sabato, 27 novembre, 2021
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LADY GREY - regia Marco Maccieri

Alice Giroldini in "Lady Grey", regia Marco Maccieri. Foto Nicolo' Degl'Incerti Tocci Alice Giroldini in "Lady Grey", regia Marco Maccieri. Foto Nicolo' Degl'Incerti Tocci

(Con le luci sempre più fioche)
di Will Eno
traduzione di Elena Battista, commissionata da BAM Teatro
con Alice Giroldini
regia Marco Maccieri
produzione Centro Teatrale MaMiMò
progetto vincitore del bando “Mal di Palco 2018”, Tangram- Torino
Trento, teatro Portland 15 ottobre 2021

www.Sipario.it, 18 ottobre 2021

La donna e l’attrice, al centro del mondo e del palcoscenico nonchè di se stessa prima attende l’entrata in sala degli spettatori in una penombra tra l’ammaliante e il tragico. Poi, quando è ora parla a un universo, che gli spettatori rappresentano, forse non rendendosi conto di distrazioni ma sperando che gli stessi stiano ad ascoltarla. E infatti si sforza di richiamare l’attenzione, con mille peripezie, ballando, cantando, cercando di svegliare gli assopiti (ove ce ne fossero ovviamente). Addirittura, a un certo punto, chiedendo “Mi spoglio? Lo immaginavo”, pur non facendolo, ma intuendo qualcosa, quello che avrebbe sicuramente attenzionato, insomma siamo sempre lì, volendo. L’autoanalisi della donna però parte da un tema-bambina, la maestra che dice di portare nella classe il Mostra e Dimostra , un oggetto, un qualcosa che più di altro rappresenti la propria persona. Quale occasione migliore per portare se stessa, spogliarsi di tutto, svelarsi? Il pubblico davanti all’attrice è seduto, al buio, non si vede, sta ad ascoltare ciò che di importante lei deve dire. Importante, certo, perché introspettivo, riflettente e specchio della vita. Il testo di Will Eno porta ancora una volta in quella direzione, magistrale, ricordandoci i nostri connotati e una visione d’insieme con sforzo però di vederla propria, di aumentare consapevolezza. L’attrice si spoglia invece del proprio ruolo, rinuncia al teatro appunto per svelare se stessa, la sua ricerca identificativa, raccontandosi in un’operazione privatamente, per paradosso, dangerous, pericolosa. E’ un percorso difficile, che però lei sente di fare, invitando i presenti a fare lo stesso. L’attrice è comunque l’attrice, i propri connotati svelati raccontano talvolta anche delle sue recite, del suo essere interprete, donna e attrice assieme. Microfono e faro puntato, riverbero della voce, una poltrona sulla quale sedersi, alternandosi tra realtà e la finzione del teatro. Ma vince la realtà. O almeno sembra. Il raccontarsi non è semplice, non può esserlo anche perché può sembrare troppo allargato o troppo parziale, difficile collocarlo nella giusta dimensione. Ma chi siamo, tutti noi? Chi siamo come donne? Chi sono io, vi interessa? Sono interrogativi fiume, è il teatro di Will Eno, così attento all’introspezione umana, psicologica. Un teatro che dilania attraverso rasoiate fendenti, che può anche ferire, o nel migliore dei casi scuotere le coscienze. Ma al tempo stesso è la vita, è il cercarsi dentro e probabilmente il trovarsi, il capirsi, per meglio relazionarsi. E’ il paradosso della donna lo spogliarsi di se stessa, del non avere nessun nome, della sua frenesia di raccontare una sofferenza importante e profonda che passa anche attraverso “la semplicità” del suo vestito argentato, così riflesso da voler esser vista, sentita. Una persona e una donna che ha bisogno di venir ascoltata, e di avere scambio con i suoi simili, anche perché rappresenta in pieno l’umanità con le debolezze, la rabbia dentro, le fobie, tutto narrato con una forza apparente, coraggiosa. La regia di Marco Maccieri testimonia tutto questo e offre alla splendida interprete, Alice Giroldini, lo spazio e il tempo per essere viva per reazione, per mostrare le sue molte personalità e le dolenti note. Forse solo spogliandosi in ombra si può aver l’occasione di far spogliare i propri simili, di poter aver qualcuno dentro, e di essere dentro qualcuno. Uno scambio per esistere, esserci. Ed essendo “Lady Grey” uno spettacolo divertente, e feroce al tempo stesso, è un godimento continuo.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Lunedì, 18 Ottobre 2021 17:54

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