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LEI. CINQUE STORIE PER CASANOVA - regia Luca De Fusco

Lei. Cinque storie per Casanova Lei. Cinque storie per Casanova Regia Luca De Fusco

di Paola Capriolo, Benedetta Cibrario, Carla Menaldo, Maria Luisa Spaziani, Mariolina Venezia
progetto e regia: Luca De Fusco
Napoli Teatro Festival - Prima assoluta
Napoli, Certosa di San Martino, 13, 14, 15 giugno 2008

Corriere della Sera, 29 giugno 2008
La Stampa, 18 giugno 2008
Il Mattino, 15 giugno 2008
Cinque donne-autrici «contro» Casanova

Cinque donne che hanno attraversato la vita di Casanova raccontate da cinque scrittrici, per offrirne in Lei un ritratto in bilico tra nostalgia, rancore e tenerezza. Su un grande letto la brava Giovanna Di Rauso è la monaca M. M. che si strugge di passione sensuale nel torbido, intenso testo di Carla Menaldo. Ragione e rigore intellettuale per l' Henriette di Benedetta Cibrario, che Sara Bertelà interpreta immersa in una vasca da bagno. Rinchiusa in una gabbia, ostinata fino all' autodistruzione nel negarsi a Casanova, è la Charpillon dell' intensa Gaia Aprea, che Paola Capriolo avvolge di misterioso astio. Di splendida lievità, ironia e malizia Lucrezia, che sottrae con uno stratagemma la figlia alle attenzioni del suo vecchio amante, creata da Maria Luisa Spaziani e interpretata dalla bravissima Anita Bertolucci. Lia, Marta Richeldi, cede al vecchio, bolso Casanova di Mariolina Venezia. Un raffinato spettacolo di Luca De Fusco nella splendida Certosa di San Martino a Napoli, ambientazione che dà alla storia un tocco di irriverente empietà che ben si addice a Casanova.

Magda Poli

Tutte pazze per Casanova

serial killer della seduzione

Bugiardo o meno nel racconto delle proprie imprese, Giacomo Casanova si distingue da altri seduttori seriali per il genuino interesse e la curiosità che sembra provare nei confronti di ciascuna delle sue conquiste. E' probabile, anzi, che questo sia stato un fattore fondamentale del suo successo.

Ma le donne, dal canto loro, cosa avranno pensato di lui? Oggi cinque scrittrici - Paola Capriolo, Benedetta Cibrario, Carla Menaldo, Maria Luisa Spaziani e Mariolina Venezia - provano a dare una voce ad altrettante femmine incontrate dal nostro: la Charpillon, Henriette, la monaca di clausura nota solo come MM, Lucrezia e la giovanissima Lia. Questi monologhi sono stati commissionati e poi messi in scena (Lei. Cinque storie per Casanova) da Luca De Fusco, il quale nulla ha trascurato pur di far fare bella figura allo Stabile del Veneto ospite del Napoli Teatro Festival Italia. Avvalendosi della possibilità adottata dal Festival di agire nel vasto agglomerato urbano (ma non dovevano costruire una città del teatro al porto?), ha scelto la sede più magica possibile, la Certosa di San Martino, sfruttando l'occasione per farne visitare alcune zone meravigliose. Poi ha scritturato attrici non solo molto brave, ma anche estremamente attraenti, e non al modo delle loro colleghe della celluloide, spesso stereotipate dal chirurgo. Un paio poi le ha addirittura spogliate, il che in piccoli spazi è un'arma potente: trovarsi a tu per tu con una bella donna seminuda che ti guarda negli occhi, Rosa Fumetto docet, ottunde il senso critico e mette in condizione di inferiorità.

Così gli spettatori, in numero ristretto, fanno quadrato intorno al letto dove la monaca (Giovanna Di Rauso) è in preda a una non dissimulata crisi di astinenza sessuale; poi si trovano davanti alla vasca da bagno dentro la quale Henriette (Sara Bertelà) riporta alla luce ricordi risvegliati dalla notizia che Casanova, cinque anni dopo, è nuovamente nella sua Parigi. La Charpillon (Gaia Aprea) la vediamo invece attraverso le sbarre di una gabbia: infatti è finita male, in prigione, dopo un'esistenza disastrosa il cui unico lume non è, come per le altre, la reminiscenza dei bei giorni passati con l'avventuriero veneziano, bensì l'orgoglio di essere riuscita, dispettosamente, a non concederglisi mai. Lucrezia (Anita Bartolucci) è invece una donna matura, il cui trascorso con Casanova, risalente a più di diciott'anni prima, è riproposto dal presentarsi di costui come corteggiatore della figlia. Lia (Marta Richeldi), infine, è una ragazzetta che si concede a Casanova ormai vecchio più che altro per capriccio. Vince la stimolante gara, per una incollatura, l'episodio della Spaziani, anche per le occasioni di umorismo gustosamente sfruttate dalla Bartolucci; seconde alla pari arrivano le tre beauties Di Rauso, Bertelà e Aprea, staccando l'acerba Richeldi, il cui soliloquio, forse superfluo, non si giova dall'imposizione di un accento veneto mal sopportato dal dettato.

