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MIA SCENA E' UN BOSCO (LA) - regia Tonino Conte

La mia scena è un bosco La mia scena è un bosco Regia Tonino Conte

uno spettacolo di Emanuele Luzzati
regia: Tonino Conte, ripresa da Claudio Orlandini, scene e costumi: Emanuele Luzzati
a cura di Paola Ratto
con Alberto Bergamini, Enrico Campanati, Pietro Fabbri, Paolo Maria Pilosio, Michela Rapetta, Veronica Rocca
e l'ottetto di fiati della Giovine Orchestra Genovese
direzione musicale: Pietro Borgonovo
Genova, Teatro della Tosse, dal 6 al 8 dicembre 2007

Panorama, N. 2 2008
Corriere della Sera, 30 dicembre  2007
Avvenire, 9 dicembre  2007
Amarcord Emanuele Luzzati

«Merde!»: Padre Ubu, ventruto e arrogante, sbotta nella sua imprecazione prediletta. Dalla scatola magica di La mia scena è un bosco ecco scaturire Pinocchio e Pulcinella, la Donna serpente e il gaio uccellatore Papageno del Flauto magico, chiamati a raduno sulle note di Wolfgang Amadeus Mozart (soprattutto) e Igor Stravinskij, Giacomo Puccini e Bruno Maderna, eseguite dall'ottetto di fiati della Giovine orchestra genovese. La regia di Tonino Conte anima con brio questo canovaccio del grande Lele Luzzati, lo scenografo scomparso quest'anno: un padre fondatore, cui il genovese Teatro della Tosse, dove l'arioso spettacolo (ora in tournée) ha debuttato, dedica inoltre fino al 26 gennaio la gaia mostra di scene e costumi Candido, ovvero Emanuele Luzzati, nella chiesa di Sant'Agostino. Se il geniale Will di Stratford-upon-Avon ci ricorda che tutto il mondo è teatro, Conte rincara: per lui tutto il teatro è plagio, rifacimento, citazione spudoratamente esibita. Ma che freschezza, che affiatamento tra Enrico Campanati, Pietro Fabbri, gli interpreti tutti. Nel segno di Luzzati, maestro d'incanti. E d'un teatro che sembra nascere semplicemente facendolo.

Roberto Barbolini

Omaggio a Luzzati, magia fatta di nulla

Emanuele Luzzati è stato un grande, poliedrico artista dall' animo gentile e dalla fantasia libera, dalle leggerezze ineguagliabili che hanno il sapore di una saggezza innocente, quella pacata e candida dell' infanzia del mondo. In teatro Luzzati è stato rivoluzionario, ha saputo creare da stracci illusioni di magnificenza: un mago Prospero dallo spirito chagalliano, suscitatore di incanti fatti di nulla. Per rendere omaggio a Luzzati, fondatore con Tonino Conte, Aldo Tionfo nel 1976 del Teatro della Tosse, oltre alla bellissima mostra «Candido ovvero Emanuele Luzzati», la compagnia fa rivivere l' unico testo teatrale di Luzzati La mia scena è un bosco che drammaturgicamente è come le sue scenografie, i suoi costumi, i suoi disegni: un collage fantastico di frammenti teatrali uniti dal suo immaginario, dalle sue parole lievi e libere come il suo segno. Uno spettacolo di raffinata e incantante squisitezza, con la regia creativa e colta di Tonino Conte, nel quale è racchiusa l' anima del gioco teatrale. Shakespeare incontra Jarry, Collodi Ionesco e Borges Boiardo, portati per mano dalle creature di Luzzati, i suoi meravigliosi Pulcinella, sciocchi furboni che dicono la verità con uno sberleffo, che ridono col mondo e del mondo, e poi dalla Regina della Notte, da un panciuto tracotante Padre Ubu, dalla sensuale Gatta nel bosco che scotta, da Pinocchio e da un Asino, un po' mesto insipiente collodiano e un po' saggio curioso di Apuleio. Alberto Bergamini, Enrico Campanati, Pietro Fabbri, Paolo Maria Pilosio, Michela Rapetta, Veronica Rocca sono i bravi estrosi interpreti di questa favola senza morale nella quale si gioca anche con la musica che corre da Mozart a Maderna, eseguita dal vivo dal bel ottetto di fiati della Giovine Orchestra Genovese. Uno splendido omaggio a quel re dell' immaginario che fu «Lele» Luzzati.

Magda Poli

In un bosco i sogni di Lele Luzzati

Applausi a Tonino Conte e al Teatro della Tosse: tributo al grande artista

È il manto azzurro della Regina della Notte del Flauto magico di Mozart a invadere e coprire il palco, prendendo il posto del sipario. E in quel blu bisogna annegare, se si vuole apprezzare appieno La mia scena è un bosco, spettacolo di Tonino Conte, rappresentato in anteprima al Teatro della Tosse di Genova e poi in tournée in tutta Italia (a Torino il 13 e 14 dicembre, ancora a Genova il 31 dicembre, a Grosseto il 17 e 18 gennaio, a Padova il 27 gennaio). Inutile cercare un filo conduttore che non sia la fantasia dello scenografo Lele Luzzati, scomparso un anno fa. Ai suoi personaggi, nati da ribelli tratti di matita, è dedicata questa messa in scena, nata da un canovaccio dello stesso Luzzati. Sul palco un bosco, i cui alberi sono mobili vecchi: un armadio con specchio, la testiera di un letto, poltrone e sedie diverse. È una scena tridimensionale, degradante verso lo spettatore, che avvolge i personaggi: Pinocchio, interpretato da Pietro Fabbri, che invoca il babbo e piange per i piedi bruciati nel 'caldaro', Pulcinella (Alberto Bergamini), che sogna se stesso, un grande Padre Ubu (Enrico Campanati) che dai testi di Jarry fa capolino da un trono di carta per lasciarsi convincere da un'ambigua 'gatta' (Michela Rapetta) a lanciarsi alla conquista del trono di Polonia. Su tutti, la Regina della Notte ( Veronica Rocca): svela i personaggi e li accompagna per mano a conoscere anche l'Asino-Bottom (Paolo Maria Pilosio).
Il lavoro pulsa di creatività e di trovate che affondano le radici nel teatro dei guitti e nei giochi dei bambini: qui Papageno e Papagena diventano bambole di carta. Serpenti di stoffa attraversano la scena, mentre un gioco di carte introduce le liriche dell'Orlando innamorato e mentre lo stesso manto della regina aiuta Campanati a raccontare la storia di William Shakespeare: poeta curioso, ansioso di vivere le vite degli altri. Colori e musica s'intrecciano grazie anche alla presenza in buca dell'ottetto di fiati della Giovine Orchestra Genovese e di una colonna sonora che spazia da Beethoven, a Puccini, a Prokofiev. Lunghi gli applausi, alla fine, dopo che gli attori si sono scambiati le maschere, quasi a dare un nuovo inizio alla loro vita sul palco. Giusta ricompensa anche per il regista Tonino Conte, che a sipario chiuso si schermisce: «Questi applausi – dice commosso – sono per Lele».

Elena Nieddu

Ultima modifica il Venerdì, 11 Ottobre 2013 11:43

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