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MADRE (LA) - regia Maria Grazia Mandruzzato

La madre La madre Regia Maria Grazia Mandruzzato

dal romanzo "Lettere di una novizia" di Guido Piovene
drammaturgia: Luca Scarlini
messa in scena: Maria Grazia Mandruzzato
con Maria Grazia Mandruzzato
Milano, Crt Teatro dell'arte, dal 27 novembre al 14 dicembre 2008

Corriere della Sera, 30 novembre 2008
Niente orpelli, basta l' attrice

A proposito de La madre, prodotto dal Crt e che Luca Scarlini ha tratto da Lettere di una novizia di Guido Piovene, romanzo del 1941, desidero dichiarare tutta la mia parzialità. Per ragioni che riguardano il teatro e per ragioni che riguardano la letteratura. In quanto alle prime, questo è il teatro che preferisco: il teatro povero; il teatro che, per mezzo di un' interpretazione d' attore o attraverso le immagini, si libera a priori di tutti gli orpelli retorici che ne condizionano l' esistenza. Naturalmente il teatro che ci sorprende con la semplice scelta di un testo non è di per sé garanzia di niente. Alla resa dei conti ciò che a noi più interessa è la scrittura scenica. Ma anch' essa non può essere un feticcio, come lo fu negli anni Settanta. Urge ripeterlo: il repertorio è una necessità, ma tale necessità deve riguardare la pubblica, civica educazione. Che si continui a mettere in scena Amleto; ma che la curiosità, l' esplorazione delle biblioteche, l' immaginazione, come si diceva una volta, prendano il potere. Il teatro povero, dunque. Il teatro in ombra, in disparte, ai margini. Gilles Deleuze, nell' altro secolo, avrebbe detto: il teatro minore. Poi, c' è la letteratura. Sempre più spesso il miglior teatro contemporaneo evade dal teatro, ovvero dalla drammaturgia. A volte, ciò accade in modi discutibili (e discutibile è anche l' operazione che Scarlini ha realizzato con l' interprete e regista Maria Grazia Mandruzzato). Come che sia, riscoprire un autore trascurato come Piovene resta una conquista culturale di cui il teatro è un veicolo privilegiato. Non starò qui a spiegarne le eventuali ragioni, e a lamentare che neppure l' anno scorso, anno centenario della sua nascita, fu buono perché si riaccendesse l' interesse per lo scrittore vicentino. Ma, non c' è dubbio, Piovene è una delle più complesse figure intellettuali del nostro Novecento; e Lettere d' una novizia, un romanzo epistolare, è un grande libro. Vi si racconta di Rita, una giovinetta che le circostanze spingono a farsi monaca. Le sue lettere tentano di spiegare perché a questo estremo passo tutto il suo essere si rifiuta. Vi è, nelle ragioni di Rita, una fitta rete di ambiguità, di reticenze, di ammissioni deliberate e quindi sospette. La principale antagonista della ragazza è la madre Elisa. Perché Elisa vuole che sua figlia entri in convento? Il torbido della figlia appare, nella madre, moltiplicato. Rita rappresenta, forse, l' individuale anima. Elisa rappresenta il mondo intero. In Piovene il punto di vista prevalente è quello della figlia (cioè il suo!). Scarlini e Mandruzzato rovesciano il tutto, con un pizzico di genialità, sia pure in troppo drastico modo, cioè riducendo le ragioni dell' insieme. Benché a Piovene fedeli, lo tradiscono fissandolo in una voce sola. Va però detto che quella voce è potente. Maria Grazia Mandruzzato è un' attrice-icona. È l' icona del compianto Thierry Salmon. Si muove, in scena, con una sicurezza e pienezza di mezzi senza confronti. Si siede a un tavolo; su di esso c' è un vaso con una gardenia; si slaccia una collana e, arrotolandola, la posa davanti a sé. Poi, con un moto di stizza, la getta a terra. Si alza in piedi. Come un' anima persa, gira intorno al tavolo, proclama le sue ragioni, le scandisce, si sistema la crocchia dei capelli, si passa le mani sugli occhi e sulla fronte, legge una lettera della figlia, replica il suo verdetto, per sempre condanna Rita al silenzio, ogni atto è male, è male ogni parola.

Franco Cordelli

Ultima modifica il Giovedì, 10 Ottobre 2013 08:34

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