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DISCESA DI ORFEO (LA) - regia Elio De Capitani

La discesa di Orfeo La discesa di Orfeo Regia Elio De Capitani

di Tennessee Williams
traduzione di Gerardo Guerrieri
drammaturgia e regia di Elio De Capitani
scene e costumi di Carlo Sala
con Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Edoardo Ribatto, Luca Toracca, Cristian Giammarini, Corinna Agustoni, Sara Borsarelli, Elio De Capitani, Debora Zuin, Marco Bonadei, Carolina Cametti e Alessandra Novaga (chitarra elettrica)
luci di Nando Frigerio, suono Giuseppe Marzoli, produzione Teatro dell'Elfo
Teatro dell'Elfo, Milano dal 16 ottobre al 4 novembre 2012
Teatro Elfo Puccini, Milano dal 29 aprile al 18 maggio 2014

www.Sipario.it, 2 maggio 2014
www.Sipario.it, 23 novembre 2012

Orfeo e il cuore nero dell'America
Blues per un paese selvaggio e lacerato dalle contraddizioni ...
Ancora una volta, le parole del drammaturgo Tennessee Williams, tornano a svelarci il volto di un'America divisa, in eguale misura, fra sogno e brutalità.
Il cuore puro di Val: musicista e sbandato combattuto fra la passione per la bella e matura Lady Torrance e il richiamo ad una vita libera e incontaminata.
Tra scoppi di violenza, odi razziali e suggestioni religiose ogni anima, della piccola città, porta avanti la propria battaglia: Vee Talbot in piena emancipazione contro la violenza del marito; la ricerca di un posto nel mondo per Carol Cutree. Infine, nel clima infuocato della comunità, l'agonia del tiranno Jabe riapre i conti col passato e introduce il tema dominante della morte.
Oltre la finzione teatrale
Nell'ambito di una dinamica lettura "a tavolino" – in stile Vanja sulla quarantaduesima strada, - il dramma prende lentamente corpo. Le parole trovano il loro posto e le azioni ricreano l'atmosfera di un drugstore nel cuore dell'America anni cinquanta. Elio De Capitani firma drammaturgia e regia di uno spiritual dai toni accesi e mèlo. La diegesi prende il posto delle azioni e gli strali subiti diventano materia di racconto. Dalle parole di Beulah Binnings e Dolly Hamma -moderna lettura del "coro greco"- la tragedia di Val e Lady diventa narrazione di fatti già avvenuti: "canto epico" e modello per generazioni di spiriti puri e liberi.
L'incipit a "luci accese" palesa, sin dalle note di apertura, una chiave di interpretazione metateatrale.

Tennessee Williams alla prova
Allestimento scenografico complesso e versatile. Geniale, da parte di Carlo Sala, l'ideazione di un "non luogo"(banalissima sala prove ingombra di arredi di fortuna). Apparenza di "Vuoto casuale" e- in stato di abbandono- pronto rivelarsi, invece, quale perfetto e organizzato spazio scenico.
Il disegno luci di Nando Frigerio è correlato al sofisticato meccanismo della pièce. L'inserimento della chitarra elettrica, dal vivo, accentua il pathos delle scene e conferisce un carattere da epopea blues al dramma.
Ensemble d'interpreti abbastanza equilibrato; benché vi sia qualche tono e disuguaglianza da calibrare. Qualche perplessità per la performance di Cristina Crippa: sobria e credibile nella veste di donna disillusa tende, nel finale, a spingere su toni eccessivamente carichi, più adatti ad una "Blanche DuBois".
Una menzione particolare va ad Elio De Capitani: interprete dalla forte presenza scenica; buona la prova di Edoardo Ribatto nel ruolo di Val Xavier. Luca Toracca ci offre, nelle vesti di Jabe Torrance, l'interpretazione di un cattivo senza speranza di redenzione.
Pubblico convinto e ben disposto. Applausi calorosi un buon numero di chiamate in scena.

Francesca Bastoni

Sono tutti e nessuno a compiere l'assassinio di Snake, Pelle di serpente in questa città di provincia che rivela il suo profilo attraverso i volti feroci e disincantati di un umanità senza nome, senza arte né parte, dipinta sui volti di una manciata d'attori, quali Cristina Crippa, Edoardo Ribatto, Elena Russo Arman, Luca Torracca, Corinna Agustoni, Crstian Giammarini siglando, con questa pièce un altro capolavoro di Elio de Capitani in linea con Williams e con le istanze del teatro tedesco delle pièces di Buchner e Fassbinder.
C'è, infatti, un continuum che dall'Europa giunge all'America e si riversa sulle spiagge della nostra memoria e si addentra nelle nostre vite: l'odio feroce per ciò che ci è distante e non ci appartiene. Una mentalità, un'epoca, un'altra storia così vicina e così lontana, all'epoca della genesi di questo testo: il 1957.
L'universo di Williams è un universo drammaturgico molto particolare, che nasce ad uso e consumo dell'evento teatrale. La sua scrittura scenica non è letteraria, le sue didascalie sono precise e puntuali in molti suoi testi (ad esempio in un Tram chiamato desiderio Williams indica persino i colori delle vesti dei personaggi); queste caratteristiche lo rendono un autore ben impiegato nelle sue trasposizioni cinematografiche, mentre ad Elio de Capitani va il merito di aver saputo introdursi nel tessuto drammatico di questo autore americano facendolo divenire altro da sé, pur, mantenendo i confini originari della sua partitura cucita sulle note stridenti del delirio di una città di provincia, dove la nevrosi si intreccia con la furia omicida.
Il Missippi così come il Winsconsin o lo Utha divengono il teatro ideale di una qualsiasi comunità italiana in cui corre il sangue della provincia, cioè, di quel senso di appartenenza pronto a trasformarsi in cieco furore volto ad annientare qualsiasi bellezza contraria ed incapace di produrre un utile al bene comune.

E' così che questa manciata di attori sbattuti in faccia agli eventi che sferzano quella landa sperduta al di là del confine sulle rive del Missisipi ci restituiscono il profilo della nostra dimensione politica che diviene nella pièce allestita da De Capitani uno spazio metafisico dalle forti tinte espressioniste, strozzato dal rivo della passione che tinge di rosso sangue le fauci dei cani lanciati addosso a Val in una folle corsa verso il confine oltre il quale salvare la propria esistenza.
De capitani, che in questo spettacolo riporta alla luce gli scheletri nell'armadio di una ricca città di provincia, ci trafigge il cervello con un'ultima immagine nel finale che ci rivela tutta la forza del teatro di Kantor.

Cinzia Viscomi

Ultima modifica il Lunedì, 05 Maggio 2014 20:44

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