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IMPRESARIO DELLE SMIRNE (L') - regia Roberto Valerio

L'impresario delle Smirne L'impresario delle Smirne Regia Roberto Valerio

di Carlo Goldoni
regia di Roberto Valerio
con Nicola Rignanese, Antonio Iuorio, Chiara Degani, Valentina Sperlì, Federica Bern,
Alessando Federico, Roberto Valerio, Massimo Grigò, Massimo Grigò, Peter Weyel
scene di Giorgio Gori, costumi di Lucia Mariani, luci di Ermanno Pona
produzione Associazione teatrale pistoiese, in collaborazione con Valzer srl,
Teatro Ponchielli, Cremona, 25 febbraio 2014

www.Sipario.it, 26 febbraio 2014

L'Italia della rivista e del varietà, l'Italia che sogna l'America/Smirne come miraggio di benessere e successo... E' questo il contesto in cui Roberto Valerio ha pensato di ambientare la sua 'nostalgica' e 'malinconica' versione de L'impresario delle Smirne di Carlo Goldoni. Le Smirne sono la speranza di sfuggire alla miseria per una compagnia di comici che al mercante turco Alì (Nicola Rignanese) affida i suoi sogni di successo. Una possibilità che agli attori viene offerta dall'intermediario conte Lasca (Roberto Valerio), impresario che nella riscrittura registica fa il verso a Totò e tiene in pugno quei comici allo sbando, litigiosi e un po' vanesi. L'impresario delle Smirne offre uno spaccato delle invidie di compagnia fra Annina che somiglia al Giulietta Masina (Federica Bern), Tognina, una sorta di Valentina Cortese (Valentina Sperlì) e la parvenue Lucrezia, avvenente Chiara Degani, che può ricordare Sophia Loren in Ieri, oggi e domani di Vittorio De Sica oppure Claudia Cardinale in Otto e mezzo di Fellini. I litigi fra i comici, il voler prevaricare l'uno sull'altro fanno scappare il mercante Alì, rimettendo in mano al conte Lasca le sorti della compagnia ricompattata, scaltro impresario che si suppone abbia organizzato tutto per ribadire e consolidare il proprio dominio sui comici. Il testo di Carlo Goldoni propone un affresco dell'ambiente teatrale e nel caso specifico del teatro lirico, un racconto corale che procede per stereotipi e tipologia di una rigida organizzazione di compagnia oggi difficilmente riproponibile se non nel recupero memoriale delle compagnie di giro della metà del Novecento o del teatro di varietà con primi attori, vedette e ballerine di fila. Nell'allestimento di Roberto Valerio la sovrapposizione del testo al contesto rappresenta la chiave di lettura di un allestimento che vorrebbe forse nutrirsi della comicità dolente de La strada di Fellini, della stralunata malinconia circense di 8 e mezzo... Vorrebbe perché alla fine L'impresario delle Smirne finisce con l'essere una sorta di centone di citazioni: Maccario il drammaturgo (Massimo Grigò) richiama Cesare Zavattini, Pasqualino (Alberto Federico) Alberto Sordi in un Americano a Roma, Carluccio di Antonio Iuorio appartiene al mondo del varietà con il suo completo troppo stretto e la bombetta... In questo accumulo di riferimenti si esaurisce e si compie lo spettacolo ideato e diretto da Valerio, spettacolo che fatica a decollare, che non ha il giusto ritmo, che svela fin da subito le carte e si rende prevedibile. Il motivo forse — viene da pensare — sta proprio nella pesantezza di un sovra-testo che allontana, invece di avvicinare quei personaggi e finisce con essere fine a se stesso. La caratterizzazione dei personaggi non va oltre una naivetè che fa sorridere e alla fin fine si concreta nei riferimenti al mondo dello spettacolo di un'Italia della rivista e dell'età d'oro del cinema nostrano, ma non può o non riesce ad andare oltre l'elzeviro, l'omaggio ad un mondo che non c'è più. In tutto questo ad essere sacrificato è il ritmo comico, laddove certa cupezza e malinconia non danno un surplus di senso ad una pièce che si smarrisce e svela da subito il gioco dei mille riferimenti... Non si va oltre la maniera con un pizzico di noia che fa guardare più volte l'orologio...

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Mercoledì, 26 Febbraio 2014 20:46

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