lunedì, 06 aprile, 2020
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MINE VAGANTI - regia Ferzan Ozpetek

"Mine vaganti", regia Ferzan Ozpetek. Foto Romolo Eucalitto "Mine vaganti", regia Ferzan Ozpetek. Foto Romolo Eucalitto

uno spettacolo di Ferzan Ozpetek
con Francesco Pannofino, Paola Minaccioni, Arturo Muselli, Giorgio Marchesi
e con Caterina Vertova e in ordine alfabetico Roberta Astuti, Sarah Falanga,
Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini, Edoardo Purgatori
produzione Nuovo Teatro / Fondazione Teatro della Toscana
al teatro Ponchielli, Cremona, 11 febbraio 2020

www.Sipario.it, 17 febbraio 2020

Cosa spinge un regista come Ferzan Ozpetek a portare in scena un suo film? La risposta è forse fare outing e dire, fuori dai denti, la mia cifra estetica non è la commedia dei sentimenti, non sono gli affreschi altoborghesi di liquide identità sessuali, ma è la farsa, verrebbe voglia di dire la farsa plautina. Perché questo è Mine vaganti, ovvero la trasposizione teatrale dell’omonimo film.
La storia del doppio venire allo scoperto di Antonio (Giorgio Marchesi) e Tommaso (Arturo Muselli) che denunciano la loro omosessualità è la questio del racconto, riletta in un lungo flashback da Tommaso. Se a questo si aggiunge che i due sono i figli di Vincenzo Cantone (Francesco Pannofino), imprenditore di un pastificio nella provincia campana, pronto a passare il testimone ai figli e a ingrandire l’impresa il gioco è fatto, condito di tutti i luoghi comuni legati all’omosessualità che si accentuano fino al grottesco in un contesto di profonda provincia italiana. In un interno borghese da veaudeville i caratteri sono delineati con l’evidenziatore: la mascolinità paterna, la cecità consapevole di mamma Stefania (Paola Minaccioni), la natura irrequieta della nonna – la mina vagante del titolo – una fascinosa Caterina Vertova. A questi caratteri principali si affiancano una serie di maschere che vanno dalla zia zitella e ubriacona agli amici supergay di Tommaso, aspirante scrittore e non certo futuro laureato in economia come ha fatto intendere alla famiglia.
Tutto questo sul palcoscenico accade scandito da una serie di siparietti velati che hanno l’effetto cinematografico di un montaggio a vista. I colori dei costumi sono sgargianti, a tratti eccessivi, mentre alla ribalta ci sono punti luci come nel miglior varietà: scene e costumi sono rispettivamente di Luigi Ferrigno, Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari. È questo particolare scenico a dare la cifra teatrale di Mine Vaganti, laddove per Opzetek il teatrale si traduce nell’eccesso, nella macchietta, nella stereotipia. In tutto questo Pannofino è maestro, si porta via il pubblico così come Minaccioni, animali da varietà che sanno coinvolgere la platea destinata ad essere il paese che mormora sui figli froci dell’imprenditore. Il rompere la quarta parete, il chiedere la partecipazione del pubblico fa sì che – più o meno consapevolmente – il pubblico si faccia complice dei pregiudizi, del chiacchiericcio sulle tendenze sessuali dei figli dell’imprenditore. Ridiamo di quello che accade per scoprirci alla fine non troppo diversi dal papà dei due ragazzi gay. Ed è questo, forse, l’aspetto più interessate, il riflesso più intrigante di uno spettacolo colorato e folcloristico.
Gli attori microfonati in maniera eccessiva – i baci che si danno schioccano come fucilate -, la prevedibilità della narrazione, il lento e inesorabile scivolare verso una caricatura dei caratteri fino a trasformarli in macchiette hanno facile presa sul pubblico, ma finiscono con trasformare l’intero lavoro in una sit-com, in un prodotto di predigerita accessibilità televisiva. Si crede che Mine vaganti di Ferzan Opzetek abbia il pregio di rivelare la vera essenza del cinema del regista che naviga con sicurezza fra stereotipi, raccontando i luoghi comuni di un’Italia perbenista e gretta che si salva solo laddove l’omologazione non vince. Ma rimane il dubbio che anche quell’eccezione alla fine faccia la regola di un tutto indistinto che si stempera e si colora dell’intrattenimento facile che nobilmente ci svaga, ci diverte e ci fa un po’ perdere di vista.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Sabato, 29 Febbraio 2020 09:51

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