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GRIMMLESS - regia Stefano Ricci

Grimmless Grimmless Regia Stefano Ricci. Foto Mirella Caldarone

di Ricci/Forte
regia: Stefano Ricci
movimenti: Marco Angelilli
con Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Terio
Roma, Teatro India, dal 29 marzo al 2 aprile 2011
Drodesera, il 25 luglio 2011
in replica alla Biennale Teatro di Venezia, il 5 novembre 2011 all'Arena del Sole di Bologna e dal 14 al 19 dicembre 2011 all'Elfo-Puccini di Milano

www.Sipario.it, 14 ottobre 2011
www.Sipario.it, 1 aprile 2011
La Repubblica, 2 aprile 2011
Il Manifesto, 24 aprile 2011
visto a Drodesera, il 25 luglio 2011

Grimmless è la terra senza fiaba, è il nostro presente, mediato dallo sguardo disincantato della coppia ricci/forte, fenomeno della scena italiana, artisti che da autori della fiction I Cesaroni sono diventati autori di culto di un fare teatro che sta intercettando un pubblico giovane, partecipe e partigiano, come lo sa essere solo il pubblico della grandi star della musica leggera. Anche questo è un aspetto che non va sottolineato nel raccontare degli spettacoli della coppia di artisti romani che con spudorato gioco della provocazione estetica raccontano la deriva pop del nostro presente. A tale proposito si segnala la monografia: ricci/forte, Macadamia Nut Brittle, a cura di Andrea Porcheddu, pubblicata da Titivillus (11 euro). Detto questo, in Grimmless Ricci/Forte raccontano la violenza del mondo, l'impossibilità della fiaba in un teatro fisico e pornografico, urlato, mosso tutto dal corpo, perchè il corpo è l'unico orizzonte, l'unico oggetto, l'unico mondo in cui si possono agire e subire i desideri, le passioni, la rabbia e l'amore di una generazione di viandanti senza meta, quali sono i ragazzi di oggi. Ed è questo che accade in Grimmless, ovvero la fiaba che si fa ossimoro, i colori caldi e infantili del mondo fiabesco prestati al racconto cinico di un mondo in cui etica e morale non hanno patria, in cui l'agire violento e sessuale è l'unico orizzonte possibile. Grimmless utilizza la struttura del 'catalogo è questo', ovvero dell'elencazione e messa in atto di situazioni di ordinaria disperazione, di quotidiana violenza da parte di un gruppo di giovani in cerca di un loro orizzonte, un orizzonte con non ha fondale, non ha profondità neppure quando i corpi nudi di Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio si dipingono d'oro e celebrano i 150 anni dell'Unità d'Italia, un paese delle fiabe che ha poco di favoloso e troppo di catastrofico. Non privo di retorica e di un po' di qualunquismo, Grimmless è un lavoro giocato tutto d'attacco, un lavoro che tenta di choccare, che impone l'estetica del corpo, della nudità, del sesso e della violenza come veicolo per un j'accuse un po' da rivista patinata, che si fa vedere e solletica l'epidermide piuttosto che inquietarle la corteccia celebrare. Eleganza estetica anche nel frequentare l'eccesso e la gratuità della sopraffazione, fanno di Grimmless un lavoro che compiace e che – invece di essere fuori dal coro di desituare – rischia di venire incontro ad una critica condivisa da un pubblico che nel suo essere conformista si crede eccentrico rispetto alla realtà. L'accoglienza di Grimmless è comunque trionfale, il pubblico è da concerto rock, la coppia Ricci/Forte si conferma di culto, col suo teatro ad alta tensione emozionale, più volto a solleticare la pruderie voyeristica degli astanti che un'effettiva elaborazione critica del pensiero sul mondo contemporaneo.

Nicola Arrigoni

Tra vernici dorate, le allucinazioni del presente

Dopo il debutto a Santeramo in Colle nello scorso gennaio, approda al Teatro India di Roma Grimmless, un’a-favola sull’orlo del precipizio che costringe a far un passo avanti, innescando un vortice di emozioni, nel falso mondo delle fiabe, tritate e imbevute di salsa dissacrante.
Gli onnivori Ricci/Forte, romano il primo, pugliese il secondo, si inoltrano questa volta nella foresta disincantata delle storie dei fratelli Grimm, per suggerire un’inevitabile uscita dalla fiaba, ‘senza Grimm’ appunto. C’è di tutto in questo spregiudicato e lucido ritratto, tutto quel che di bello e di brutto è nel teatro e  nella realtà, nella fiction e nella rete.
Cinque attori in scena, ben diretti da Stefano Ricci, si schiudono alla vita attraverso la morte dell’adolescenza. Modulano straordinariamente voce, corpo e anima, dando sudore a menzogne anestetizzate, allucinazioni televisive ed informatiche. Inquietantemente sciolti nei movimenti cuciti sulla loro pelle da Marco Angelilli, i pirotecnici Valentina Beotti, Anna Gualdo, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio si addentrano, senza risparmio, nelle vertigini dell’infanzia, sottraendo riferimenti ruvidi e sdrucciolevoli. Alternando monologhi e momenti corali, si cullano tra note laceranti, si amano armati di rabbia, si picchiano tra balli di gruppo. Si deridono coperti da maschere, si incastrano in silenzio. Si sfiorano e si inseguono per poi toccarsi con tale calore umano da ricoprire d’oro i loro corpi nudi, mentre una tempesta di neve tenta di candeggiare e ricomporre il cortocircuito emotivo dei loro bi-sogni.

