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HOTEL PARADISO - regia Michael Vogel

Hotel Paradiso Hotel Paradiso Regia e foto Michael Vogel

Co-produzione di Familie Flöz, Theaterhaus Stuttgart & Theater Duisburg
Con Anna Kistel, Sebastian Kautz, Thomas Rascher, Frederik Rohn
Regia Michael Vogel
Scenografia Micheal Ottopal
Maschere Hajo Schuler, Thomas Rascher
Costumi Eliseu R. Weide
Suono Dirk Schroder, Thomas Wacker
Luci Reinhard Hubert, Joachim Hupfer
Direttore di Produzione Gianni Bettucci
Genova, Politeama Genovese, 6 novembre 2013

www.Sipario.it, 7 novembre 2013

Familie Flöz torna al Politeama Genovese con Hotel Paradiso, spettacolo di repertorio del collettivo tedesco che mostra in nuce quelle caratteristiche che ritroviamo pienamente sviluppate in lavori, seppur coevi, come Infinita. La base clowneristica della loro poetica fa la parte del leone. Scambi di porte, sguardi al pubblico e musiche di accompagnamento condiscono un'ora e mezza di performance come sempre brillante, precisa e divertente. Tuttavia l'aspetto lirico-emotivo dell'azione drammatica fa un passo indietro in favore del virtuosismo comico. Siamo lontani dai risultati di Infinita, in cui la risata si scioglie in commozione. La storia ha poca importanza e sembra quasi un pretesto per le evoluzioni mimico-acrobatiche dei performer.

La pièce appare limitata rispetto alle potenzialità espressive che il metodo e il gusto teatrale dei Flöz possono raggiungere. La clownerie rivendica in Hotel Paradiso la funzione di puro intrattenimento. La scenografia stessa manca dell'ingegno che ha reso i volumi di Infinita macchine multi-forma e multi-funzione. Al contrario, in scena troviamo un mondo di cartone in cui esterno e interno dell'hotel si dividono il palcoscenico e un paio di montagne azzurrine spiccano sopra i tetti prive di dimensione.

Detto ciò, è piacevole osservare le perfette dinamiche ritmiche che intercorrono tra i personaggi. Esilarante la parodia degli investigatori alla ricerca di un ladro e del suo bottino: entrati nell'hotel con tanto di lente di ingrandimento in dotazione, appendono un foglio con l'immagine del ricercato che si nasconde avvolto nel tappeto della hall. Immancabile la scena in cui la porta girevole dell'ingresso mette in difficoltà il più imbranato degli agenti. La gag ricorda la lotta contro gli oggetti di Chaplin che, citando Balázs, diventano "partners" del suo stesso valore, anzi di valore superiore" [Béla Balázs, Il film, Einaudi, 2002, cit., p. 31]. Il medesimo valore è attribuibile alle maschere caricaturali indossate dagli attori che, da oggetto scenico, assurgono a personaggio. A questo proposito è giusto riconoscere e applaudire la preparazione tecnica e la sensibilità dei quattro interpreti in scena.

Dopo la morte della vecchia proprietaria, si scatena il conflitto tra i due figli per la gestione dell'hotel. Le azioni incalzano fino al ritrovamento di un cadavere senza testa e alla morte simultanea dei fratelli che si ammazzano a vicenda. Nessuna tragedia però, tutto si conclude in farsa con il macellaio che fa sparire i corpi senza lasciare traccia. Fa spallucce e si cala sul naso gli occhiali da lavoro. Il pubblico ride di gusto e questo basta.

Marianna Norese

Ultima modifica il Giovedì, 07 Novembre 2013 15:14

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