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LIBERA I MIEI NEMICI - regia Basilio Musolino

"Libera i miei nemici", regia Basilio Musolino "Libera i miei nemici", regia Basilio Musolino

dall'omonimo romanzo di Rocco Carbone

con
 Domenico Cucinotta, Renata Falcone, Mariapia Rizzo

adattamento e regia Basilio Musolino

scenografia, disegno luci e costumi Aldo Zucco

produzione Teatro dei Naviganti

Messina, Sala Laudamo 6-7 febbraio 2016

www.Sipario.it, 7 febbraio 2016

Con Libera i miei nemici, un romanzo del 2005 di Rocco Carbone, edito da Mondadori, adattato e messo in scena da Basilio Musolino nella Sala Laudamo di Messina, sembra esser tornati al terrorismo degli anni '70 e '80 del secolo scorso, a quegli anni di piombo quando tante nostre città italiane, ma anche europee, venivano macchiate col sangue di giudici, giornalisti, politici, forze dell'ordine e talvolta di semplici e innocenti cittadini. Io non so se al momento alcuni brigatisti neri o rossi stanno scontando le loro pene in carcere, so solo che tanti sono liberi, svolgono i lavori più disparati e si sono integrati ormai a vivere una vita socialmente "normale". La frase biblica del titolo rivolta forse ad un legislatore, ad un governo, ad un dio, risuona come un voler chiedere perdono per gli atti, certamente non veniali, compiuti da tanti giovani che, all'inizio, colti da fervori rivoluzionari o da passioni libertarie, li ha visti poi protagonisti d'un disegno politico molto più grande di quello che pensavano e li ha fatti partecipare ad azioni belliche in cui morivano tanti innocenti e il cui vero nemico si disperdeva in tanti rivoli da diventare quasi invisibile e irriconoscibile. Questo spettacolo vuole forse colmare un buco nero, riprendere le fila d'uno avvenimento non chiaro che ha visto coinvolta la giovane Francesca (Renata Falcone), rimasta uccisa in uno scontro a fuoco per mano d'una algida Lucia (Maria Pia Rizzo), in carcere da oltre 18 anni e che Lorenzo, fidanzato di Francesca sin dai tempi della scuola, cui da vita animosamente e amabilmente Domenico Cucinotta, svolgendo attività di volontariato come insegnante d'italiano per le recluse, va a trovare in carcere per capire i motivi del suo gesto. Su una scena minimale composta da quattro sedie e due tavoli di diversa foggia rigorosamente in metallo (quella di Aldo Zucco, sue pure le luci) i tre protagonisti cercano, con l'utilizzo di alcuni flashback che attraversano un ventennio, un motivo di quel gesto. Non lo troveranno, precipitando in un altro buco nero e con loro pure noi.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Martedì, 09 Febbraio 2016 00:10

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