venerdì, 15 novembre, 2019
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MARY SAID WHAT SHE SAID - regia, scena e luci Robert Wilson

Isabelle Huppert in "Mary said what she said", regia Robert Wilson. Foto Lucie Jansch Isabelle Huppert in "Mary said what she said", regia Robert Wilson. Foto Lucie Jansch

di Darryl Pinckney
Regia, scene e luci Robert Wilson
con Isabelle Huppert
Musica: Ludovico Einaudi
Costumi: Jacques Reynaud. Co-regia: Charles Chemin
Collaborazione alla scenografia: Annick Lavallée-Benny
Collaborazione al disegno luci: Xavier Baron
Collaborazione alla creazione dei costumi: Pascale Paume
Collaborazione ai movimenti: Fani Sarantari
Sound design: Nick Sagar. Make up design: Sylvie Cailler. Hair design: Jocelyne Milazzo
Traduzione dall'inglese Fabrice Scott
Scene e accessori realizzati da Atelier Espace et Compagnie. Costumi realizzati da Atelier Caraco. Calzature realizzate da Repetto
Produzione: Théâtre de la Ville – Parigi. Coprodotto da Wiener Festwochen - Vienna, Teatro della Pergola - Firenze, Internationaal Theater - Amsterdam, Thalia Theater – Amburgo in collaborazione con EdM Productions. Prima assoluta 22 maggio 2019 al Théâtre de la Ville - Espace Cardin

www.Sipario.it, 14 ottobre 2019

Un video d'un cagnolino con i colori della Juve che cerca coattivamente senza successo di mordersi la coda, racchiuso all'interno d'una cornice dorata dalle fogge barocche posta al centro e in alto d'un sipario rosso, accoglie gli spettatori del Teatro della Pergola di Firenze prima che inizi lo spettacolo su Maria Stuarda titolato Mary said what she said (Maria ha detto quello che ha detto) del sempre geniale Bob Wilson utilizzando un testo astratto dai connotati beckettiani scritto da Darryl Pinckeney. Un chiaro riferimento certamente a colei che per 100 minuti farà rivivere uno dei personaggi più paradigmatici dagli accenti chiaroscurali della storia britannica del XVI secolo, così come è stata quella della regina di Scozia, Maria Stuarda (per un anno e mezzo pure regina consorte di Francia e anche regina d'Inghilterra per gli inglesi di quel tempo che non riconoscevano Elisabetta I come legittima erede di Enrico VIII), qui raffigurata e incarnata da una strepitosa Isabelle Huppert. La quale appare all'inizio quasi sbucare fuori da una nebulosa biancastra che solo Bob Wilson sa coniugare in tutti colori dei grigi, rendendola surreale vaporosa ed evanescente con i suoi marchingegni di illuminotecnica. Agghindata con un lungo abito nero-antracite tutto luccicori dalle maniche sbuffanti che s'allarga dalla vita in giù, la Huppert sembra una sculturina di Capodimonte, cui le fa pendant una fascia al collo della stessa stoffa del vestito al posto d'una preziosa collana, a guisa che i suoi capelli tirati e raccolti doviziosamente dietro la nuca evidenziano un viso laccato di bianco, come è nel costume di Wilson, e le labbra dipinte di rosso. Curiosamente quando cammina più o meno velocemente al ritmo di danza, grazie pure alle seriali musiche di Ludovico Einaudi, sembra scivolare sul palcoscenico come se avesse della sciolina ai piedi o degli invisibili pattini a rotelle. Si esprime in francese la Huppert senza enfasi o ruffianerie e non fa niente se per i primi quindici minuti la sua voce si diffonde registrata nell'aere, un po' meccanica invero, facendosi vocalmente più sostenuta quando emette verbo, diventando le sue parole, in almeno due o tre momenti, velocissime emesse da una bocca ad imbuto o estremamente aperta in una sorta di grido sovraumano col volto illuminato di verde. Del resto è lei stessa che dice che avrebbe voluto essere un uomo, un re e non una regina. Invece adesso è lì questa femmina, richiusa in una torre nella sua ultima notte di vita, perché il giorno dopo le sarebbe stata mozzata la testa con una certa difficoltà (c'è voluto un secondo colpo di scure per tagliargliela), condannata a morte dalla cugina Elisabetta I per aver congiurato contro di lei. Poi "esposta alla folla dopo la decapitazione, la gonna di Maria...iniziò a muoversi e dal di sotto uscì un piccolo cane che la regina era riuscita a nascondere sotto le lunghe vesti". Messaggio ricevuto in busta chiusa nella concierge dell'hotel prima della mia partenza, certamente inviato dall'ufficio stampa della Pergola che riporto virgolettato, forse anche per dare un senso del perché prima dell'apertura del sipario un cagnolino poteva apparire in video all'interno d'una cornice. Sia come sia Isabelle Huppert è stata unica, siderica, spettrale e infernale, in perfetta sintonia con Bob Wilson che lo si vede sempre come un regista razionale, che mette in scena spettacoli che escono dal freezer, estetizzanti, buoni solo per gli occhi, tuttavia sempre affascinanti da permettere allo spettatore di farlo navigare per oceani neuronali e se alcune volte può sembrare che ricalchi schemi e situazioni precedenti è perché è questo il suo modo di esprimersi, basta leggere cosa è stata la sua infanzia, arricchendo sempre la scena con immagini visionarie che si possono rinvenire solo nei nostri sogni. Il testo di Darryl Pinckney ripercorre la storia di Maria Stuarda fatta rivivere la notte prima della sua esecuzione quando aveva solo 45 anni, che la Huppert racconta come se non le appartenesse, mangiandosi letteralmente il palcoscenico, andando in lungo e in largo come una trottola o una tartaruga, Una donna diventata regina di Scozia a solo sei giorni dalla sua nascita, cresciuta ed educata alla corte francese di Caterina dei Medici, che ha dovuto combattere, lei cattolica, con i suoi Lord calvinisti, che ha avuto tre mariti, il primo a 16 anni con Francesco II che gli muore solo dopo due anni : il secondo a 23 anni con Lord Darnley suo cugino di 1° grado, ottuso e violento - da cui avrà l'unico suo figlio, Giacomo VI - dal quale divorzia perché pare che Maria trescasse con tale Davide Rizzio, musico italiano d'origine piemontese, fatto fuori dallo stesso Darnley. Il quale a sua volta verrà ucciso dal conte Bothwell, certamente non uno stinco di santo, perché anche lui violento, diventato poi il suo terzo marito che alle prima pare abbia stuprato Maria, ingravidandola e uscendone fuori con un con un aborto di due gemelli. Costretta ad abdicare quando ha solo 25 anni, si rifugia in Inghilterra pensando che Elisabetta I potesse aiutarla, invece la cugina la imprigiona per quasi 20 anni. In quegli anni diventa l'anima del cattolicesimo inglese sentandosi quasi una santa degna di protezione e molti complotti, come quello più noto di Babington, furono organizzati in suo nome per assassinare Elisabetta e mettere Maria sul trono. Invece poi sappiamo che fine farà. Gli applausi alla fine non finivano mai e questa Maria Stuarda secondo Huppert-Wilson, insieme sul palco a ringraziare il pubblico, farà parte delle antologie teatrali, uno spettacolo che tanti rimpiangeranno per non averlo potuto vedere.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Ottobre 2019 17:14

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