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EICHMANN. DOVE INIZIA LA NOTTE - regia Mauro Avogadro

Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon in "Eichmann. Dove inizia la notte", regia Mauro Avogadro. Foto Tommaso Le Pera Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon in "Eichmann. Dove inizia la notte", regia Mauro Avogadro. Foto Tommaso Le Pera

di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon
scene Marco Rossi
costumi Giovanna Buzzi
musiche Gioacchino Balistreri
luci Michelangelo Vitullo
regia Mauro Avogadro
Produzione Teatro Stabile di Bolzano/Teatro Stabile del Veneto
Vicenza, teatro Comunale, 15 marzo 2022

www.Sipario.it, 14 marzo 2022

E’ un impatto devastante, e completamente folle quello delle idee e dell’agire, prima ancora, del gerarca nazista Adolf Eichmann, a suo modo di vedere, “uno che ha solo eseguito ordini”. La sua enorme responsabilità unita a quella dei suoi simili colleghi criminali, quella di aver organizzato e attuato lo sterminio di milioni di ebrei, persone, sempre persone va sottolineato, è messa in qualche modo sotto torchio nello spettacolo ”Eichamnn. Dove inizia la notte” visto a Vicenza, teatro Comunale. Va in scena il racconto della soluzione finale, stridente, feroce. Due attori sul palco (e che attori) si addentrano in mille maniere nel testo di Stefano Massini, attraversandolo e levando dalle pieghe anche più nascoste le più piccole ragnatele dell’orrore, uno da una parte e una dall’altra. E’ l’immaginario interrogatorio della giornalista e teorica politica Hannah Arendt, nel confronto col criminale Eichmann, appunto, uno stillicidio di parole e fatti raccontati con una naturalezza irritante dal militare, incalzati dalla filosofa nel tentativo di capire, quasi non si sapesse già nei dettagli di quelle atrocità. Nello spettacolo diretto da Mauro Avogadro, e coprodotto dagli Stabili di Bolzano e del Veneto i due si muovono contrapposti, come sopra a un ring, due pugili, uno certamente sconnesso e suonato nel suo naturale, allucinante racconto. Che fa bella mostra di sé, della sua carriera, cercando di rispondere e di spiegare cosa lo ha portato a quella tragedia da lui orchestrata nel nome dei suoi superiori, gente ammirata, Himmler, Hitler, storicamente simboli assieme a tutti i loro sottoposti della nefandezza umana, del crimine duro e puro orchestrato, gestito, diretto con lucidità, follia e miseria. Massini, come si legge nelle note dello spettacolo, trae il testo dagli interrogatori israeliani del gerarca, quelli di Gerusalemme del 1961 che a suo modo segnò la storia per essere il primo processo a un nazista tenutosi in quel paese. “La vita è piena di coincidenze fortunate”, vien detto durante lo svolgimento dello spettacolo, e il tentativo pazzo eppure lucido e altrettanto goffo di Eichmann è un voler stare ai margini, ammettendo in parte, smentendo, smussando gli angoli, poi contrattaccando, cercando nei passaggi veri e propri arrampicamenti sugli specchi, per dirla semplicemente. Quello che spaventa è la razionalità, qui non si è di fronte a un pazzo ma purtroppo a quello che non ci resta che considerare uomo “normale”. I meccanismi di una mente che come tante agiva in altre sfere vivendo la quotidianità, ancorandosi però a una visione del mondo intero distaccata, una lezione fatta sua allucinante, trionfante per gente come lui. La Arendt è attonita nel suo incalzare, ascoltando il carrierista, certamente incredula. Tutto si svolge in luoghi simbolo sulla scena, delle sedie, un tavolo, uno scranno dove si è giudici e giudicati, in un continuo frequentare il palco in lungo e largo dai due personaggi. L’atmosfera è solo tetra e non può essere altro, è toccante. I crimini dell’orrore raccontati con dovizia, e tallonati dalla donna si fanno via via nella mente di Eichmann ordinari, richiamano la storia-memoria che non si può, non si deve mai dimenticare, nella sua tragica avvenuta. Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon sono entrambi straordinari, danno vita all’immaginario batti e ribatti con assoluta bravura, quella che gli è loro riconosciuta, e impongono un rigore di purezza nella narrazione dei fatti, abbracciando il testo, curandolo, rendendolo spietato. Un gran lavoro d’interpretazione che regala un freddo, glaciale sguardo sul nostro passato recente, un’altra lezione dalla quale imparare senza mai distrarsi, altro che telefonini accesi.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Giovedì, 17 Marzo 2022 15:09

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