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HOTEL BELVEDERE - regia Paolo Magelli

Hotel Belvedere Hotel Belvedere Regia Paolo Magelli

di Ödön Von Horváth, traduzione Paolo Magelli
regia Paolo Magelli, scene Lorenzo Banci, costumi Leo Kulaš, luci Roberto Innocenti, musiche Alexander Balanescu, dramaturg Željka Udovicic
con Francesco Borchi, Daniel Dwerryhouse, Marcello Bartoli, Fabio Mascagni, Mauro Malinverno, Valentina Banci, Cecilia Langone
nuova produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana
PRIMA NAZIONALE
Teatro Metastasio, Prato 10-21 aprile 2013

www.Sipario.it, 15 aprile 2013

Un'umanità malata di odio tra le camere dello stesso Hotel
"Io non sono pazza, mi senti? Io non voglio essere pazza, non ci penso nemmeno a farti questo favore." afferma la baronessa Ada von Stetten al fratello "Io sono qualcun'altra, ma riesco ad esserlo solo così raramente" continua nel terzo atto. Leggendo queste parole ci verrebbe da pensare a Ada come ad un personaggio pirandelliano, in balia della maschera che è costretta ad indossare, sprofondata in forte una crisi d'identità. In realtà il testo, tradotto per la prima volta in italiano per questa occasione, è di Ödön Von Horváth.
Come il titolo Hotel Belvedere fa intuire, la vicenda è ambientata in un hotel sgangherato, in cui le linee telefoniche sono state tagliate, il menù è solo "pura formalità" perché il cibo scarseggia, le tovaglie sono sporche, le lenzuola rotte: una metafora perfetta della condizione umana descritta. Tra le stanze circolano i soggetti più strani: il giovane cameriere è un artista fallito, l'autista è un uomo volgare con un oscuro passato, Müller ha ucciso tre donne, il direttore ha messo incinta una ragazza per poi abbandonarla, il barone ha un debito di gioco a causa del quale rischia la vita, la baronessa è una presuntuosa che si diverte a comprare tutti con i soldi. La sola che sembra si salvi da questa condanna è la smarrita Christine (una commovente Elisa Cecilia Langone), la cui unica colpa è di volersi affidare ciecamente all'uomo che ama. Quando si renderà conto che nessuno è disposto a proteggerla, se non per un guadagno materiale, se ne andrà schifata, con il corpo a pezzi e consapevole che non c'è più niente da sperare. Ed in tutto questo anche Ada (molto affascinante Valentina Banci in questi panni) avrà un cambiamento profondo, rendendosi conto che la sua vecchiaia, il suo essere donna, la rendono fragile. Entrambe sottomesse alla bestialità dell'uomo, incarnano l'Europa celebrata da Horváth, una ormai già corrotta dal popolo e una che - ancora per poco - ha voglia di sognare un futuro migliore. Christine è, infatti, l'unica non presente al banchetto di spumante e cartina dell'Europa.
Il Belvedere mostra tutt'altro che ciò che il nome evoca, è anzi una discarica di "mal vedere", in cui il più debole è vittima del più forte in una circolarità di rapporti nocivi. Colpa della guerra che è finita e di quella che verrà, ma soprattutto colpa del gene umano, sempre pronto a dominare per affermarsi sugli altri. Anche colui che inizialmente crea simpatia, il rappresentante della ditta "Hergt e Figlio" (perfetto Marcello Bartoli in questo ruolo carico di tragica ironia), rivelerà la sua gelida cattiveria, cattiveria che gli altri hanno sputato con violenza fino a quel momento e oltre. Così i setti bravissimi attori (Francesco Borchi, Daniel Dwerryhouse, Fabio Mascagni e Mauro Malinverno oltre a quelli già citati) emergono in tutta la loro "bruttezza", secondo l'estetica di Magelli per cui è giusto anche ridere delle crudeltà della vita. Neanche la musica di Alexander Balanescu ci risparmia, scagliandosi contro il pubblico come freccia avvelenata.

Sara Bonci

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 09:05

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