venerdì, 19 luglio, 2024
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IFIGENIA IN AULIDE. UN MIRACOLO SCANDALOSO - regia Fausto Russo Alesi

“Ifigenia in Aulide. Un miracolo scandaloso”, regia Fausto Russo Alesi “Ifigenia in Aulide. Un miracolo scandaloso”, regia Fausto Russo Alesi

da Euripide
traduzione di Letizia Russo
adattamento di Letizia Russo e Fausto Russo Alesi
regia e progetto scenico Fausto Russo Alesi
costumi di Emanuela Dall’Aglio
disegno luci di Max Mugnai
assistente alla regia Davide Gasparro
consulenza movimenti del coro Alessio Maria Romano
musiche di Fausto Russo Alesi con il contributo di composizione degli interventi originali di Giovanni Vitaletti e la consulenza di Roberta Faiolo
sound designer Corrado Cristina
con (in ordine alfabetico): Giulia Acquasana, Salvatore Alfano, Chiara Alonzo, Giuseppe Benvegna, Simone Di Meglio, Jacopo Dragonetti, Marita Fossat, Sara Fulgoni, Elisa Grilli, Alessio Iwasa, Pietro Lancello, Carlotta Mangione, Ilaria Martinelli, Michele Marullo, Irene Mori, Elena Orsini Baroni, Giovanni Raso, Giorgio Ronco, Arianna Serrao, Chiara Terigi, Riccardo Francesco Vicardi, Mattia Zavarise e con il piccolo Marcello Russo Alesi
service tecnico: Acid Studio
aiuto costumiste: Arianna Meroni e Anna Gaiti
spettacolo realizzato nell’ambito del progetto speciale Bottega XNL– Fare Teatro 
ideato e diretto da Paola Pedrazzini
produzione Fondazione di Piacenza e Vigevano e Festival di Teatro Antico di Veleia
Un ringraziamento speciale al presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi
e a Luciano Canfora
prima nazionale: Festival di Teatro Antico di Veleia 21, 22, 23 giugno 2024

www.Sipario.it, 24 giugno 2024

Progetto speciale XNL, ideazione e direzione artistica di Paola Pedrazzini 
In un nuovo spazio del sito archeologico “Ifigenia in Aulide, Un miracolo scandaloso”
Grande teatro a Veleia, maestro guida e regista Fausto Russo Alesi

Ifigenia ha deciso di morire. “Salverò la Grecia”. Achille - il cui nome era stato utilizzato per far giungere alle navi Clitennestra e la figlia - pensa di amarla. Ma la fanciulla ormai sa di dover andare, ha compiuto la sua scelta: “Addio fulgido sole…vivrò un’altra vita, un altro destino. Addio luce. Ti ho amata così tanto”. E questo sarà, un’altra vita: alla fine una cerva prenderà il suo posto. Come per Isacco. E comunque - la giovane donna, poco più che bambina, rapita in un altrove misterioso - si solleverà il vento e sarà possibile partire per la guerra. Agamennone, come Abramo, doveva dimostrare di saper obbedire alla volontà divina? 

Sorprendentemente, nello spettacolo “Ifigenia in Aulide. Un miracolo scandaloso”, regia di Fausto Russo Alesi, visto al Festival di Veleia 2024, ci sarà un bacio, veloce, ma attrazione comune, tra Agamennone e la moglie. Oreste, “testimone”, presenza muta, molto intensa in scena, specie quando la sorella gli si siede accanto, resterà infine solo: è un bambino, sistema alcuni giochi - un addio anche il suo: all’infanzia - e si allontana. Ifigenia aveva detto alla madre, prima di andare al sacrificio (ma resterà lì, seduta in scena), “abbi cura di Oreste, fanne un uomo” e “non odiare mio padre”.

E la fine segna un inizio avvertito pulsante, nodi tematici che avranno potenti sviluppi. Una scelta formidabile. Qui - nel nuovo, straordinario spazio dell’area archeologica mai utilizzato prima per fare teatro - esploderanno quindi gli applausi, ancora e ancora, malgrado cominciassero a scendere, seconda serata di tre, gocce di pioggia, straripante il desiderio del saluto/ ringraziamento verso Fausto Russo Alesi, maestro guida dell’ultimo progetto di Bottega XNL/ Fare Teatro, e gli eccellenti interpreti, ventidue attori di una rigorosa, travolgente coralità, un continuo movimento di azioni e parole all’interno dello spazio scenico, un vasto quadrato ligneo, un grande cerchio all’interno che può diventare anche luogo dove gli interpreti possono sostare come dentro la tenda nominata nel testo, ugualmente visibili e invisibili. 

