venerdì, 19 luglio, 2024
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FREAKS - regia Federica Rosellini

“Freaks”, regia Federica Rosellini. Foto Manuela Giusto “Freaks”, regia Federica Rosellini. Foto Manuela Giusto

 

progetto liberamente tratto dal film Freaks di Tod Browning 
drammaturgia e regia Federica Rosellini
supervisione artistica di Antonio Latella
con Eva Cela, Pietro Giannini, Fabiola Leone, Irene Mantova, Riccardo Rampazzo, Daniele Valdemarin
dramaturg Federico Bellini
scene Giuseppe Stellato
video Rä di Martino
aiuto video Arianna D’Alterio Bosio
sound design Franco Visioli
costumi Graziella Pepe
luci Simone de Angelis
collaboratore al movimento Sandro Maria Campagna
aiuto regia Fabio Carta
Spoleto – Festival dei Due Mondi 2024
Teatrino delle 6 Luca Ronconi 3 e 4 luglio 2024

www.Sipario.it, 6 luglio 2024

Orrendo. Freaks, per la regia di Federica Rossellini, è stato uno spettacolo orrendo. Privo di ritmo, di un filo narrativo che, drammaturgicamente, legasse i quadri gli uni agli altri. E i personaggi: più che ridotti per le scene, miniaturizzati e senza un profilo psicologico. 

Una debacle annunciata già dalle note di regia: confusionarie, senza senso. Unica idea messa in risalto, sia dal programma di sala che dallo spettacolo: la contemporaneità di una storia simile, tratta dal film omonimo di Browning, che ebbe il merito, al di là dell’aspetto formale di stampo espressionista, di additare con severità difetti e meschinità dell’animo umano: piccinerie che finiscono per mettere radici anche in un consesso deforme dove, al contrario, proprio per tale ragione dovrebbe regnare maggior solidarietà.

E invece no: invidie, gelosie, tradimenti, menzogne, amori fasulli dominati solo dall’interesse. Questo nel film di Browning. La cui riduzione teatrale ad opera della Rossellini ripercorre le stesse idee, dimidiandole di potenza nei contenuti. 

All’inizio della rappresentazione, sullo schermo in fondo al palco del Teatro delle 6 a Spoleto, vediamo proiettate le prime sequenze di Freaks. Dopo appena un minuto, le battute degli attori vengono dette in sincrono come doppiate dai giovani interpreti dell’Accademia Silvio d’Amico. E così si prosegue: un riassuntino, in sostanza, di quanto avviene nel film.

Nel secondo atto, poi, con i giovani attori tutti nudi, assistiamo alla messinscena di una natività popolata da uomini di Neanderthal, condita sul finale da situazioni di tipo saffico.

Tutto qui? Ebbene sì: non c’è null’altro.

In uno spettacolo siffatto, dove manca il minimo profilo psicologico dei personaggi – almeno quelli principali –, come è possibile distinguere la bravura di ciascun attore? Come si fa a dire che un interprete ha mostrato maggiori sfumature recitative rispetto a un suo compagno di scena se, di quadro in quadro, si è assistito solo alla riproposizione – in piccolo – nuda e cruda di qualcosa che era stato in origine pensato in altra maniera, per lo schermo?

Anche lo stile di recitazione: dai toni tutt’altro che teatrali, identici a quelli d’un odierno sceneggiato televisivo con gli attori che sussurrano, quasi sospirando, le loro battute: porgendole senza la minima intonazione, senza una traccia di colore e di intenzione.

Ma sforzandoci di voler salvare almeno l’idea dello spettacolo, cos’ha voluto dire la Rossellini? Che i mostri sono fra noi? Anzi: che il mostruoso è fra noi e non ce ne siamo mai liberati? Che esso consiste nelle meschinità delle quali l’essere umano, normale o deforme che sia, è capace per seguire e realizzare il suo tornaconto? Che il vero mostro non si manifesta in sembianze orripilanti ma attraverso comportamenti che in nulla corrispondono alla verità delle intenzioni che li motiverebbero?

E sia. Ma allora perché non realizzarla mettendo in scena una storia piuttosto che una serie di quadri di situazioni fini a loro stesse?

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Martedì, 09 Luglio 2024 21:43

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