venerdì, 08 dicembre, 2023
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GAETANO COSÌCOMÈ – regia Vincenzo Pirrotta

Filippo Luna in "Gaetano Cosìcomè", regia Vincenzo Pirrotta. Foto Ivan Nocera Filippo Luna in "Gaetano Cosìcomè", regia Vincenzo Pirrotta. Foto Ivan Nocera

di Salvatore Rizzo
Regia di Vincenzo Pirrotta
Interprete: Filippo Luna
Musicista dal vivo: Maurizio Capone
Scene: Marianna Antonelli
Disegno luci: Ciro Petrillo
Direttore di scena: Antonio Gatto
Scene in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Napoli- Corso di scenografia per il Teatro
Sarta: Roberta Nattera
Foto di scena: Ivan Nocera
Produzione: Teatro di Napoli- Teatro Nazionale
Ridotto del Mercadante dal 12 al 22 gennaio 2023

www.Sipario.it, 16 gennaio 2023

È mai possibile ancora oggi che ci siano in Italia tante famiglie che si vergognano d’avere in casa un figlio o una figlia omosessuale? Ed è concepibile che questi figli non riescano a trovare il modo di manifestare il proprio status, la propria condizione esistenziale? Salvatore Rizzo autore di Gaetano Cosìcomè (un cognome, quasi, formato da due piccoli avverbi uniti al verbo essere), un monologo urticante in dialetto palermitano e in lingua servito con sottile ironia, ci dice che questo può accadere ai giorni nostri, nonostante le battaglie, vittoriose, condotte da movimenti femministi e gruppi radicali culminate, solo di recente, in atti legislativi che consentono agli omosessuali di potersi sposare, gioire della loro condizione, avere finalmente una vita normale. Purtroppo ne fanno le spese i neri, gli ebrei, i ragazzi dai capelli verdi, tutte quelle fasce di essere umani la cui diversità è vista con sospetto, anche con disprezzo. Come già avvenuto per l’acclamato Mille bolle blu, sempre di Rizzo, anche qui a vestire i panni del protagonista è Filippo Luna, un attore che continua a farci vibrare e incantare per tutti i sessanta minuti che sta in scena, interpretando oltre il ruolo di Gaetano Cosìcomè anche quelli della madre Rosa, della sorella Grazia e del vicino di casa, tale Muscarello, immagine del chiacchiericcio di quartiere. La regia di Vincenzo Pirrotta colloca Gaetano sin dall’inizio all’interno d’una quadrata e leggera gabbia metallica, foderata da pezzi di specchi rotti tenuti insieme da fili metallici, quasi una scultura alla maniera di Calder, lambiti tutt’intorno da un tubo di neon serpentiforme che ad un tratto s’illuminerà, sembrandoci forse un po’ troppo didascalico l’elemento scenico a firma di Marianna Antonelli, per uno come Gaetano che già di suo ha la testa piena lucertole, gechi e scorpioni e cerca come un pazzo con camicia di forza di liberarsi dalla corda che gli serra la faccia e il capo. Una volta divincolatosi da quei legami Gaetano prova a confessare alla famiglia il proprio orientamento sessuale, cos’è diventata la sua vita, ma non ci riesce, perché la madre gli dice di prendere qualche pilloletta per il suo esaurimento nervoso, la sorella lo rimprovera perché continua a farsi le canne, forse è l’unica a capire le sue pene, l’altra sorella e fratello sono sposati e vivono per i fatti loro e non compaiono mai, mentre del padre, venditore ambulante di biancheria, rievoca la sua violenza espressa quando da bambino le sorelle l’avevano vestito da femminuccia mettendogli del rossetto sulle labbra ed era stato pestato con tale violenza da portare ancora oggi i segni di quelle bastonate. La voce polifonica di Filippo Luna intanto si mischia con i suoni astratti del geniale Maurizio Capone, (nascosto di lato a quella gabbia), espressi attraverso un manico di scopa e una cordicella, simili a quelli d’un contrabbasso o d’un sitar, sfoderando poi altre percussioni ricavate da materiali riciclati e mi fermo qui perché il musicista napoletano da solo meriterebbe un altro articolo. Intanto Gaetano rievoca il rapporto con una sua fiamma giovanile, l’incontro con tale Mario con cui condivide la sua vita, le voci degli amici che gli dicono che ha fatto bene ad emigrare in Germania, curiosi di sapere come sono le femmine tedesche, rimanendo Gaetano chiuso nel suo intimo, forse rassegnato alla fine, quando uscendo fuori una sedia da quella gabbia, vi si siederà sopra e rivolto al pubblico dirà che loro non sanno chi è, com’è, quello che vuole e quali siano i suoi desideri perché lui è soltanto Gaetano Cosìcomè, venendo poi tempestato da fragorosi e avvolgenti applausi dai numerosi spettatori del Ridotto del Teatro Mercadante di Napoli.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Mercoledì, 29 Novembre 2023 19:56

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