E’ Paola Pedrazzini, rara figura di intellettuale e operatrice - un carattere che arricchisce l’altro per complementarietà e osmosi tra colto pensiero ed efficienza organizzativa, direttrice artistica di Bottega XNL - a trovare, con meravigliosa tenacia, le soluzioni possibili perché ogni idea/ progetto possa avere le giuste soluzioni. Non era più possibile utilizzare il Foro, lì dove si sono svolte le numerose precedenti edizioni del festival? Lo spazio denominato “cisterna” aveva un aspetto selvaggio, inospitale. Ora è perfetto: la zona lignea, il pubblico intorno, una parte lasciata per gli attori, quasi sempre tutti presenti in scena. 

Ma non mancano le situazioni isolate - come per Achille (Michele Marullo) che, distante, elmo in testa, resta immobile a lungo, in una posizione alta - o gli ingressi improvvisi, come per Clitennestra e Ifigenia, simbolici gli abiti indossati, rosso fiammante la prima, bianco, con velo, l’altra. Magnifica la traduzione di Letizia Russo, con inserti inattesi. Così per l’avvio, fatti recitare da Odisseo i versi che Ovidio dedica alla Fama, da un brusio iniziale sommesso vibrazioni che “moltiplicano le voci, le ingigantiscono”. Per chi quelle parole? Il miracolo - la salvazione di Ifigenia, la sua sostituzione al momento del rito - è qui “scandaloso”, sapendo che la definizione di scandalo è “turbamento della coscienza e della serenità altrui, provocato da azione, contegno, fatto o parola che offra esempio di colpa”. Come essere disposti a uccidere una figlia per andare in guerra?

Ha un costume nero Calcante, buia l’immagine, una sorta di ampia gonna alla vita. E’ lui a leggere la volontà degli dei/ del fato, a determinare la sorte di Ifigenia. A un certo punto rotea su se stesso come per il bisogno di perdere coscienza, aspirare a forze superiori. “Che razza di uomo è un indovino - si domanda più avanti Achille - uno che centra al massimo una verità, sempre per caso, e il resto è un mare di menzogne?” Ma i soldati, impigriti dall’ozio, impazienti di tornare a casa con bottini di guerra, sono pronti ad agire contro i loro stessi comandanti. Non importa se deve morire una fanciulla innocente. Che è ormai entrata profondamente nel ruolo, bravissima Marita Fossat. Non è più la fanciullina pronta ad aggrapparsi al padre al primo incontro, così felice di rivederlo. La sua voce è ora buia, decisa: “Sacrificatemi. E dopo fate di Troia un deserto”. Erano anche per lei le parole di Ovidio? Sì: ci sarà per lei memoria imperitura. Ci voleva Elena come causa? Di una feroce drammaticità le parole di Ifigenia: “I barbari sono inciviltà. Noi dobbiamo dominarli, non loro noi”

E poco prima Odisseo (Giorgio Ronco) aveva  dimostrato ad Agamennone (Salvatore Alfano) che si sarebbe rivelato tanto più grande se pronto a sacrificare la figlia: i soldati lo avrebbero guardato come una divinità: “Sono solo soldati, è vero. Ma grazie a loro saprai cosa prova il re dell’Olimpo, se mai esiste”. Straordinario Euripide: ovunque indizi di profondità, dubbi, inquietudini. Oltre ogni metafisica la consapevolezza dell’agire umano. Sì: giusto quell’inizio dedicato al potere della Fama. 

Era da tempo che non si incontrava uno spettacolo così essenziale e ugualmente stratificato di pensiero, ogni elemento, musica e costumi compresi in perfetto equilibrio, scanditi, valorizzati i dialoghi. Tutto a grande velocità, un continuo roteare di azioni, una sorta di coreografia nello spazio dal potere avvolgente, quasi ipnotico; come elementi scenografici solo alcune cassette di legno dalle molteplici funzioni, per sedersi, come ripostigli di oggetti, per delimitare superfici, alla fine visione di magica bellezza: luce tra le linee/ spiragli, malinconica memoria di quanto è stato. 

E tanto ancora deve accadere. La guerra di Troia, il ritorno di Odisseo. Ma anche: l’uccisione di Agamennone per mano di Clitennestra, che morirà per mano del figlio, quel piccolo Oreste, divenuto uomo (così?) che, testimone del sacrificio della sorella maggiore, la ritroverà viva in Tauride, da vittima a carnefice, suoi i riti preliminari per la morte di chi approda lì straniero, i bordi dell’altare color ruggine “per il sangue”. Niente pare davvero avere termine in queste terribili sequenze  di miti familiari. 

