martedì, 24 settembre, 2019
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DISCORSI GIALLI - regia Luigi de Angelis

Discorsi gialli Discorsi gialli Regia Luigi de Angelis

di Chiara Lagani
regia Luigi de Angelis
ideazione Luigi De Angelis e Chiara Lagani
drammaturgia Chiara Lagani
progetto sonoro The Mad Stork
con Chiara Lagani
sound editing Sergio Policicchi, costumi Chiara Lagani e Simonetta Venturini, maschere Nicola Fagnani
promozione Paola Granato e Marco Molduzzi, organizzazione Serena Terranova, logistica Fabio Sbaraglia, amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza
produzione E/Fanny & Alexander

in collaborazione con Solares delle Arti - Teatro delle Briciole
43° Festival di Santarcangelo di Romagna, dal 12 al 14 luglio 2013

www.Sipario.it, 17 luglio 2013

Tra il 1993 e il 1994 Krzysztof Kieslowski, morto due anni dopo a soli 55 anni, girò tre film, la trilogia Tre colori: Film blu, Film bianco e Film rosso, dedicata ai tre colori della bandiera francese legati tra essi dal motto rivoluzionario: liberté, egalité, fraternité. Adesso la compagnia teatrale Fanny & Alexander, distintasi sin dalla sua fondazione a Ravenna nel 1992, ad opera di Luigi De Angelis e Chiara Lagani, per le sue solide ricerche nelle più disparate discipline artistiche, forse memore o ossequiosa di quei tre colori, ha ideato un progetto teatrale denominato DISCORSO, incentrato sul rapporto che intercorre tra il particolare e il generale in vari ambiti sociali. Riconoscibili questi con i colori d'una bandiera, che in realtà non esiste, ma che fa il blow-up al Discorso politico, già realizzato con Marco Cavalcoli (di colore grigio) al Discorso pedagogico (di colore giallo) con Chiara Lagani, all'interno della 43ª edizione del Festival di Santarcangelo di Romagna, e a quattro spettacoli, che verranno realizzati nei mesi/anni futuri, che avranno i colori celeste, rosa, viola, rosso, riferiti rispettivamente al Discorso religioso (con Lorenzo Gleijeses), sindacale (con Francesca Mazza), giuridico (con Fabrizio Gifuni), militare (con Sonia Bergamasco).-
Il Discorso giallo rappresentato nello spazio Liviana Conti, una fabbrica in disuso a pochi chilometri da Santarcangelo, con la solipsistica presenza di Chiara Lagani, sbandiera alcuni interrogativi dedicati alla questione della Tv pedagogica. Se sia o sia stata una buona o cattiva maestra sin dai suoi esordi ( quelli in bianco e nero) a cavallo degli '50 e '60 del secolo scorso, prima con un solo canale, poi due, poi a colori e così via televisionando. La Lagani seduta al centro della scena su un banco di scuola, agghindata con grembiule nero e con fiocchi di vari colori, a seconda dell'argomento trattato, ma anche con finti baffi o con scarpe a spillo dorate, ha un in mano un telecomando giusto per fare zapping su tre trasmissioni famose (di cui giammai si vedranno le immagini) che hanno segnato i 60 anni di televisione nel nostro paese. Le trasmissioni con i rispettivi conduttori sono o furono: Non è mai troppo tardi con il maestro Alberto Manzi, Piccoli fans con Sandra Milo e Amici con Maria De Filippi. Il colore giallo, si legge nel programma generale, indica coercizione, divieto: giallo è il cartellino dell'arbitro che ammonisce un giocatore, gialle sono le strisce sull'asfalto che vietano la sosta, gialle sono le zone proibite, il semaforo giallo indica attesa, limbo, giallo è lo zolfo. Anche se, volendo girare la frittata (di uova magari), giallo è il colore del sole, della speranza, d'un nuovo giorno, della luce, dell'oro, delle lamine bizantine, dei colori che si rinvengono (giusto per sintetizzare) in tanta pittura dell'800 e del '900 e così via ingiallendo.
Certamente l'ottima prova di attrice della Lagani, che in chiusura di spettacolo indosserà un gigantesco mascherone raffigurante la faccia della pedagoga Maria Montessori come la conosciamo dal ritratto che campeggiava sulle vecchia banconota da mille lire, e la sua accurata analisi sugli effetti collaterali d'una televisione che può far andar via di testa tele-spettatori labili o con carenze culturali ha il nostro consenso e la nostra solidarietà, ma bisogna riconoscere, obiettivamente, che tolte quelle tre trasmissioni prese di mira in questo Discorso giallo, di cui posso dire ben poco o niente perché non le guardavo, alle quali si sono aggiunte nei recenti anni programmi culinari, sentimentali o per bambini-dotati o piccoli-mostri, pressoché presenti in tutti i canali, la televisione ha operato nel bene e nel male un'acculturazione di massa o globale tale da rendere vicine le località più disparate e di far parlare un tantino meglio ( almeno in un italiano più comprensibile) le popolazioni più arroccate in paesini, montagne e borgate, da farle sentire infine più contestualizzate in quel lento percorso socio-politico che dovrebbe portare il Paese ad una concreta democrazia. Certamente uno dei mali della Tv è quello di far credere che l'asino vola, come bene ha documentato una ventina d'anni Gianni Amelio nel suo film Lamerica, quando il popolo albanese era stato abbacinato dalle false ricchezze propinate dalla nostra Tv commerciale e moltissimi di loro s'erano imbarcati in massa in una scalcagnata e affollatissima nave per scoprire poi che la nostra era solo una povera Italietta. C'è un modo per evitare di cadere nelle trappole mediatiche ed è quello dell'informazione e della cultura. E poi c'è l'antico metodo di cambiare programma o spegnere quell'apparecchio (talvolta illuminato di giallo col digitale terrestre) che è solo un elettrodomestico da utilizzare al bisogno, quando se ne ha la voglia o quando si vuol vedere ciò che più piace o interessa a noi tutti.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 16 Settembre 2013 07:56

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