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I DUE PAPI - regia Giancarlo Nicoletti

Mariano Rigillo e Giorgio Colangeli ne "I due Papi", regia Giancarlo Nicoletti. Foto Luigi Cerati Mariano Rigillo e Giorgio Colangeli ne "I due Papi", regia Giancarlo Nicoletti. Foto Luigi Cerati

di Anthony McCarten
Traduzione Edoaordo Erba
Regia: Giancarlo Nicoletti
Interpreti: Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo
con la partecipazione di Anna Teresa Rossini, Ira Fronten e Alessandro Giova
Scene: Alessandro Chiti
Costumi: Vincenzo Napolitano e Alessandra Mené
Produzione I due della città del sole e altra scena
Borgio Verezzi, Piazza S. Agostino: 9, 10 e 11 agosto 2022

www.Sipario.it, 12 agosto 2022

I due papi è basato sull'opera teatrale di Anthony McCarten dal titolo The Pope. Datato 2017, il copione, della durata di due ore è diviso da un intervallo di 20 minuti, ipotizza che nel 2012 Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, che si dimetterà l’anno dopo, e il cardinale Bergoglio, che verrà eletto papa col nome Francesco, non siano poi così diversi. Autore di questo testo necessario per l’attualità e l’interesse è lo sceneggiatore, drammaturgo e produttore cinematografico e giornalista neozelandese, classe 1961 Il film successivo del 2019-20, con l’interpretazione di Anthony Hopkins nella parte di Benedetto, e Jonathan Pryce, in quella di Francesco, gli è valso il premio come migliore sceneggiatura non originale. Il bravo regista Giancarlo Nicoletti leggendo il testo ha scoperto con sorpresa che il film non solo era tratto proprio dal testo teatrale dello stesso autore, ma era sovrapponibile quasi del tutto alla sceneggiatura cinematografica. La pièce è divisa in quadri che presentano dapprima Benedetto XVI, interpretato molto bene da Giorgio Colangeli, e suor Brigitta, resa con bravura da Anna Teresa Rossini. Deluso dalla direzione intrapresa dalla Chiesa nel 2012 il cardinale Bergoglio, reso bene da Mariano Rigillo, chiede al papa di accettare le sue dimissioni. Il papa però, la cui dottrina è opposta alla sua, non le accoglie. Bergoglio dialoga anche con suor Sofia, la cui parte è interpretata dall’attrice venezuelana Ira Fronten. Pur dichiarandosi contrario alle idee riformiste del cardinale argentino il papa gli dice di avere intenzione di rinunciare a breve al soglio pontificio e di auspicare la sue elezione al pontificato. Nel secondo tempo dello spettacolo i due nella cappella Sistina ammirano il Giudizio Universale di Michelangelo. Dal loro incontro/ scontro nasce un’amicizia profonda e un confronto franco e aperto tra tradizione e progresso, senso di colpa e perdono. I due riconoscono le rispettive colpe: il papa tedesco per non avere adeguatamente combattuto la corruzione della Chiesa e il cardinale argentino di essere stato debole verso la dittatura di Videla. Il copione cerca di ricostruire con equilibrio le ragioni che hanno indotto il conservatore Ratzinger ad aprire la strada al cardinale riformatore Bergoglio. In questa vicenda affascinante, avvincente e a tratti ironica due uomini profondamente diversi si confrontano con il loro passato complesso e si interrogano sul futuro della Chiesa. Dal raggiungimento della maggiore età rispettivamente sotto le dittature in Germania e in Argentina, allo scandalo degli abusi sessuali da parte del clero, il drammaturgo parla di una delle istituzioni più potenti del mondo. Al centro c’è una domanda precisa: nei momenti di crisi vanno seguite le regole oppure la coscienza? Nella dialettica classica, devi dotare entrambi i lati dell’argomento con uguale potere. Questo è il modo in cui Anthony McCarten descrive il bilanciamento de I due papi. La versione cinematografica diretta da brasiliano Fernando Meirelles parla di una serie di conversazioni romanzate tra l'allora cardinale Bergoglio e Benedetto XVI, quando quest'ultimo, primo papa dopo Celestino V ad abdicare, convinse Bergoglio a succedergli. McCarten, uno dei principali sceneggiatori di film biografici, uno su Stephen Hawking e l’altro su Freddie Mercury, in questo testo parla del potere, e di come a volte sia difficile per un solo uomo portare il peso delle responsabilità. Viene affrontato, osserva il regista in una lucida nota di regia, il rapporto tra l’uomo e Dio, dell’etica, delle aporie e degli interrogativi di ogni giorno delle contemporaneità che corre, lasciando il dubbio se sia giusto sposare i tempi o ammettere l’esistenza di un che di immutabile ed eterno, al di là dei vari credo”. Con  I due Papi  McCarten crea due protagonisti che hanno visioni del mondo contrastanti.  Francesco rappresenta un punto di vista progressista e modernizzante, mentre Benedetto difende il conservatorismo radicato da millenni nella Chiesa. Abbiamo pertanto lo scontro tra un papa teologo e uno pastore. “C'è qualcosa da dire per le strutture monolitiche immutabili, perché per gran parte della Chiesa guardano a verità immutabili”.  L’autore nello spettacolo intitolato  The Pope, il cui debutto è avvenuto in Inghilterra nel giugno 2017, parla di come l’uomo possa essere grande e piccolo al tempo stesso, “di come il dubbio e la difficoltà del vivere siano uguali a ogni latitudine e in qualsiasi posizione sociale”.  La pièce nelle discussioni di apertura dei due protagonisti, si limita ad alcuni accenni al celibato dei preti e agli abusi sui minori. Il drammaturgo dice che “voleva esplorare il grado in cui questi uomini sono imperfetti”.  Come in altri lavori di McCarten, dopo ogni momento di solennità ce n’è uno di divertimento. Nello spettacolo Benedetto, amante della musica classica, beve una bevanda gassata al gusto di frutta. Francesco ricorda con nostalgia i suoi amori giovanili e la passione per il tango e il calcio. Lo spettacolo è un documento importante in termini di apertura del dibattito in atto all'interno della Chiesa. Il regista Nicoletti dirige con maestria una pièce di grande forza emotiva che ha come protagonisti due grandi attori affiancati da brave attrici e in brevi momenti da Alessandro Giova nella parte dell’assistente del papa. Lo spettacolo, al quale gioverebbe qualche alleggerimento qua e là, si avvale dell’efficace traduzione di Erba, delle suggestive scenografie di Chiti e dei bei costumi di Napolitano e della Mené.
Prima della rappresentazione viene consegnato all’attore e regista Juri Ferrini il premio Mulino Fenicio per lo spettacolo Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare quale riconoscimento “alla scenografia più geniale del Festival, che si collochi tra tradizione e innovazione”.

Roberto Trovato

Ultima modifica il Venerdì, 12 Agosto 2022 22:24

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