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MOLIÈRE/IL MISANTROPO OVVERO IL NEVROTICO IN AMORE - regia Valter Malosti

"Moliére/Il Misantropo, ovvero il nevrotico in amore", regia Valter Malosti. Foto Tommaso Le Pera "Moliére/Il Misantropo, ovvero il nevrotico in amore", regia Valter Malosti. Foto Tommaso Le Pera

versione italiana e adattamento Fabrizio Sinisi e Valter Malosti
uno spettacolo di Valter Malosti
con Valter Malosti, Anna Della Rosa, Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Paolo Giangrasso,
Roberta Lanave, Matteo Baiardi, Marcello Spinetta

costumi Grazia Materia
scene Gregorio Zurla
luci Francesco Dell’Elba
cura del movimento Alessio Maria Romano
assistente alla regia Elena Serra
canzone di Bruno De Franceschi; al contrabbasso Furio Di Castri
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Carcano Centro D’Arte Contemporanea, LuganoInScena,
in collaborazione con Intesa San Paolo
al teatro Sociale, Brescia 12 gennaio 2020

www.Sipario.it, 16 febbraio 2020

Ha una faccia da schiaffi Valter Malosti in abito traslucido, sembra uscire da un B movie anni Settanta, il suo Alceste è scostante, bilioso, francamente antipatico… e infatti altrimenti che misantropo sarebbe? Malosti s’inventa una sorta di ring su cui si gioca la futilità di un’umanità pop e un po’ greve in cui l’apparenza può più dell’essere, in cui il gioco della seduzione e dell’esser sedotti si trasforma in una danza parossistica e grottesca. Ad emergere in questa communitas di burattini, di parvenu, di vanesi sono Valter Malosti/Alceste e Anna Della Rosa/Célimène i cui scontri/incontri sono l’assoluto dell’incontro/scontro fra un uomo e una donna, sono l’erotica dei due sessi. Tutto questo accade in scena con un gusto pop che a tratti sembra trattenuto, in cui tutto è sgargiante, abbagliante. Malosti è regista interno all’azione. È arbitro e parte in gioco di un duello con Célimène che finisce con far passare in secondo piano tutti gli altri legami e ruoli della pièce. È come se la drammaturgia, cofirmata da Malosti e Fabrizio Sinisi, volesse assolutizzare il rapporto fra Alceste e Célimène ed in questo mettere in crisi la natura stessa della misantropia del personaggio molièriano per farlo scivolare verso un dongiovannismo che si esplicita nell’inserto del dialogo fra il burlador e donna Elvira. Come spesso nel suo teatro, Valter Malosti procede per spiazzamenti, è come se facesse virate improvvise, derapage col rischio di uscire fuori strada in questo suo itinerario molieriano che dalla Scuola delle mogli è impegnato a presentare il drammaturgo francese lungo un crinale di oracolistica capacità di leggere e interpretare la malattia del narcisismo contemporaneo. Anna Della Rosa asseconda Valter Malosti e si dimostra in piena sintonia, dando alla sua Célimène un tratto eroticamente isterico che seduce, che la fa apparire mai pienamente succube, forte più di quanto ci si potrebbe attendere. Nel Misantropo Valter Malosti sembra proiettarsi o anticipare il suo secreto desiderio: affrontare la figura di Don Giovanni, affascinato dall’età del narcisismo di un XVII secolo che appare così simile, troppo simile al nostro XXI secolo. Questioni di prospettive, sguardi in avanti di una fare teatro che Valter Malosti conduce in maniera sfacciata, provocatoria, un modus facendi che non può che porre domande, che può essere accettato o meno, ma certo non ignorato.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 16 Febbraio 2020 11:43

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