sabato, 27 novembre, 2021
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METTICI LA MANO – regia Alessandro D’Alatri

"Mettici la mano", regia Alessandro D’Alatri. Foto Anna Camerlingo "Mettici la mano", regia Alessandro D’Alatri. Foto Anna Camerlingo

Commedia di Maurizio De Giovanni
Regia Alessandro D’Alatri
Con Adriano Falivene, Antonio Milo, Elisabetta Mirra
Costumi Alessandra Torella
Scene Toni Di Pace
Musiche Marco Zurzolo
Disegno luci Davide Sondelli
Fotografie di scena Anna Camerlingo
Produzione Gianpiero Mirra per Diana Or.i.s s.n.c.
Al Teatro Diana di Napoli dal 22 Ottobre al 21 Novembre 2021

www.Sipario.it, 25 ottobre 2021

Per chi ha apprezzato già libri e fiction de Il commissario Ricciardi, questo spettacolo sarà un po’ come ritrovare un amico sincero, una persona che magari non si incontra da un po’, ma che si ha sempre il piacere di rivedere e con cui è sempre bello parlare e stare ad ascoltare. Diretto, ben fatto, forte e di grande effetto comico, ma anche riflessivo, d’impatto e schietto, Mettici la mano è una sorta di spin – off del commissario di De Giovanni amatissimo da napoletani e non. L’ambientazione della Napoli un po’ antica viene riproposta, ma con una decina d’anni di ritardo rispetto a quella della fortunata serie televisiva Rai, (quindi negli anni Quaranta stavolta), ma le scenografie e la riproduzione sono perfette e calde, accogliendo il pubblico per la grande ripartenza del Teatro Diana. Una mattina di sole apparentemente tranquilla viene in realtà scossa dai bombardamenti preannunciati dalle sirene che squarciano il silenzio e le voci che chiacchierano in città, facendo ritrovare tanti sconosciuti insieme nello stesso rifugio, a condividere ansie, paure, speranze. Tutti alla ricerca di una nuova normalità, di una vita che sappia loro ridonare quella quotidianità una volta risultante banale e invece in quel momento così tanto ricercata e desiderata. E chi non coglierebbe immediatamente il paragone con la situazione attuale, la nostra tranquillità squarciata e tagliata in tanti pezzi dai bombardamenti del Covid – 19? Riflessione obbligata quella in cui ci si sofferma sul fatto che nella commedia sarà proprio sul finale che una statua della Madonna dell’Immacolata, scampata al disastro della sua chiesa e posta provvisoriamente in un seminterrato di tufo, rappresenterà in un certo qual modo il giudice silenzioso, ma comprensivo, che ridonerà speranza e vita per un nuovo inizio, ancora una volta. Proprio in quel seminterrato si ritrova infatti un insolito terzetto: un brigadiere, un femminiello che esercita con leggerezza e comica bonarietà la prostituzione e una ragazzina colpevole di un omicidio a causa di un tanto grande quanto impegnativo segreto che porta con sé. Una divisa, seria e al servizio della legge; un travestimento, scherzoso, divertente e pieno di compassione e di un mai risolto amore per il brigadiere, ecco le due figure co – protagoniste e al tempo stesso antitetiche appena descritte: già personaggi della stessa fiction tv, vengono questa volta estrapolate per esser poi nuovamente colorate di nuova vita teatrale, di nuovo rapporto col pubblico, dal vivo e quindi più diretto. La scena sempre uguale viene tuttavia movimentata dai particolari “effetti speciali” donati dai bombardamenti e quindi dai conseguenti sussulti e, seppur il dialogo fra i tre risulta seguire lo schema iniziale fino alla fine, mantenendosi sulla stessa linea, la comicità prorompente e le risate sincere degli spettatori si uniscono al pensiero critico e all’immedesimazione nell’anima di quegli stessi personaggi, che sono un po’ tutti noi. E quel medesimo dialogo tuttavia cambia, divenendo comunque sempre più intimo e serrato e provocando la riflessione sempre più profonda sulla difficoltà della vita quando devi in qualche modo indossare una maschera senza poter essere accettato per quello che sei o devi, specialmente nella società dell’epoca, sottometterti al potere per poter non vivere, ma sopravvivere. Il rigore di una divisa e la frivolezza di un travestimento sono tuttavia accomunati dalla bontà e dalla comprensione di chi il dolore, per un verso o per l’altro, se lo porta dentro ed è consapevole del fatto che soltanto condividendolo potrà trasformarlo in qualcosa di bello, che darà a sua volta luogo a un nuovo inizio, dato dalla misura del passato che tende verso la bellezza del futuro. Di grande bravura, resa e presenza scenica, oltre che espressività potente che quasi richiama le maschere del teatro dell’arte e della classica commedia all’italiana, gli attori Milo, Falivene e Mirra, sposano perfettamente i loro personaggi, standoci nei panni come fossero a casa, delineati nei loro contorni e nel loro animo dalla formidabile e scorrevole penna del maestro delle parole Maurizio De Giovanni.

Francesca Myriam Chiatto

Ultima modifica il Lunedì, 25 Ottobre 2021 03:30

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