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IFIGENIA IN AULIDE - regia Gianpiero Borgia

Ifigenia in Aulide Ifigenia in Aulide Regia Gianpiero Borgia

di Mircea Eliade
Regia di Gianpiero Borgia, Scene di Massimo Alvisi, Costumi di Dora Argento
Le musiche originali di Papaceccio MMC & Francesco Cespo Santalucia. Luci di Franco Buzzanca
Interpreti principali: Franco Branciaroli, Lucia Lavia, David Coco, Loredana Solfizi, Christian Di Domenico, Salvo Disca, Giovanni Guardiano, Daniele Nuccetelli, Elisabetta Mossa, Nicola Vero, Marina La Placa, Ramona Polizzi, Lucia Portale, Giorgia Sunseri
Coproduzione Teatro dei Borgia, Napoli Teatro Festival., Stabile di Catania
Al Teatro Greco dal 4 al 14 luglio 2012

www.Sipario.it, 19 luglio 2012

La cavea del teatro romano di Catania è diversa, molto diversa (nel senso di angusta, aria rovente e stagnante) dal parco Paulipypon, dove "Ifigenia in Aulide" nella rilettura di Mircea Eliade (rispetto al modello ellenico di Euripide) ha debuttato nelle giornate conclusive del Napoli Teatro Festival. La scena adesso è un di tipo lacustre, ristretta fra un palazzo barocco e i rigagnoli d'acqua del fiume Amenano, che scorre sotterraneo e con ridestamenti rasoterra: in una sorta di simbologia plausibilmente mortifera che ricorda certi (angosciosi) quadri di Arnold Bocklin. Al centro scena, all'interno di un tronco di piramide rovesciato (reso trasparente come in certi giochi di lap dance o di sexy bar per uomini soli) si ondeggia e si contorce una silhouette di bella figliola cui assegniamo (andiamo a indovinare) l'allegorica forza della tempesta che blocca la flotta gli Achei, in raduno verso la sciagurata guerra di Troja.
Palesemente, gli attori soffrono della limitatezza di spazio, ma danno del loro meglio conferendo alla trasposizione di Eliade (insigne studioso di religioni, nato a Bucarest ma riparato States all'avanzare del nazismo) , quella che a noi pare la sua aspirazione etica ed implicitamente fustigante. Poiché allo scrittore rumeno, diversamente dal proto –umanesimo di Euripide, quel che brama raccontare non è la lotta fra vitalità e sacrificio, fra scelleratezza degli dei (che esigono l'immolarsi di Ifigenia in cambio di buoni auspici guerreschi) e legittima aspirazione ad una giovinezza non dogmatica e resa servile al capriccio delle divinità olimpiche. La filosofia di Eliade è di natura diametralmente opposta e, per quel che constatiamo, passivamente reazionaria, martirologica, remissiva al Fato.
Obbedienza, destino, soggezione al padre Agamennone (bel tomo di smodata ambizione e lacrime di coccodrillo ) impongono ad Ifigenia una sorta di mansueto avviamento al martirio, da cui lo stesso Euripide aveva 'immaginato' di poterla sottrarre raffigurando, nella "Ifigenia in Tauride" (di cui Eliade non tiene alcun conto), una pulzella trasformata in sacerdotessa di Artemide, forzatamente adibita al crudo compito di accoppare ogni straniero sbarcante sull'isola (sino al fatidico, salvifico arrivo di Pilade e Oreste)
Dell'opera moderna di Eliade (1939) la regia di Borgia ha comunque inteso privilegiare –in disquisizione teoretica- il contrasto tra il Tempo (Chronos) e l'Eternità (Aion), seguendo alcune annotazioni (fuori testo) dello scrittore rumeno. Donde la scelta di attualizzare la recitazione, con tratti da fiction televisiva, ed espressioni\tonalità da robusto romanzo sceneggiato, cui Branciaroli e Lucia Lavia offrono il destro di una professionalità compiuta e senza esaltazioni. Diverso il disegno (il contrasto?) dei costumi, che sono da copione classico, rimarcando il contrasto della recitazione con l'epoca degli eventi. "Un mito può essere sempre raccontato senza mai diventare anacronistico" rassicura tuttavia il regista. A cui non manca una certa cultura citazionistica che, nel corso della rappresentazione, divaga dal "Timeo" di Platone alla comparazione di testo e personaggi con quelli storicamente setacciati da Goethe, Gluck, Ritzos. Ma con l'interferenza di un coro 'radiofonico' che sembra provenire dalle antiche vestigia della città in sonnolenza.
Del resto è un'estate irrespirabile - e, più del mito, quel che assilla (i più) è il fido (bancario), per 'staccare la spina'.

Angelo Pizzuto

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:19

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