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MISANTROPO (IL) - regia Alberto Giusta

Il misantropo Il misantropo Regia Alberto Giusta

di Molière
regia e drammaturgia di Alberto Giusta
con Antonio Zavatteri, Alessia Giuliani, Massimo Brizi, Barbara Moselli, Francesca Masella, Alex Sassatelli e Federico Giani
produzione Compagnia Gank, Teatro Sociale (Soresina –Cr) 2009

www.Sipario.it, 2 maggio 2009

Il Misantropo di Molière, nella versione registica di Alberto Giusta della Compagnia Gank è uno spettacolo contraddittorio. L’approccio di Alberto Giusta alla storia di Alcese, disprezzatore del genere umano e della società effimere in cui vive, è ad un tempo classico e dall’altro contemporaneo, ovvero nelle parole di Molière il regista ravvisa e su questo punta, una stringente contemporaneità, una morale sul vuoto che ci attanaglia che è dei nostri anni e non solo del frivolo Grand siècle francese. Il misantropo di Gank utilizza la figura retorica dell’ossimoro. Da un lato c’è Alceste (Antonio Zavatteri), il misantropo del titolo, un moralista assoluto, un raisonneur impietoso e a tratti perfido nel denunciare l’immoralità del mondo con le sue odiose convenzioni e falsità. Dall’altro c’è la vedova Célimène (Alessia Giuliani), oggetto di passione del bel mondo, quintessenza della frivola società del tempo. Di costei è follemente innamorato Alceste, e qui sta il gioco crudele che mette in scena Molière facendo cadere il moralismo assolutista di Alceste ai piedi della vacuità conturbante di Célimène. Alberto Giusta esalta con rigore e una certa ostica secchezza questo conflitto, offrendo una lettura scenica del Misantropo essenziale, tutta volta a far risaltare il pensiero più che l’azione, le funzioni narrative più che i personaggi. In un moltiplicarsi di quinte chiare, su una scena spoglia se non fosse per qualche sedia si muovono quei personaggi molièriani che non si limitano ad essere caratteri, maschere di un mondo, ma finiscono con essere pensieri su un mondo che non è quello del XVII secolo, ma è il nostro mondo. Il Misantropo della Compagnia Gank a tratti sembra più concentrato a dare forza e visibilità scenica ai ragionamenti, splendidamente tradotti da Cesare Garboli che alla vicenda in sè che è evidentemente un pretesto... Massimo Brizi, Barbara Moselli, Francesca Masella, Alex Sassatelli e Federico Giani sono un unico corpo nelle mani di Alberto Giusta e compartecipano ad una messinscena asciutta nei toni recitativi, rigorosa, ma che dimostra di aver bisogno di maggiore incisività. La scena astratta, i costumi per quanto connotati storicamente, l’apparente naturalezza del recitato fanno del Misantropo di Gank un allestimento apparentemente tradizionale ma che vorrebbe avere quello scarto in più, quella capacità critica di far emergere dalla vicenda di Alceste una sorta di apologo sempiterno in cui moralismo e convenzioni sociali sono destinati a fare scintille, a far divertire nella finzione del teatro ma a inquietare un poco nella riflessione a sipario chiuso.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 06 Ottobre 2013 12:43

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