venerdì, 03 luglio, 2020
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MACBETH - regia Valter Malosti

Macbeth Macbeth Regia Valter Malosti

di William Shakespeare
uno spettacolo di Valter Malosti
coreografie: Michela Lucenti
con  Michela Lucenti, Valter Malosti, Graziano Piazza, Irene Ivaldi, Veli-Pekka Peltokallio, Emanuele Braga, Maurizio Camilli, Francesco Gabrielli, Massimo d’Amore, Giovanni Battista Storti, Yuri Ferrero, Lino Musella, Emanuela Serra, Alice Conti, Pablo G. Franchini
scene: Paolo Baroni, luci: Francesco Dell’Elba, costumi: Marzia Paparini, musiche originali: Fabio Barovero
Torino, Teatro Carignano, dal 13 al 25 marzo 2007

www.Sipario.it, 14 novembre 2007
Avvenire, 17 marzo 2007
Corriere della Sera, 20 marzo 2007

Un allestimento prezioso, quello concertato da Valter Malosti per questo chiaroscurale Macbeth. Si innerva di letteratura, filosofia, melodramma ed esperienze teatrali, dando preminenza, sull’elaborazione a tavolino e su un antecedente pensiero di regia che si nutre di Nietzsche, Heiner Müller, Giuseppe Verdi, Pier Paolo Pasolini, al risultato, all’impatto della pièce, che va guardata e vissuta con entusiasmo quasi naïf. E non si tratta della splendida tragedia di Shakespeare, ma di un’ennesima ed ispirata rivisitazione, vitale e pulsante, versicolore e sorprendente. E’ fatta di parola, per lo più fredda, e di danza contemporanea, di costumi sfrontati, di personaggi che cambiano sesso se non dimensione, come le streghe-maschie, a sottolineare ancora l’ambiguità del loro stato, fantasmi o esseri viventi? All’insegna della mescolanza di arti, il lavoro si impregna di segni tra il coevo e l’antico, nelle vesti, nelle scene e nelle pregevoli musiche di Fabio Barovero. Sono ariose ed alte le pareti, semplici teli ma di intenso significato pittorico, bianche, nere, rosse. Anche abiti e oggetti confondono modernità e passato, con fucili e pistole di oggi, microfoni e connesse energiche amplificazioni, ed un’armatura: la indossa il buono, Macduff, incarnato da Graziano Piazza, come a fregiare di una nota reazionaria il compimento del fato, vendicativo su Macbeth. Sembra che Malosti abbia qui tirato le fila e raccolto i frutti di tutte le sue precedenti creazioni ed interpretazioni, a partire dall’ormai lontano monologo Ella, che aveva recitato agli inizi del suo percorso. Era una disabile pazza; e un po’ la ricorda, nelle ultime scene, il suo re, che in prossimità della sconfitta, con il bosco che lo assale, canta ispirato un brano rock. Michela Lucenti è una lady che esprime le proprie terrifiche tensioni soprattutto con il corpo, essendo provetta danzatrice, avvicinandosi al suicidio in un quadro davvero struggente dell’ultimo atto. Plastiche le belle luci di Francesco Dell’Elba.

Maura Sesia

Scioccante e potente la visionaria interpretazione del dramma shakespeariano di Walter Malosti a Torino