Poco prima, l'adiacente chiesa della Certosa ospita sermoni moderni sulla falsariga di quelli classici dei gesuiti. A me ne è toccato uno di Alessandro Dal Lago, di indignazione un po' scontata sugli emigranti sulle carrette del mare: ricco di eloquenza ma povero di sviluppo, e letto da Massimo Popolizio con bella autorità.

Masolino D'Amico

Dieci donne nello specchio di Casanova

Intelligente percorso scenico in cinque ambienti della Certosa dove cinque attrici, nel ruolo di ex amanti del libertino, recitano i monologhi di altrettante scrittrici

Qualcuno ha detto che Casanova era impotente, nel senso che la sua inesausta caccia alle donne rivelerebbe l'incapacità di possederne una qualsiasi in maniera soddisfacente. Ed io aggiungo che forse il gran libertino era anche omosessuale. In fondo è la stessa cosa: perché parlo dell'omosessualità quale la sentiva e viveva Genet, come desiderio di sé e, quindi, portato di una solitudine ontologica. In breve, accadeva a Casanova ciò che accade alle «Serve» secondo Jean-Paul Sartre: ciascuna di esse non vede nell'altra che se stessa distante da sé». In altri termini, per l'avventuriero veneziano le donne erano soltanto uno specchio. E proprio il tema dello specchio presiede allo spettacolo «Lei. Cinque storie per Casanova» che, nato da un'idea di Luca De Fusco, il Napoli Teatro Festival Italia presenta alla Certosa di San Martino nell'ambito della sezione «L'età nobile e il contemporaneo». Cinque scrittrici di oggi - Carla Menaldo, Benedetta Cibrario, Paola Capriolo, Maria Luisa Spaziani e Mariolina Venezia - danno voce ad altrettanti dei personaggi femminili citati dal Nostro nelle sue memorie: rispettivamente la monaca MM, maestra nell'arte dei sensi; Henriette, forse il primo amore di Casanova; la Charpillon, l'unica che dice no; Lucrezia, inventrice di un incesto di comodo; e Lia, l'unica che, una buona volta, seduce il seduttore per antonomasia. Ebbene, in questo spettacolo - intelligente e fine, occorre dir subito - il citato tema dello specchio (sottolineato, del resto, dagli accenni al voyeurismo, alla masturbazione e al lesbismo) si svolge come il gioco delle scatole cinesi: non solo avviene, poiché scrivere è sempre guardarsi in uno specchio, che le cinque scrittrici in parola si guardino nei loro personaggi, ma succede pure che i loro personaggi si guardino in Casanova. Le donne qui rievocate utilizzano il mito e il ricordo del fascinoso cavaliere per parlare soprattutto di sé. E Casanova, dunque, rimane murato nella sua fissa proverbialità, come - per riprendere l'efficacissima definizione della Spaziani - una «statuina del presepio napoletano». Tutto questo è reso dalla regia di De Fusco con un acume e un'inventiva che sposano perfettamente le ragioni della letteratura a quelle del teatro. Si adotta, evidentemente, la forma dello Stationendrama. Ma, nel compiere il percorso stabilito nei vari ambienti della Certosa, gli spettatori hanno l'impressione di aggirarsi in un appartamento vuoto e di trovarsi, entrando successivamente in cinque delle sue stanze, per l'appunto di fronte a uno specchio. La sensazione è acuita ulteriormente dalla stretta vicinanza - quasi un contatto fisico - del pubblico alle interpreti. E per giunta la specularità viene richiamata, insieme, sul piano realistico (lo specchio della toilette davanti a cui si trucca Lucrezia) e sul versante metaforico (la gabbia in cui è chiusa la Charpillon che ha ingabbiato Casanova). Bravissime le attrici in campo: Giovanna Di Rauso (la monaca MM), Sara Bertelà (Henriette), Gaia Aprea (la Charpillon), Anita Bartolucci (Lucrezia) e Marta Richeldi (Lia). Ma elogio migliore non saprei fare a questo spettacolo del dire che mi ha fatto pensare a Schnitzler, il quale, d'altronde, nemmeno lui scherzava: visto che nel diario arrivò a registrare 593 amplessi per il solo 1889 e il 10 agosto dell'anno successivo annotò: «Se sono stato casto per un certo numero di giorni, sei o nove al massimo, divento semplicemente una bestia». Preso dalla nostalgia, il suo Casanova, ormai vecchio, cominciò a girare come un uccello intorno a Venezia, «calando da libere altezze in sempre più strette volute». Ma, se ora volasse sulla Certosa di San Martino, a terra non ci arriverebbe. Lo aspettano cinque scrittrici e cinque attrici. Dieci donne. E hanno tutte la mira buona.

Enrico Fiore

Ultima modifica il Domenica, 22 Settembre 2013 06:26

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