lunedì, 14 ottobre, 2019
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LUCIANO - regia Danio Manfredini

“Luciano”, regia Danio Manfredini “Luciano”, regia Danio Manfredini

Ideazione e regia Danio Manfredini
con Ivano Bruner, Cristian Conti, Vincenzo Del Prete,
Darioush Forooghi, Danio Manfredini, Giuseppe Semeraro

luci Luigi Biondi
fonico Francesco Traverso
assistente alla regia Vincenzo Del Prete
produzione La Corte Ospitale,
coproduzione Associazione Gli Scarti, Armunia centro di residenze artistiche Castiglioncello – Festival Inequilibrio

Teatro Elfo Puccini, Milano, dal 21 al 26 Maggio 2019

www.Sipario.it, 6 giugno 2019

Verità e disperazione nella poesia di "Luciano"
Danio Manfredini interpreta Luciano, personaggio che dà il titolo a questa piecè, di cui lo stesso Manfredini è regista e autore. Lo accompagnano, in scena, altri cinque personaggi mascherati, tutti metafore esistenziali di una vita ai confini della società. L'emarginazione in cui scorre la loro esistenza assume la forma di un affresco sociale, "colorato", le cui tinte "dolorose" sono la povertà, la solitudine, la disperazione. Nel buio di una discoteca o nei bagni di una fermata della metropolitana cammina un'umanità alla deriva per sempre, alla ricerca di un'ancora di salvezza. Per tutti i personaggi, il sesso, declinato nell'omosessualità, diventa, appunto, il tentativo, ultimo, per sottrarsi a un destino unico senza vie di uscita. In una scena, quasi sempre oscura, vediamo la ricerca spasmodica di un'unione carnale, volontaria o mercenaria, il cui compimento nasconde il desiderio d'amore. Perché se, da un lato, la solitudine è l'elemento simbolico prevalente e più significativo che attraversa queste anime perse, dall'altro, l'affettività cercata, sotto la fusione "cruda" dei corpi, ne è l'antidoto. Gli amplessi, allora, lasciano spazio a corpi sfiniti racchiusi in un abbraccio. È questa la verità che scorre, sottile, sotto la drammaturgia che la maschera neutra indossata da tutti i personaggi serve a nascondere a loro stessi. Tranne che a Luciano. Lui la maschera non ce l'ha. I suoi compagni di scena sono le sue proiezioni. Lui è la verità che vorrebbero mostrarci, ma non lo possono fare. Attraverso Luciano la loro disperazione assume i contorni poetici di un verso, anche ironico, che ci commuove, con cui non si può barare ma solo essere autentici. Senza maschera appunto, come fa Luciano, stando in scena e fuori dalla scena, tra realtà e onirico, tra normalità e follia, come l'angelo di "Il cielo sopra Berlino", che accompagna, verso la loro sorte, gli umani, di cui fa ancora parte.

Andrea Pietrantoni

Ultima modifica il Venerdì, 07 Giugno 2019 08:15

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