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 (IL) - regia Luca De Fusco

GIARDINO DEI CILIEGI
 (IL) - regia Luca De Fusco

Claudio Di Palma e Gaia Aprea in "Il giardino dei ciliegi" Claudio Di Palma e Gaia Aprea in "Il giardino dei ciliegi" Regia Luca De Fusco

di Anton Cechov
Traduzione Gianni Garrera
Regia Luca De Fusco 
Scene Maurizio Balò, Costumi Maurizio Millenotti, Luci Gigi Saccomandi
Coreografie Noa Wertheim , Musiche Ran Bagno 
Con Gaia Aprea, Paola Cresta, Claudio Di Palma, Serena Marziale, Alessandra Pacifico Griffini, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Gabriele Saurio, Sabrina Scuccimarra, Paolo Serra, Enzo Turrin
Coproduzione Teatro Stabile di Napoli, Teatro Stabile di Verona

Napoli, Teatro Mercadante per la VII Edizione del Napoli Teatro Festival, 8-9 giugno 2014

www.Sipario.it, 12 giugno 2014

Il bianco si conviene al Giardino dei ciliegi di Cechov. Da Strehler ai giorni nostri è stato il colore-non-colore predominante. Forse per evidenziare il candore dei personaggi che lo abitano, avvolti da un senso di purezza mista ad un'innocua follia infantile. Anche Luca De Fusco, regista e adattatore del testo tradotto da Gianni Garrera, si adegua a questo paradigmatico colore - anche se verso la fine vi immette alcuni effetti speciali in bianco e nero amplificando l'immagine di alcuni protagonisti - progettando Maurizio Balò nel Teatro Mercadante una scena nivea, bianchissima, astratta quasi, se non fosse per quella scalinata con un paio di colonnine crepate dal tempo, adagiata su una casa di campagna accanto a degli enormi massi (che nel finale si riuniranno come in un puzzle andando a combaciare quasi con la parte superiore della scena), da far sembrare l'insieme ad un avamposto del Deserto dei Tartari o a una raggelante villa sull'Etna contornata da alti muraglioni. Amici e parenti capitanati da Ljuba (Gaia Aprea) e il fratello Gaiev (Paolo Serra) sono giunti in questo luogo dell'anima, felici di trascorrere un periodo di vacanze, ignari o non consapevoli abbastanza che il mondo attorno a loro sta cambiando vertiginosamente. Lo status aristocratico cui appartengono sta tramontando e al suo posto sta per nascere una società borghese, quella cosiddetta dei nuovi ricchi, impiantata sul profitto e sugli affari. Si sa che Ljuba per seguire un amante che l'ha dilapidata è piena di debiti ed è costretta adesso a mettere all'asta la sua tenuta: un avvenimento questo che pesa sulle due figlie Anja (Alessandra Pacifico Griffini) e su Varja (Federica Sandrini) e sui pochi conoscenti che vivono attorno a loro. La stanza dei bambini e il vecchio armadio, pure lui bianco e vuoto, riportano Ljuba e il fratello ad un passato di memorie e dolori e ad un'incredibile leggerezza infantile, sottolineata da un paio di grandi aquiloni, bianchi, vicino alla graticcia. Anche i valzer e altre danze (troppe forse) nel corso dello spettacolo assumono una falsa gioia di vivere dei protagonisti, intenti più a ricordare il tempo andato che non quello presente, raffigurato qui dal mercante Lopachin (Claudio Di Palma), il nuovo che avanza, di cui è innamorata Varja e che pare voglia sposarla. Viene fuori il carattere di Ljuba cui Gaia Aprea cerca di darle nei suoi assoli i connotati di donna fragile, contraddittoria, sospesa tra disperazione e allegria, tra frivolezze e lacrime, partecipando il pubblico con lei alle sventure che le sono capitate, come quella di perdere il suo bambino per annegamento. Il giardino dei ciliegi se lo accaparrerà Lopachin dividendo il podere in tanti piccoli lotti per costruirvi villini e tutti gli altri personaggi, su disegno registico di De Fusco, andando via per quella scala si suicideranno uno ad uno gettandosi da quegli alti muraglioni. Resterà nella casa soltanto l'anziano servitore Firs (Enzo Turrin) dimenticato custode d'un passato che non ritornerà mai più. Le musiche metafisiche erano di Ran Bagno, le coreografie di Noa Wertheim, i costumi di Maurizio Millenotti, le luci di Gigi Saccomandi. Assieme a già citati protagonisti, vanno ricordati Paolo Cresta, Serena Marziale, Giacinto Palmarin, Alfonso Postiglione, Gabriele Saurio, Sabrina Scuccimarra che non disdegnavano esprimersi con accenti partenopei.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 14 Giugno 2014 17:33

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