Macbeth re della scena tra Verdi e la techno

Possiamo parlare di un Macbeth tutto "genio e sregolatezza"? Certo è un Macbeth scioccante questo che Valter Malosti, uno dei nostri più talentuosi registi ha messo in scena (produzione dello stabile di Torino insieme a Teatro di Dioniso ) al Carignano che poi sarà chiuso a lungo per un prezioso restauro. Scioccante e che però non sembra intaccare, anzi la rivela solo più duramente, la sostanza che ribolle in questo testo che è un viaggio nelle tenebre e nella tempesta, la storia di un disordine fisico in cui si riflette un disordine morale. Il più lucido e feroce dei drammi di Shakespeare Macbeth, la tragedia dell'orgoglio e dell'ambizione. costruita con insolita unità drammatica, intensa e lineare nei suoi poco più che duemila acuminati versi.
Scioccante allora perché Malosti di essa si impadronisce e rielabora (piccoli innesti di Muller e Pasolini) fruendo della traduzione di Raul Montanari, immergendola in una clima di prepotente visionarietà. E perché la giostra, determinando nello spettatore una sorta di ubriacatura, sui registri espressivi i più diversi, in un contrasto avvincente. Spaziando come fa, e ottenendo spesso momenti di altissima teatralità, dal puro tragico al melodramma, è Verdi ad entrare efficacemente in causa anche se poi lo spettacolo vira su una inebriante colonna sonora che fa leva su musiche techno, pop e anche popolaresche assai ben miscelate. Chiedendo il regista idee al Teatro orientale ma anche a quello dei pupi. E ancora al music hall o rivolgendosi al grottesco; vedasi come muove la triade delle streghe (attori-danzatori en travesti) che diventa una presenza costante in perenne trasformazione, quasi motore dello spettacolo. Soprattutto, facendo ricorso alla danza, la quale, straripando nell'azione, finisce col creare una sorta di percorso parallelo e un poco straniante. La cosa determinata anche dal fatto che Malosti come compagna di viaggio nella sua ardua avventura si trova accanto una partner che proviene appunto dal mondo coreutica, Michela Lucenti (Lady Macbeth di forte autorevolezza) che approfitta per dar libero sfogo alla sua creatività di coreografa.
Tanta miscela espressiva non frena però, anzi esalta la tensione emotiva dello spettacolo che Malosti suddivide in tre parti vissute dentro uno spazio che è soprattutto mentale. Una sorta di grande geometrica cripta che custodisce sarcofagi di re. Uno spazio prima nero, poi rosso sangue (il sangue che è elemento portante della tragedia), infine bianco: Un bianco turgido, una bianca prigione di pietra che racchiuderà la follia di un essere, Macbeth, «il più sfortunato dei protagonisti scespiriani», come dice il Bloom, uno dei massimi studiosi del Bardo, che, ridotto ormai ad una sorta di giocattolo, va incontro alla sua fine tra una folla di ombre. Malosti, passando con rapidità da un registro all'altro, a restituirlo con mirabile bravura. Da mattatore, al centro di un cast eccellente fra i quali doveroso è citare Graziano Piazza (Macduff), Emanuele Braga (Banquo) e Veli Pekka Peltokallio, re Duncan.

Domenico Rigotti

A Torino un enfatico spettacolo che cita anche Pasolini
«Macbeth» degli eccessi tra rock industriale mitra, pistole e corazze

Shakespeare «riletto» da Malosti

TORINO - Il regista Valter Malosti offre come specchio all' incalzante, grandiosa macchina di morte del Macbeth di Shakespeare, una macchina teatrale barocca ridondante segni e segnali in una commistione di linguaggi e di generi. Lo stato allucinatorio che permea questa tragedia dell' immaginazione, nella quale il protagonista nella sua corsa al trono di Scozia e all' annientamento ancor prima di compiere i suoi delitti li vive nella mente e una volta compiuti li rivive insopportabili davanti ai suoi occhi, si trasforma in un succedersi di immagini e di stimoli visivi e sonori. Con il Macbeth di Valter Malosti si entra in un immaginario teatrale, fitto, esuberante e un po' scomposto che unisce la parola alla danza, il melodramma di Verdi alle musiche di Philip Glass, il «popolare» di Fabio Barovero tra suoni di bande e pavane al rock «maledetto» di Trent Reznor, le marionette del giapponese Bunraku a un grottesco alla Jarry. Il regista con le coreografie di Michela Lucenti, con un complesso e denso mondo sonoro, con interpolazioni dal Macbeth di Heiner Müller e da Orgia di Pier Paolo Pasolini, in uno trascolorare dell' essenziale spazio scenico - un quadrato di teli ideato da Paolo Baroni - dal nero risucchiante dell' indecisione nella prima parte, al rosso di un regno di sangue nella seconda, al bianco della follia nell' ultima, sembra voler evocare un tempo inquieto, colmo di forza, ebbro, stordito dalla sovrabbondanza di sangue e d' energia, per dirla con Nietzsche. Le parole, che la traduzione di Raul Montanari rende materiche, secche, precise, si intrecciano con corpi che si agitano in spasmi in una gestualità nervosa e spigolosa, si perdono e si fondono in visioni musicali, in immagini allucinate di bare che diventano teche, di streghe-ballerini en travesti dai neri tutù, di pistole, mitra e corazze, per far vivere la tragedia di un uomo che si illude di «comperare eternità divina vendendo ore di fango», come scrive Shakespeare. Ma l' operazione registica non riesce appieno e l' essenza del testo si smarrisce in eccessi di momenti di danza che non hanno sufficiente forza evocativa, come nella scena del sonnambulismo e della follia di Lady Macbeth, un «a solo» eseguito dalla Lucenti sulla evocativa, questa sì, musica del Macbeth di Verdi, si perde in eccessi di voci registrate in sovratono, in eccessi di suoni, in eccessi di immagini. Eccessi ben costruiti e ricercati ma che diventano segni che spesso si elidono tra loro, in questo spettacolo interessante con momenti di fascinazione ma enfatico e sovrabbondante, nel quale Valter Malosti è un intenso Macbeth dai molti volti, Graziano Piazza è un convincente Macduff, Michela Lucenti, una troppo algida Lady.

Magda Poli

Ultima modifica il Domenica, 06 Ottobre 2013 12:45

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