Cosimo Manicone

Ricci/Forte acidi anche tra le favole

Subentra una parola più straziante, il gioco si fa politicamente più duro, la tristezza di vivere è più sovversiva, e da installazioni di corpi si passa a un calvario di pietre sputate dalla bocca, nell’ultimo lavoro di ricci/forte, Grimmless. Le favole dei Grimm sono dissolte nell’acido di poemi macabri ad uso di poveri cristi e derelitte all’ultimo stadio, in una Waste Land di trolley variopinti, mele poche magiche, lampadari foderati. Tre espressioni acute, tra tante: “c’è un momento del viaggio in cui si comincia a tornare indietro, verso noi”, “i bambini scendono dalla montagna, e non raccontano dove sono stati”, “c’è una cosa che non ho mai detto a nessuno: sono morta”. E tra scrosci di luce e suono mordono il cuore Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Terio.

(r.d.g)

Generazioni senza fiaba in una realtà fast food

Mentre a Milano hanno appena concluso in maniera trionfale una sorta di «personale» dei loro lavori precedenti, a Roma subito prima Ricci/Forte avevano acceso altrettanto entusiasmo con la loro ultima creazione, Grimmless (ai primi di giugno a Castrovillari per Primavera dei teatri, e poi a Racconigi, a Gradisca d'Isonzo e a Dro). Ma Stefano Ricci e Gianni Forte sgranano i loro successi ovunque, perché alternano il loro repertorio in moltissime tappe, italiane e estere. Del resto i due artisti son diventati una sorta di «bandiera» generazionale. Il loro teatro che non lesina immagini forti (a volte veri cazzotti nello stomaco dello spettatore), usa in scena i linguaggi più aggiornati, tecnonarrativi, web-pubblicitari e subliminali; ma nello stesso tempo, tra un sospiro melò e un'allusione a squallori di oggi, rappresenta una posizione morale forte, una denuncia senza assoluzioni neanche parziali della violenza che ci circonda, un incitamento alla rivolta contro ogni sopraffazione. Quella fisica, di cui ci mostrano una varia casistica spinta fino all'eccesso, e quella culturale che alligna nella famiglia come nelle istituzioni. E tanto più è aggressivo e pauroso quello che vediamo, tanto più le loro parole ci portano a ricordi infantili e sentimenti calorosi, spesso esposti quasi con gusto elegiaco.

Qui fin dal titolo è scoperta l'indagine: ragazzi che hanno perduto la fase primaria dello svezzamento, le rassicurazioni e i conforti che le fiabe davano a generazioni precedenti. Anche le fiabe più crudeli e magari sanguinarie, offrivano il loro contributo, educativo ed esorcistico, alla formazione di futuri adulti. Oggi che non ci sono più i maestri Grimm fratelli e affabulatori (Grimmless appunto) con la loro pedagogia di gusto gotico, è la realtà stessa a farsi più crudele della favola, più estrema e dolorosa, come finiscono per essere i rapporti tra le creature.

Con il ritmo accelerato e incisivo della loro sintassi scenica, Ricci e Forte ci apparecchiano autobiografie forse finte che gli attori si cuciono addosso, e con entusiasmo e quel tanto di ironia dissimulata, ce le porgono sgranando gli occhioni, porgendo l'altra guancia, scoprendo la loro nudità. Sono un ensemble ormai molto affiatato (comprese le new entry, come in questo caso Valentina Beotti ) i componenti di quel nucleo storico di lavoro che in pochi anni ha maturato una solidissima esperienza: Anna Gualdo (cui il passato ronconiano offre ottimi strumenti linguistici), Anna Terio già promossa ad icona, e i due boys dal forte «richiamo» su ragazzi e ragazze del pubblico, Andrea Pizzalis e Giuseppe Sartori. E a fornire loro apparati ci sono sempre Marco Angelilli per il movimento e Simone Valsecchi per l'addobbo dei corpi. Insieme compongono un rombante basso continuo di narrazioni e sensazioni che ogni tanto produce picchi visivi, come la distesa di mele per Biancaneve o altri richiami di una memoria favolistica che oggi diventa opposizione al fast food delle esperienze.

Gianfranco Capitta

Ultima modifica il Venerdì, 20 Settembre 2013 08:42

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