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GIARDINO DI GAIA (IL) - regia Sergio Ferrentino

"Il giardino di Gaia", regia Sergio Ferrentino "Il giardino di Gaia", regia Sergio Ferrentino

di Massimo Carlotto
con Cinzia Spanò, Daniele Ornatelli, Eleni Molos, Nicola Stravalaci
Maurizio Pellegrini, Dario Sansalone, Linda Caridi
musiche originali di Gianluigi Carlone
fonico Davide Tavolato, sound design Marco Sambinello
adattamento e regia Sergio Ferrentino
produzione Fonderia Mercury
visto al Ponchielli di Cremona, il 3 febbraio 2016

www.Sipario.it, 5 febbraio 2016

Essere tutti a teatro e al tempo stesso sentirsi solitari ascoltatori radiofonici: è questa la strana situazione offerta agli spettatori da Il giardino di Gaia. Audiodramma in teatro di Massimo Carlotto, realizzato da Fonderia Mercury. L'allestimento offre una duplice chiave di analisi: una legata alla drammaturgia, alla storia raccontata e l'altra alla semantica, ovvero all'utilizzo del linguaggio teatrale e radiofonico e all'esperienza estraniante e al tempo stesso intimamente partecipata offerta al pubblico. Partendo dall'aspetto linguistico Il giardino di Gaia è un'esperienza che impone allo spettatore la solitudine dell'ascoltatore, isolato dal resto della platea dalle cuffie consegnate all'ingresso. Sul palco gli attori recitano la storia a leggio, ma lo spettacolo è tutto nella costruzione dei rumori di bicchieri, stoviglie, l'accendersi di una sigaretta, l'indossare un vestito che nella prospettiva del radiodramma non sono azioni compiute ma piuttosto suoni prodotti. Lo spettatore si ritrova ad assistere alla vicenda in solitario isolamento, rapito da quel tappeto sonoro in cui le voci degli attori possono più della loro effettiva presenza in scena che appare un puro accidente, tanto che improvvisamente ci si ritrova a chiudere gli occhi. Questo isolamento appare strano e dà l'impressione di non essere a teatro, si avverte la mancanza del respiro del vicino di poltrona, non si sente la risposta del pubblico. La solitudine è totale, ma anche l'immersione nella storia. Il Giardino di Gaia ha annullato la natura stessa del teatro: la condivisione in platea di ciò che accade in scena. Detto questo, l'aspetto drammaturgico non è meno interessante nella scrittura chiara, impietosa e razionale di Massimo Carlotto. L'audiodramma offre lo spaccato di una famiglia del Nord Est in cui il fulcro è Gaia (una brava e intensa Cinzia Spanò) che chiede al marito Lorenzo (Daniele Ornatelli) di cambiare il giardino di casa sostituendo la baita tirolese con un trullo pugliese, grazie alla maestria del geometra Rottazzi (Maurizio Pelleghrini). Tutto è possibile, compreso lo spider giapponese da comprare al figlio Enrico (Dario Sansalone) perché Lorenzo ha ricevuto una promozione, meglio un'ingente somma di denaro, meglio ancora una tangente, la sua prima tangente. Pian piano si delinea una situazione che porte a svelare come Lorenzo tradisca la moglie con la migliore amica di lei, Carla (Eleni Molos), come Gaia, paladina e tiranna della famiglia e delle apparenze, se la faccia col geometra e al tempo stesso sia corteggiata dall'assessore (Nicola Stravalaci). Il tutto è destinato ad emergere perché Jennifer (Linda Caridi), la fidanzatina di Enrico per troppo volere quello spider spiattella al concessionario di quella mazzetta ricevuta dal padre del suo fidanzato. Così da un lato bisogna insabbiare tutto e dall'altro si assiste al contemporaneo disvelamento di tradimenti e della registica e impietosa vendetta messa in atto da Gaia per tutelare se stessa e ricondurre tutto a una onorevole rispettabilità di facciata. Tutto precipita, ma alla fine il cinismo e la convenienza metterà tutto a tacere, con la morte di Carla, picchiata a sangue dal marito e il barbecue finale e agghiacciante nel nuovo giardino pugliese di Gaia. Ciò che Carlotto racconta sa essere agghiacciante, impietoso, una sensazione questa che viene – come dire – edulcorata dalla pervasiva e isolante forza comunicativa dell'audiodramma che assorbe non solo la sensazione di essere a teatro, ma anche la partecipazione emotiva ed etica al racconto che rimane là, meglio nelle cuffie parole suggerite all'orecchio, parole consumate individualmente con cui solipsiticamente ci si ritrova a fare i conti. Applausi soddisfatti dal pubblico divertito da una macchina teatrale auditiva che funziona e promette un modo diverso di fruire il teatro.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 07 Febbraio 2016 21:05

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