a volte tempestosi, a volte comici.
Molière, abilmente, con una drammaturgia semplice, a volte schematica, tesse le sue scene: d'amore, di interesse, di critica verso la speculazione dei dottori avvoltoi, salassatori, ciarlatani e dal loro facile uso dei farmaci. Intorno a questo personaggio ipocondrico, la regia di Bernadi ha previsto personaggi, alcuni verosimili, altri spinti al grottesco eccessivo, altri vere macchiette. Un mondo vario, che trasporta tutta la rappresentazione in uno spazio metaforico, con una strizzata d'occhio al versante comico, a volte un po' eccessivo.
Della scenografia si è detto. I costumi di Roberto Banci corrispondenti alla realtà del periodo molieriano, creano, in rapporto alla scena, un effetto di straniamento, indispensabile per consentire ai personaggi di vivere nella dimensione "onirica" di Argante.
Gli attori, in perfetta armonia e complicità, si sono resi disponibili al progetto registico, giocando su una recitazione sottratta al verismo, un po' portata, un po' sottolineata, un po' caricaturale.
Il pubblico si è divertito a questa impostazione ed ha apprezzato con calore tutti: Patrizia Milani nel ruolo della servetta Tonina, intrigante, battagliera; Gaia Insegna nel ruolo di figlia innamorata di un giovane ma tormentata dalla scelta impostale dal padre che la vuole dare in sposa ad altro, perché dottore stimato; Giovanna Rossi nella parte della seconda sposa, ha evidenziato la sua doppiezza di finta moglie innamorata, avida e fedifraga; ma felice e sincera quando, per finta, le viene comunicata la morte di Argante; Carlo Simoni, nella parte di Beraldo, fratello di Argante, a cui Molière mette in bocca tutta la cattiveria critica verso il mondo dei dottori e della medicina; ma sottolineando le capacità benefiche, guaribili offerte dalla Natura; ottimi nei loro caratteri Fabrizio Martirelli, Massimo Nicolini, Maurizio Ranieri, Libero Sansavini, Roberto Tesconi, Riccardo Zini. La traduzione, snella ed efficace, era di Angelo Dallagiacoma.
Alla fine, gli applausi sentiti, osannanti, ci hanno dimostrato ancora una volta che sui palcoscenici occorre fare un teatro con bravi attori, affiatati, più che un teatro monologante.
Il pubblico manda segnali che invitano ad un buon teatro che, sull'onda della comicità, trasporta anche contenuti validi di denuncia e invitanti alla dialettica.

D.G.

Ultima modifica il Martedì, 20 Maggio 2014 22:08

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