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GRIMMLESS - regia Stefano Ricci

Grimmless Grimmless Regia Stefano Ricci. Foto Angelo Maggio

di Ricci/Forte
movimenti Marco Angelilli
regia Stefano Ricci
con Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio
Teatro dell'Archivolto, Genova 15-16 febbraio 2013

www.Sipario.it 23 febbraio 2013
 

L'ultima provocazione di Ricci/Forte si ispira al mondo della fiabe. Le storie di fate e principesse, cavalieri e maghi vengono affogate nella contemporaneità cruda e spietata in cui i giochi dell'infanzia non trovano più posto. Le barbie nella loro casetta rosa sono protagoniste di una storia di sesso e di morte. La piccola Gretel si ribella contro la perfezione del fratello e piange la violenza subita dal padre. Biancaneve lamenta l'abbandono dei genitori.

Questo filo conduttore di infanzia violata e sogni perduti viene agito in scena da cinque performer in un susseguirsi di monologhi dalla drammaturgia frantumata, balli di gruppo, azioni dimostrative: Gretel si accanisce sul suo alter ego, fatto da un tronco d'albero vestito con scarpette e tutù, con una motosega; Biancaneve viene trasportata per l'intera diagonale del palco su un feretro di mele; un bodypainting collettivo colore oro crea un gruppo scultoreo animato.

La sostanza drammaturgica di Grimmless diventa gusto, stile. Il disincanto e la brutalità del quotidiano si risolvono in scena con la costruzione di una partitura di musica, parole e azioni che punta all'estetica. Lo spettacolo è molto cool: dalla scelta musicale, all'outfit giovane fatto di felpe e sneakers, alla drammaturgia poetica che ricorda, in alcuni monologhi, i versi spezzati e dolenti di Mariangela Gualtieri. Un pannello laterale di luci bianche accecanti che inonda il palco e il fumo che accoglie gli spettatori in sala denunciano da subito l'atmosfera rock dello spettacolo.

La sensazione da spettatrice è un misto di piacevolezza nell'assistere ad una performance ben studiata e un senso di estraneità a quello che succede. Nel tentativo frustrato di comprendere parole che sfuggono e azioni sconnesse, in cui l'energia nel farle non sempre pare sorretta dalla necessità di farle, gradualmente ci si lascia sedurre dalla forte presenza degli attori che si donano al pubblico e allo spettacolo senza riserve.

A dispetto del senso che rimane intrappolato, come i lampadari nella plastica che piombano sulla scena, la loro azione catalizza una platea non più giovane che applaude divertita. La performance si conclude lasciando nessun turbamento, ma la sensazione di una festa che finisce sulle note di Can't take my eyes off you. Nella versione elettrica dei Muse, naturalmente.

Marianna Norese

Ultima modifica il Venerdì, 20 Settembre 2013 08:41

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