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GEIGTZU - regia Lucia Bianchi

Geigtzu Geigtzu Regia Lucia Bianchi

di e con Lucia Bianchi
Produzione Teatro Argot
in scena al Teatro Argot, Roma il 21 maggio 2009

www.Sipario.it, 1 ottobre 2009

Lucia Bianchi è un’attrice anomala. Nel panorama attuale del teatro italiano, dominato da quello che si può definire come il linguaggio della naturalezza, vale a dire uno stile centrato principalmente sulle corde della verosimiglianza, trovare attori che diano vita alla propria espressività ricorrendo a un ampio ventaglio di risorse linguistiche è di certo inconsueto. Non è dunque un caso che lo spettacolo di Lucia Bianchi, che ha debuttato al Teatro Argot di Roma il 21 maggio 2009 e che ha il titolo di Geigtzu, sia stato inserito da Gaetano Ventriglia all’interno della rassegna Argomentando. Nuovi linguaggi di scena. E, a proposito di Geigtzu, vista la capacità dell’autrice di manipolare in modo creativo diversi codici artistici, di genuinità nella sperimentazione linguistica si può giustamente parlare.
Che cos’è  Geigtzu? Lo si potrebbe definire un monologo, un esempio di teatro di narrazione o, ancora, di teatro-danza. E già in questo Geigtzu svela la propria originalità. Se a ciò aggiungiamo poi che Lucia Bianchi, oltre a danzare, cantare, recitare e suonare, il testo lo ha scritto di proprio pugno, lo spettacolo non può non apparire anche ai più scettici come un’opera senza dubbio inconsueta e coraggiosa. Geigtzu è una parola giapponese che vuol dire arte. La geisha, ruolo interpretato dall’attrice monologante, è una vera e propria artista. Per amore dell’arte, infatti, accetta di vivere fino in fondo la sua condizione sociale, rinunciando alla propria libertà di donna e di essere umano.

Si diceva che in questo spettacolo Lucia Bianchi sfrutta a pieno i molteplici strumenti espressivi di cui dispone. Nel farlo non è spinta da semplice virtuosismo: la sua è anzitutto una scelta drammaturgica, funzionale allo sviluppo del racconto. L’utilizzo della danza all’interno dell’impasto scenico non è per nulla scontato. Ai movimenti del corpo l’attrice che danza affida il senso più profondo del proprio essere e delle proprie azioni; sono le parti coreografiche, infatti, costruite con gusto e danzate con sapienza, a delineare meglio il personaggio; ecco così che ai primi movimenti misurati e convenzionali, ispirati al mondo giapponese, si sostituisce una danza libera, scaturita dall’interiorità ed espansa nello spazio, rivelazione di un desiderio di libertà che probabilmente neanche l’amore per l’arte potrà mai appagare. Sono ancora pochi ma preziosi minuti coreografici a raccontare – senza le parole – l’intimità umiliata del personaggio, la sua faticosa scelta a favore dell’arte, ma anche della vita. Yuri Brunella e Annamaria Corea

Ultima modifica il Sabato, 21 Settembre 2013 08:00
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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