mercoledì, 13 novembre, 2019
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GIULIO CESARE - regia Daniele Salvo

"Giulio Cesare", regia Daniele Salvo "Giulio Cesare", regia Daniele Salvo

Regia di Daniele Salvo
Produzione: Politeama S.r.l.
Cast artistico
Decio Bruto / Lepido / Messala: Francesco Biscione
Indovino / Cinna poeta / soldato: Simone Bobini
Metello Cimbro/ Cicerone / soldato: Simone Ciampi
Bruto: Gianluigi Fogacci
Portia - Il Destino: Melania Giglio
Lucio: Alessandro Guerra
Calpurnia: Flavia Mancinelli
Trebonio / Lucilio: Alberto Mariotti
Giulio Cesare / Ottaviano: Massimo Nicolini
Artemidoro / Pindaro: Giuseppe Nitti
Cassio: Giacinto Palmarini
Marc'Antonio: Graziano Piazza
Cinna / Titinio / soldato: Andrea Romero
Casca: Carlo Valli
Plebei, soldati, messi, servi::
Massimiliano Auci, Antonio Bandiera, Andrea Carpiceci, Micol Damilano, Matteo Magazzù, Alessandro Marmorini, Dimitrios Ioannis Papavasileiou, Riccardo Parravicini, Daniele Ronco, Roberta Russo, Giorgia Serrao, Giovanni Tacchella, Luca Viola, Francesca Visicaro
Cast tecnico
Regia: Daniele Salvo
Aiuto regia: Alessandro Gorgoni, Alessandro Guerra
Traduzione e adattamento: Daniele Salvo
Musiche: Marco Podda
Costumi: Daniele Gelsi
Direzione tecnica: Stefano Cianfichi
Disegno luci: Umile Vainieri
Disegno audio: Franco Patimo, Daniele Patriarca
Maschere: Michele Guaschino e Makinarium di Leonardo Cruciano
Combattimenti scenici: Antonio Bertusi
Canti dal vivo: Melania Giglio
Scene: Fabiana Di Marco
Silvano Toti Globe Theatre a Villa Borghese a Roma, 2 ottobre 2019

www.Sipario.it, 4 ottobre 2019

Nell'inscenare il Giulio Cesare di Shakespeare, Daniele Salvo non si chiede se il fascismo sia stato debellato dagli animi delle persone, ma se in realtà non se ne sia mai andato. Guardando questo spettacolo in scena al Globe, in una mise ben recitata, seppur con esagerazioni sul piano dei sentimenti, e con una scenografia notevole, tornano alla mente queste parole di Umberto Eco: "Anche se i regimi politici possono venire rovesciati, e le ideologie criticate e delegittimate, dietro un regime e un'ideologia c'è sempre un modo di pensare e di sentire, una serie di abitudini culturali, una nebulosa di istinti oscuri e di insondabili pulsioni".
Cominciando dai costumi – armature di epoca vagamente romana messe sopra abiti fascisti – fino ad arrivare a uno scenario che ricorda il razionalismo del ventennio, questo Giulio Cesare diviene metafora della smania di potere che si trasforma in regime totalitario. Perché avviene questo? Si può supporre per vanità, delirio di onnipotenza. La realtà è che una risposta soddisfacente non c'è. Cesare il tiranno, il dittatore indossa una maschera inespressiva, priva di segni umani. Perché il potere spersonalizza e priva l'uomo dell'anima. Questa stessa maschera la ritroveremo, identica, nel giovane Ottaviano Augusto. Come a voler dire che il potere viziato dall'onnipotenza (il fascismo) sopravvivrà sempre a discapito di uomini e buone intenzioni.
Tutti gli interpreti hanno mostrato ottima padronanza della scena e dei propri mezzi recitativi. Massimo Nicolini ha impersonato un Cesare vanesio, aggressivo, pieno di sé, e per ciò stesso sciocco e incapace di comprendere il malcontento dei suoi uomini e del suo popolo. Del Casca di Carlo Valli sono state le coloriture vocali, ricche di accenti espressivi mai scontati, ad aver dato al personaggio un tono astuto, eroico senza apparire né vanesio né smargiasso. Il Cassio di Giacinto Palmarini è apparso a tratti dolce e sensibile, a tratti risoluto, aggressivo, violento quando necessario. Gianluigi Fogacci ha tratteggiato un Bruto umano, capace di sentimenti teneri dei quali non prova vergogna, tutt'altro che sprovveduto, per niente attratto dalla smania di potere. Il Marc'Antonio di Graziano Piazza: statuario, dalle ampie espressioni mimiche, dotato di una voce possente e imperativa. Melania Giglio ha impersonato una Porzia, moglie di Bruto, piena di sensibilità, sebbene espressa con toni lievemente aggressivi.
Una buona versione, questa di Salvo, del Giulio Cesare. Più ironia e leggerezza, meno esagerazione nel far vibrare le corde drammatiche dell'opera e meno realismo (le coltellate inflitte a Cesare e le sue ferite insanguinate: elementi distanti dall'essenza del teatro), musiche non troppo oscure – come sono quelle di Marco Podda – avrebbero permesso all'idea di regia e alla metafora dell'opera di emergere con più intensità, donando al pubblico dubbi, interrogativi, poche certezze e uno sguardo più disincantato e realistico sul momento storico che stiamo vivendo.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Venerdì, 04 Ottobre 2019 07:21

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