“Scandali” di magnifico pensiero e, con Fausto Russo Alesi, di stupefacente teatralità, formidabile l’affiatamento, nel continuo andare, nei gesti, di tutti gli interpreti, un fluire continuo carico di attesa, di tensione. Giulia Acquasana, Salvatore Alfano, Chiara Alonzo, Giuseppe Benvegna, Simone Di Meglio, Jacopo Dragonetti, Marita Fossat, Sara Fulgoni, Elisa Grilli, Alessio Iwasa, Pietro Lancello, Carlotta Mangione, Ilaria Martinelli, Michele Marullo, Irene Mori, Elena Orsini Baroni, Giovanni Raso, Giorgio Ronco, Arianna Serrao, Chiara Terigi, Riccardo Francesco Vicardi e Mattia Zavarise, sempre bravissima Emanuela Dall’Aglio nel creare i costumi, divise senza tempo o specifica appartenenza, scelte con cura le sfumature di colore, il coro delle donne di Calcide vestite come collegiali, camicia bianca, gonna scura, fiocchetto al collo, che però alla fine vorranno spogliarsi - concretamente e metaforicamente - del loro ruolo uniformante (parlano all’unissono, a tratti qualche azione coreografica, tutte gli stessi gesti).

“E voi, amiche, mantenete il silenzio”: così viene ordinato al coro. Agamennone aveva preparato una nuova lettera per Clitennestra. No, non venite, aveva scritto. Menelao l’aveva intercettata, insistendo perché il fratello tenesse fede al piano. Poi però la situazione si capovolge: “Che cosa c’entra Elena con Ifigenia e Ifigenia con Elena?”. Insopportabile per Menelao l’idea che Agamennone uccida la figlia. “Siamo esseri umani: possiamo scegliere e agire davvero solo a favore di qualcosa”. Ora è il marito offeso di Elena a dire no. “Ma il sacrificio di mia figlia ormai è inevitabile”. C’è Calcante. E Odisseo. E l’armata achea. Nello spettacolo agli angoli stanno annoiati quattro soldati. Calcante compie una sorta di rito, un mantra dove ritorna la parola “obliquo”. E’ qui che Agamennone chiede il silenzio alle donne di Calcide.

E loro si mettono a fare discorsi generici sulla moderazione, evocando regole per il buon vivere, equilibrio, prudenza, tanta virtù. Quasi non sapendo più cosa dire ripropongono la storia di Paride che rapisce Elena. “Alla tua violenza risponde la violenza greca”. Sì, il coro obbedisce, non dice della menzogna che ha condotto lì Clitennestra e la figlia. Va loro incontro con gentilezza: senza che si crei allarme, straniere le une alle altre. Questa la funzione delle donne di Calcide: sanno quanto accadrà, compresa la distruzione di Troia, e obbediscono  agli ordini. Fino a quando? Interrogandosi alla fine sul Bene “se il comando significa sopruso, l’ingiustizia  strangola la legge”: parlano con la voce di Ifigenia quando ancora chiede di non morire. La ragazza poi decide. E il coro non può che riconoscere la follia della dea che ha voluto tutto questo - e la follia del destino. Non saranno più un’unica voce: meglio slacciare quelle camicette, tornare persone singole, capaci di scegliere in autonomia… 

Un grande, grande spettacolo che meriterebbe proprio di girare, ospitato in teatri, spazi, magari dalla particolare conformazione, arene circolari o scene sufficientemente flessibili. Bisognerebbe però prendere questo spettacolo al volo, in tempi relativamente vicini: facile diversamente che il gruppo si disperda, i singoli interpreti impegnanti altrove. Perché questa <Ifigenia> è allestimento nato - come negli anni precedenti, “Antigone” e “Edipo” regia di Marco Baliani - da Bottega XNL di Fondazione Piacenza e Vigevano, la bella sede di Piacenza in perenne collegamento dialogico con due importanti centri periferici ricchi di storia, Bobbio per Fare Cinema, Veleia per Fare Teatro. Anima ideatrice e organizzatrice è Paola Pedrazzini: si lavora insieme - in “bottega”, in città - per alcuni mesi. E lo spettacolo debutta a Veleia. Tre le sere di repliche nel sito archeologico, inserite tra le altre date del festival (alcuni nomi: Bergonzoni, Baliani, Massini, César Brie), naturalmente subito prenotati tutti i posti disponibili. Sarebbe proprio un peccato non permettere che altri spettatori, nuovi pubblici, incontrino questa “Ifigenia. Un miracolo scandaloso”

Valeria Ottolenghi 

Ultima modifica il Martedì, 25 Giugno 2024 12:31

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