martedì, 15 ottobre, 2019
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LECTURE ON NOTHING - regia, ideazione scene e luci Robert Wilson

"Lecture on nothing", regia, ideazione scene e luci Robert Wilson "Lecture on nothing", regia, ideazione scene e luci Robert Wilson

di John Cage 

regia, ideazione scene e luci Robert Wilson

con Robert Wilson

testo John Cage

musiche Arno Kraehahn

video Tomek Jeziorski

co-regia Tilman Hecker / Ann-Christin Rommen


uomo con il binocolo Tilman Hecker

commissionato e prodotto da Ruhrtriennale

produzione esecutiva Change Performing Arts

al Teatro Caio Melisso di Spoleto, 7 e 8 luglio 2016 

per il 59° Festival dei due Mondi

www.Sipario.it, 9 luglio 2016

È la terza volta che vedo in scena Bob Wilson tutto da solo nella veste di attore, anche se rispetto all'Hamlet a monologue di Shakespeare al Goldoni di Venezia in una Biennale del 1995 o all'Ultimo nastro di Krapp di Beckett al Caio Melisso di Spoleto nel Festival dei due Mondi del 2009, qui in questa Lecture on nothing (Lezione o conferenza sul nulla) di John Cage sempre al Caio Melisso nell'edizione festivaliera del 2016, c'è la presenza d'un personaggio (Thilman Hecker) che se ne sta in alto alla scena, occupata per intero da cartelloni di varie misure con slogan, scritte e frasi di Cage (quasi un'opera astratta di Rauschenberg), che tutto pulitino nella sua giacchetta nera osserva con un monocolo ciò che accade intorno al palcoscenico, disseminato da carta di giornali spiegazzati simili a delle acuminate pietre e un lettino posto lateralmente sul proscenio. Lui, Wilson, tutto biaccato dalla testa ai piedi, se ne sta seduto immobile, statuario dietro un tavolo, sopra il quale s'accendono delle semplici lampadine, muovendo solo il braccio per afferrare con una mano mezzo bicchiere di latte che non berrà, mentre per una decina di minuti sì è avvolti da stridenti brani di John Cage fatti di rumori irritanti, assordanti e ossessivi. Una volta cessati, inforca un paio di occhiali e sfoglia ciò che sembra un volumone, in realtà solo una grossa risma di carta, i cui fogli vengono tracciati con le dita della mano. « Io sono qui e non c'è niente da dire » rompe il silenzio con la sua profonda voce, iniziando una vera lettura di quelle che sono le visioni e i pensieri di Cage, allievo di Schöenberg all'Università di Los Angeles, pioniere della sperimentazione musicale e sonora, legittimo erede del futurista Russolo e di Edgar Varese, musicista quest'ultimo che più di ogni altro ha esplorato il "rumore" e il "suono" sganciato da schemi compositivi del passato, al punto che Cage dirà: « Ora i nostri occhi e le orecchie sono pronti a vedere e sentire ». Il testo di Cage è affascinante, divertente a volte come alcune pièces di Beckett, spesso volutamente irritante e profondamente stimolante e Wilson lo rende eccezionalmente interessante, quasi come un testo del Teatro dell'assurdo in cui si esalta il niente il nulla. Concetti evidenziati in quel raccontino in cui tre individui esprimono tre differenti pareri su cosa stia facendo una donna sulla porta di casa sua, avendo come risposta che lei è lì e basta. Poi seguendo le indicazioni di Cage, che se qualcuno è assonnato può tranquillamente andare a dormire, Wilson s'è alzato dalla sua postazione ed è andato a coricarsi in quel lettino tirandosi su la copertina chiudendo gli occhi, mentre su un piccolo schermo, in alto alla scena, appariva una foto del poeta e drammaturgo sovietico Vladimir Majakovskij. Poi nel tornare alla sua postazione ammicca al pubblico, facendo l'occhiolino, e quelle facce perplesse di prima diventano sorridenti, incapaci tuttavia di sottrarsi alla sua coerente interpretazione. Poi continua a leggere imperterrito, compiendo qualche pausa fatta di sguardi e micro-movimenti. Restano impresse frasi del tipo «Lentamente, come il discorso va avanti, noi non stiamo andando da nessuna parte ed è un piacere». Oppure «Tutto quello che so sul metodo è che quando non sto lavorando io a volte penso di sapere qualcosa, ma quando sto lavorando, è del tutto evidente che non so nulla ». Il senso profondo di questa Lecture on nothing forse è che riducendo il tutto al nulla, si inizia a capire che l'arte è l'esperienza del momento e che tutto ciò che conta è di goderla nel momento in cui si viene a contatto. Spettacolo breve, poco più di un'ora, salutato alla fine da applausi calorosi che hanno avvolto Bob Wilson per alcuni minuti, confermandosi geniale regista e coraggioso attore in grado di esaltare ancora di più la sua indiscussa competenza artistica.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 10 Luglio 2016 05:44

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